SIMON TOYNE.
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LA PREDESTINATA.
Parte 1.
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HarperCollins Italia, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Nellantica Ruin, in Turchia, la giornalista americana Liv Adamsen giace in un letto dospedale e fissa pareti vuote come la sua memoria. Liv sa di essere entrata nella monumentale Cittadella nel cuore di Ruin, ma non riesce a ricordare altro. Buio totale. Qualcosa di strano le si agita dentro, sussurrandole che lei  predestinata a essere la chiave. Ma di che cosa?
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Per colui che chiamano lo Spirito, un mercenario che opera nel deserto siriano, Liv potrebbe essere la chiave per svelare uno dei pi importanti segreti dellumanit. Per la confraternita di monaci arroccati nella Cittadella, ora afflitta da una terribile epidemia, il suo ritorno  lunica possibilit di sopravvivenza. E per una potente fazione a Roma lei rappresenta una grave minaccia per il futuro stesso della Chiesa cattolica.
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Braccata di continente in continente e involontariamente coinvolta in eventi che sfidano ogni logica, Liv si rivolge allunica persona di cui ancora si fida: Gabriel Mann. Lui lha introdotta ai misteri di Ruin, l dove tutto  cominciato. Insieme, iniziano una nuova, pericolosissima avventura, e una ancor pi pericolosa ricerca. Che li condurr a una scoperta sconcertante, ma anche a una drammatica separazione.
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Questo  il secondo libro della trilogia composta da: Sanctus. La predestinata. La torre di Ruin.
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Lautore.
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Simon Toyne, inglese, ha lavorato per ventanni come sceneggiatore e regista per cinema e televisione. Nel 2007 prende una decisione coraggiosa: lascia il lavoro per trasferirsi in Francia e realizzare il suo sogno, scrivere un romanzo. Ora, grazie al successo straordinario di Sanctus, il suo debutto, tradotto in 27 lingue e pubblicato in 40 Paesi, fa lo scrittore a tempo pieno.
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A Roxy: potrai leggerlo quando avrai undici anni.
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PARTE PRIMA.
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Venne allimprovviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso... e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue...
Atti degli Apostoli, 2,2,4.
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CAPITOLO 1.
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Al-Hillah, governatorato di Babil, Iraq centrale.
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IL guerriero del deserto guard attraverso la finestra resa opaca dalla sabbia, gli occhi nascosti
dietro gli occhiali protettivi, il resto del viso coperto dalla kefiah. Fuori tutto appariva sfuocato: gli
edifici, le macerie, persino la gente.
Osserv un uomo avanzare di l dalla strada trascinando i piedi, la kefiah avvolta intorno alla
testa per difendersi dalla polvere. Non cerano molti passanti in quella zona della citt: il sole di
mezzogiorno era alto nel cielo bianco e la temperatura oltre i cinquanta gradi. E tuttavia dovevano agire rapidamente.
Alle sue spalle, nelle viscere delledificio, si udirono un tonfo sordo e un gemito attutito. Il
guerriero osserv lo sconosciuto in strada per vedere se avesse sentito, ma quello continu a
camminare, tenendosi nella sottile striscia dombra proiettata da un muro crivellato di colpi darma da
fuoco e granate. Rimase a guardarlo finch luomo svan nella foschia creata dalla calura, poi rivolse
lattenzione alla stanza.
Lufficio faceva parte di unautofficina alla periferia della citt. Odorava di benzina, sudore e
sigarette da poco. A una parete era appesa una fotografia incorniciata: luomo ritratto sembrava
guardare con orgoglio le pile di fogli unti e i pezzi di motore che ingombravano qualunque superficie.
La stanza era abbastanza grande da ospitare un tavolo e un paio di sedie, e abbastanza piccola da
permettere al voluminoso condizionatore di mantenere una temperatura sopportabile. Quando
funzionava. E in quel momento non funzionava: il locale infatti era una fornace.
Da mesi in citt cerano continue interruzioni di corrente, uno dei molti prezzi da pagare per la
liberazione. La gente cominciava gi a parlare del regime di Saddam come dei bei vecchi tempi.
Certo, magari qualcuno di tanto in tanto spariva, ma se non altro cera la luce. Il guerriero si
meravigliava della rapidit con cui avevano dimenticato: lui invece non aveva scordato niente. Era
stato un fuorilegge ai tempi di Saddam e lo era ancora adesso, sotto lattuale occupazione.
Un altro grugnito di dolore lo riport di colpo al presente. Si mise a svuotare cassetti, ad aprire
armadi, sperando di trovare in fretta la pietra che cercava e poi svanire nel deserto prima che la ronda
ripassasse. Ma evidentemente il proprietario ne conosceva il valore: l della pietra non cera traccia.
Stacc la fotografia dalla parete. Un folto paio di baffi alla Saddam su un volto pingue e
anonimo; la tunica bianca era tesa sul ventre delluomo, abbracciato a due ragazze giovani dal sorriso
timido che purtroppo avevano ereditato i suoi tratti. Tutti e tre si appoggiavano al fuoristrada bianco
che adesso era posteggiato nel cortile antistante lautofficina. Il guerriero lo esamin, ud il ticchettio
leggero del motore che si raffreddava, scorse il tremolio dellaria calda sopra il cofano, e un piccolo ma
evidente cerchio al centro del parabrezza oscurato, in basso. Sorrise e si avvicin, la fotografia ancora in mano.
Lofficina occupava quasi tutta la parte posteriore delledificio, era pi buia dellufficio e
altrettanto calda. Al soffitto erano attaccati inutili tubi al neon e nellangolo cera un ventilatore,
immobile e silenzioso. Da un paio di finestrelle alte entrava uno squarcio di sole vivido, proiettato su
un motore appeso a catene apparentemente troppo sottili per reggerlo. Sotto il motore, legato al banco
da lavoro con del filo spinato, il grassone della fotografia cercava disperatamente di respirare. Era a
torso nudo, e lenorme ventre villoso si alzava e si abbassava al ritmo di ogni faticoso respiro. Aveva il
naso insanguinato e rotto, e un occhio gonfio e chiuso. Rivoli rosso scuro stillavano dai punti in cui il
filo spinato gli lacerava la pelle lucida di sudore.
Un uomo in tuta mimetica impolverata stava in piedi sopra di lui, con il volto coperto da occhiali e kefiah.
Dov? domand, alzando lentamente una leva di ferro gi sporca di sangue.
Il grassone non rispose, si limit a scuotere la testa, il respiro sempre pi rapido in previsione di
un rinnovato dolore. Muco e sangue gli colavano gorgogliando dal naso fin sui baffi. Strinse lunico
occhio buono, mentre la leva di ferro si sollevava un po di pi.
Proprio allora il guerriero del deserto entr nel locale.
Il volto del grassone si contrasse in attesa di ricevere un altro colpo. Non sentendolo arrivare
riapr locchio buono e vide la seconda figura accanto a s.
Le tue figlie? Il nuovo arrivato sollev la fotografia. Graziose. Credi che loro ci potranno
dire dove il loro babba nasconde le cose?
La voce era come carta vetrata sulla pietra.
Il grassone la riconobbe, e locchio sano gli si riemp di terrore mentre il guerriero del deserto si
toglieva lentamente la kefiah e gli occhiali e si sporgeva verso il fascio di sole; le sue pupille si
ridussero a puntini neri al centro di iridi cos chiare da sembrare quasi grigie. Il grassone not quel
colore particolare e spost lo sguardo sulla cicatrice irregolare tutto intorno al collo delluomo.
Sai chi sono?
Il grassone annu.
Dillo.
Sei Ashabah. Sei... lo Spirito.
E sai perch sono qui?
Il grassone annu di nuovo.
Allora dimmi dov. O preferisci che ti faccia cadere in testa questo motore e poi trascini qui
le tue figlie per scattare unaltra foto insieme?
Un moto di sfida mont nelluomo nel sentir nominare la sua famiglia. Se mi uccidi, non
troverai nulla, disse. N ci che cerchi n le mie figlie. Preferirei morire piuttosto che metterle in
pericolo.
Lo Spirito appoggi la fotografia sul bancone da lavoro e prese dalla tasca il navigatore
satellitare che aveva tolto dal parabrezza del fuoristrada. Premette un tasto e lo mostr alluomo: sul
display cera un elenco delle destinazioni pi recenti e la terza era la parola araba che significa casa.
Lo Spirito la sfior con lunghia e il display visualizz la mappa stradale di una zona residenziale
dallaltra parte della citt.
Il volto del grassone perse allistante la sua aria combattiva. Prese fiato e poi, con la voce pi
ferma che gli riusc di trovare, disse allo Spirito ci che voleva sapere.
Il fuoristrada sobbalzava sul terreno sconnesso lungo uno dei numerosi canali che
attraversavano in ogni direzione il paesaggio a est di Al-Hillah. Il territorio era uno strano misto di
nudo deserto e macchie di fitta vegetazione tropicale, noto con il nome di Mezzaluna Fertile e
appartenente allantica Mesopotamia, la terra tra due fiumi. Proprio di fronte a loro, una striscia di
prato lussureggiante e palme da dattero segnalava la riva di uno dei fiumi, il Tigri, mentre lEufrate era
alle loro spalle. Allinterno di quegli antichi confini, lumanit aveva inventato la scrittura, lalgebra e
la ruota, e molti ritenevano che l si trovasse originariamente il giardino dellEden, anche se nessuno
laveva mai individuato. L era nato Abramo, padre delle tre grandi religioni: islam, ebraismo,
cristianesimo. Anche lo Spirito aveva iniziato l la sua esistenza, generato dalla terra che ora serviva
quale figlio fedele.
Lauto super un gruppetto di palme e sobbalzando prosegu nel deserto color gesso, cotto dal
sole implacabile tanto da sembrare cemento. Il grassone grugniva per le fitte di dolore che gli
dilaniavano le carni livide. Lo Spirito lo ignor, e fiss lo sguardo attraverso il parabrezza su un
cumulo di detriti avvolto dalla foschia che pian piano cominciava a prendere forma. Era troppo presto
per dire che cosa fosse, o quanto fosse vicino: il calore estremo del deserto giocava strani scherzi con il
tempo e la distanza. Guardando lorizzonte sbiadito gli pareva di vedere una scena della Bibbia, con la
stessa terra accidentata, lo stesso cielo di pergamena, lo stesso chiarore di luna che vi si dissolveva.
Il miraggio cominci ad assumere una forma pi definita man mano che si avvicinavano. Era
molto pi grande di quanto lui avesse creduto allinizio: una struttura squadrata, opera delluomo, a due
piani, probabilmente un caravanserraglio abbandonato, un tempo destinato alle carovane di cammelli
che attraversavano quelle terre antiche. I mattoni piatti di argilla, cotti un migliaio di anni prima sotto
quello stesso sole, ora si sgretolavano tornando alla polvere da cui avevano avuto origine.
Polvere sei, pens lo Spirito osservando la scena, e polvere ritornerai.
Avvicinandosi, videro i segni delle esplosioni che punteggiavano i muri esterni. Erano danni
recenti, tracce di uninsurrezione o forse di esercitazioni delle truppe inglesi o americane. Lo Spirito
sent la mascella serrarsi per la rabbia, e si domand se agli invasori sarebbe piaciuto vedere degli
iracheni armati di bombe distruggere Stonehenge o il monte Rushmore.
L, fermati l. Il grassone indic un piccolo tumulo di pietre a poche centinaia di metri dal
corpo principale delle rovine.
Lautista sterz in quella direzione e fren bruscamente. Lo Spirito scrut lorizzonte, scorse il
tremolio dellaria che si sollevava dalla terra rovente, il delicato movimento delle fronde di palma, e in
lontananza una nuvola di polvere, forse una colonna militare in viaggio, ma troppo distante per
doversene preoccupare in quel momento. Apr lo sportello e si rivolse allostaggio.
Fammi vedere, sussurr.
Il grassone avanz barcollando sul terreno riarso, mentre lo Spirito e lautista seguivano
esattamente le sue orme per evitare di saltare su eventuali mine. A tre metri dal tumulo, il grassone si
ferm e indic a terra. Lo Spirito segu la linea disegnata dal suo braccio teso e not una lieve
depressione del suolo. Trappole esplosive?
Il grassone lo guard come se avesse insultato la sua famiglia. Ovviamente, rispose, tendendo
la mano per farsi dare le chiavi del fuoristrada, quindi punt il telecomando verso terra. Sotto di loro
risuon lo scatto attutito di un blocco che si disattivava, poi luomo si inginocchi e scost vari strati di
sabbia, scoprendo un chiavistello fermato da un lucchetto, avvolto in una busta di plastica. Lo apr con
una chiavetta e poi spalanc la botola quadrata.
La luce del sole inond il bunker. Il grassone si cal gi per una scala a pioli che sprofondava
ripida nelloscurit. Lo Spirito lo osserv scendere tenendolo per tutto il tempo nel mirino della pistola,
finch laltro alz gli occhi, socchiudendo quello buono nella luce intensa. Prendo una torcia, disse,
allungando una mano nel buio.
Lo Spirito non rispose, si limit a irrigidire il dito sul grilletto, nel caso la mano del grassone
ricomparisse stringendo qualcosaltro. Un cono di luce squarci loscurit, accompagnato da un leggero
scatto, e illumin il viso del proprietario dellautofficina.
Lautista scese per secondo, mentre lo Spirito dava un ultimo sguardo intorno abbracciando
lorizzonte. La nuvola di polvere adesso era pi distante, diretta a nord verso Baghdad. Non cera altro
segno di vita. Soddisfatto nel constatare che erano completamente soli, si cal nel sottosuolo.
La caverna era stata ricavata nella roccia da mani antiche, e si estendeva per parecchi metri in
ogni direzione. Lungo le pareti erano disposte scaffalature in stile militare, coperte da spessi teli di
polietilene per proteggere il contenuto dalla polvere. Lo Spirito allung la mano e ne scost uno: lo
scaffale era pieno di armi ordinatamente accatastate, perlopi fucili dassalto AK-47 gi usati in
battaglia. Pi in basso cerano file di lattine con scritte in cinese, russo e arabo, ciascuna piena di
munizioni calibro 7.62.
Lo Spirito and di scaffale in scaffale, scostando ogni telo e scoprendo altre armi, proiettili per
artiglieria pesante, pile di mazzette di dollari simili a mattoni, sacchetti di foglie essiccate e polvere
bianca, e infine - in fondo alla caverna, su uno scaffale isolato - quello che cercava.
Tir verso di s il fagotto di tela, sentendo il peso delloggetto che conteneva, e poi lo svolse
rispettosamente, con la stessa cura con cui avrebbe tolto le bende a un corpo ustionato. Dentro il
fagotto cera una tavoletta di pietra. La orient verso la luce, rivelando leggeri segni sulla superficie.
Ne segu il profilo con il dito: una T rovesciata.
Lautista si volt a dare unocchiata, la pistola ancora puntata sullostaggio, lo sguardo attratto
dalloggetto sacro. Cosa dice?
Lo Spirito ricopr la tavoletta con la tela.  scritta nella lingua perduta degli di, rispose,
stringendo a s il fagotto come fosse un neonato. Non spetta a noi leggerla, solo tenerla al sicuro. Si
avvicin al grassone e guard torvo il suo volto tumefatto, gli occhi chiari velati da una luce innaturale
nella penombra. Questa appartiene alla terra. Non deve stare abbandonata su uno scaffale insieme con
quella roba. Dove lhai presa?
Me lha data un pastore in cambio di un paio di fucili e qualche munizione.
Dimmi come si chiama e dove posso trovarlo.
Era un beduino, non so come si chiama. Stavo facendo affari su a Ramadi, e lui laveva portata
per venderla, insieme con altra robaccia. Ha detto di averla trovata nel deserto. Forse  vero, o forse
lha rubata. Io comunque glielho pagata bene. Alz locchio buono. E adesso tu me la porterai via.
Lo Spirito soppes quelle informazioni. Ramadi si trovava a mezza giornata di viaggio, verso
nord. Uno dei principali centri di resistenza durante linvasione e loccupazione, la citt era stata ridotta
in macerie da bombe e colpi di cannone, e adesso vi aleggiava un senso di dannazione. Vi si trovava
anche uno dei palazzi di Saddam, completamente saccheggiato dagli sciacalli: era facile che la reliquia
arrivasse da l. Il defunto presidente era stato un ladro astuto, e aveva fatto man bassa dei tesori del
Paese. Quando lhai comprata?
Circa dieci giorni fa, al mercato che si tiene una volta al mese.
Ormai il beduino poteva essere ovunque, a vagare con le sue pecore nel deserto. Lo Spirito
sollev il fagotto per mostrarlo al grassone. Se ti capitasse di trovare per caso qualcosaltro del genere,
conservalo e fammelo sapere. Cos diventerai mio amico, capito? Sai, potrei tornarti molto utile come
amico, e non ti conviene avermi come nemico.
Luomo annu.
Lo Spirito lo fiss ancora per un momento, poi si rimise gli occhiali protettivi.
E tutta laltra roba? domand lautista.
Lascia perdere. Non c ragione di togliere a questuomo i mezzi per vivere. Raggiunse la
scala a pioli e inizi a salire verso la luce del giorno.
Aspetta!
Il grassone gli rivolse uno sguardo confuso, stupefatto da quellinatteso gesto di carit.
Il pastore beduino indossa un berretto rosso con lo stemma di una squadra di calcio. Per
scherzo gli ho proposto di vendermelo, e lui si  offeso. Ha detto che era la cosa pi preziosa che
possedeva.
Di quale squadra?
Manchester United, i Red Devils.
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CAPITOLO 2.
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Citt del Vaticano.
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IL cardinale segretario di Stato Clementi aspir profondamente il fumo della sigaretta per
placare lansia e, come un dio grassoccio che osserva sconsolato la sua creazione, abbass gli occhi sui
turisti che affollavano piazza San Pietro. Molti gruppetti di persone stavano proprio sotto di lui, e
guardavano alternativamente le guide turistiche e la finestra a cui era affacciato. Era sicuro che non
potessero vederlo, labito talare nero che avvolgeva le sue forme abbondanti gli consentiva di
confondersi nellombra. E comunque non era lui che cercavano. Aspir unaltra lunga boccata di fumo
e li osserv mentre, accorgendosi dellerrore, spostavano lo sguardo sulla finestra chiusa degli
appartamenti papali, alla sua sinistra. Nelledificio era vietato fumare ma, in quanto segretario di Stato,
Clementi riteneva che quella particolare indulgenza verso il suo ufficio non fosse un oltraggioso abuso
di potere. Di solito si limitava a un paio di sigarette al giorno, ma oggi era diverso: ne aveva gi fumate
cinque, e non era ancora ora di pranzo.
Aspir unultima boccata di nicotina, spense la sigaretta nel posacenere di marmo appoggiato
sul davanzale, poi si volt per affrontare la pessima notizia che dispiegava sulla sua scrivania come una
chiazza di olio. Secondo il suo desiderio, i giornali del mattino erano stati disposti come le nazioni su
un planisfero: i quotidiani americani a sinistra, quelli russi e australiani a destra, e gli europei al centro.
Di solito i titoli delle prime pagine erano tutti differenti, a testimonianza delle ossessioni nazionali per
le celebrit locali o gli scandali politici.
Ma quel giorno erano tutti uguali, come ormai da pi di una settimana, e tutti accompagnati
dalla stessa immagine: loscura fortezza chiamata Cittadella, una montagna simile alla lama di un
pugnale, situata nel cuore dellantica citt turca di Ruin.
Ruin era una stranezza della Chiesa moderna, un antico centro di potere diventato poi, come
Lourdes e Santiago de Compostela, uno dei santuari pi popolari della Chiesa cattolica. Creata
dalluomo allinterno di una montagna alta e stretta, la Cittadella era la pi antica struttura abitata del
mondo, e il centro originario del cattolicesimo. La prima Bibbia era stata scritta tra le sue misteriose
mura, ed era convinzione diffusa che l si conservassero ancora i pi importanti segreti della Chiesa
delle origini. Gran parte del mistero da cui il luogo era avvolto derivava dalla tradizionale e severa
regola del silenzio. A parte i monaci e i preti che ci vivevano, nessuno poteva mettere piede in quella
che per tutti era semplicemente la Montagna, e chiunque lo facesse non poteva pi uscirne. La
manutenzione della Montagna, parzialmente scolpita e scavata, con bastioni e finestre strette,
competeva esclusivamente a chi vi abitava, e nel corso del tempo la Cittadella aveva assunto
quellaspetto sgangherato e incompiuto a cui la citt doveva il nome Ruin, ovvero rovina. Ma al di l
delle apparenze non era affatto una rovina. Era e restava lunica fortezza della storia rimasta inviolata,
lunica che custodisse ancora i suoi antichi tesori e segreti.
Poi, poco pi di una settimana prima, un monaco si era arrampicato in cima alla Montagna.
Mentre le telecamere della televisione filmavano ogni sua singola mossa, aveva disposto le braccia a
formare la lettera Tau - simbolo del Sacramento, il pi importante segreto della Cittadella - e si era
buttato gi.
In seguito alla morte violenta del monaco si era scatenato a livello globale un moto
antiecclesiastico, culminato in un attacco diretto alla Cittadella. Una serie di esplosioni aveva lacerato
la notte turca, rivelando limbocco di un tunnel che conduceva alla base della fortezza, e per la prima
volta nella storia qualcuno era uscito dalla Montagna: dieci monaci e tre laici, tutti feriti pi o meno
gravemente. E da quel giorno in pratica la stampa non parlava daltro.
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ULTIME NOTIZIE SUI SOPRAVVISSUTI DELLA CITTADELLA.
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Hanno scoperto il segreto del Sacramento?
Era la domanda che tutti i giornali continuavano a porsi, usando lesplosione come pretesto per
far riemergere le antiche leggende sul luogo e i suoi pi famigerati segreti. La vera ragione per cui la
base del potere era stata trasferita a Roma nel quarto secolo era allontanare la Chiesa dal suo passato
segreto: da allora, Ruin aveva badato ai fatti propri, preoccupandosi solo di tenere tutto in ordine. Fino a quel momento.
Clementi prese un altro giornale, un tabloid inglese che raffigurava un calice scintillante
sospeso sulla Cittadella, con il titolo:
LA CHIESA SULLA STRADA DELLA ROVINA. Sta per essere svelato il Sacro Graal dei segreti?
Altri giornali si concentravano sugli aspetti pi morbosi e sensazionali della storia. Delle tredici
persone uscite dal ventre della Montagna, solo cinque erano sopravvissute, le altre erano morte in
seguito alle ferite. Le immagini si sprecavano: scatti rubati da sopra le teste dei paramedici che
trasportavano i monaci in barella alle ambulanze, con i flash che mettevano in risalto il verde delle
tonache e il rosso del sangue stillato dalle ferite rituali sui corpi.
Quella faccenda era un disastro per le pubbliche relazioni, e dava della Chiesa limmagine di un
culto medievale folle ed enigmatico: sarebbe gi stato grave di per s, ma in quel momento era una vera
calamit, visto che Clementi aveva un sacco di altre cose per la mente e aveva bisogno che la
Montagna custodisse i suoi segreti con la massima cura.
Si sedette alla scrivania, sentendo tutto il peso delle responsabilit di cui lui solo doveva farsi
carico. In qualit di cardinale segretario di Stato era di fatto il primo ministro, e aveva ampio margine
di azione riguardo agli interessi della Chiesa, sia a livello locale sia internazionale. Di norma, sarebbe
stato il consiglio esecutivo della Cittadella a gestire la faccenda di Ruin: come il Vaticano, era uno
Stato autonomo con poteri propri. Ma dopo lesplosione il cardinale non aveva pi avuto notizie dalla
Montagna, nemmeno una parola, ed era questo silenzio, pi che il clamore sollevato dalla stampa
mondiale, a inquietarlo di pi. Significava che lattuale crisi di Ruin era pi che mai affare suo.
Allungandosi sopra i quotidiani, Clementi batt sulla tastiera. La casella di posta elettronica
traboccava di e-mail di ordinaria amministrazione, ma lui ignor tutto e clicc invece su una cartella
privata chiamata RUIN. Gli fu chiesta la password, che lui digit con attenzione, ben sapendo che un
solo errore avrebbe mandato in blocco il computer e ci sarebbe voluta almeno una giornata di lavoro
del tecnico. Comparve licona di una clessidra mentre il server processava il complesso software di
cifratura, poi si apr unaltra casella di posta elettronica. Era vuota: ancora nessuna notizia. Clementi
apr un nuovo messaggio e, senza mettere alcun oggetto, scrisse soltanto: Novit?
Premette INVIO e guard il messaggio che scompariva dal monitor; poi, in attesa di una
risposta, radun in una pila ordinata tutti i giornali e sbrig un po di corrispondenza.
Appena lesplosione aveva squassato la Cittadella, Clementi aveva mobilitato diversi agenti
della Chiesa per tenere sotto controllo la situazione. Si era servito delle risorse della Cittadella per non
coinvolgere Roma, nella speranza che il consiglio esecutivo di Ruin tornasse presto operativo e si
incaricasse di risolvere la questione. Per la sua disciplinata mentalit politica si trattava semplicemente
di imbracciare le armi per far fronte a unimminente minaccia. Non avrebbe mai immaginato di
doversene occupare personalmente.
Dalla piazza gli arrivava il chiacchiericcio dei turisti, ammirati dalla maestosit e dalla
meraviglia degli edifici sacri, inconsapevoli di che cosa bollisse in pentola. Un suono simile al tintinnio
di un coltello contro un bicchiere annunci larrivo di un messaggio.
Ancora niente. Gira voce che un altro monaco stia per morire, il nono. Che cosa volete che
faccia con gli altri?
Clementi indugi con le mani sopra la tastiera, pronto a digitare una risposta. Forse la
situazione si stava risolvendo da s. Se un altro monaco fosse morto, sarebbero rimasti solo quattro
sopravvissuti... ma tre di loro erano laici, non vincolati al silenzio e allubbidienza verso la madre
Chiesa. Erano loro la minaccia peggiore.
Lo sguardo di Clementi si spost furtivo sulla pila di giornali in un angolo della scrivania, e
vide le fotografie stampate osservarlo di rimando: due donne e un uomo. Di norma la Cittadella se ne
sarebbe occupata con rapidit e decisione, perch costituivano una minaccia allantico segreto custodito
dalla Montagna. Ma Clementi era un ecclesiastico romano, pi un politico che un prete, una figura
ormai lontanissima dalle incombenze dellazione diretta. A differenza del Prelato di Ruin, non era
abituato a firmare condanne a morte.
Si alz dalla scrivania e torn lentamente alla finestra, prendendo le distanze da quella decisione.
Nel corso della settimana passata erano stati avvistati segni di vita dentro la Montagna: luci di
candele dietro una delle alte finestre, fumo dai comignoli. Prima o poi avrebbero dovuto spezzare il
silenzio, confrontarsi con il mondo e risolvere quel casino. Fino ad allora Clementi avrebbe dovuto
pazientare: non si sarebbe sporcato le mani e si sarebbe concentrato sul futuro della Chiesa e sui reali
pericoli che la minacciavano, pericoli che non avevano niente a che fare con Ruin o con i segreti del passato.
Prese il pacchetto di sigarette appoggiato sul davanzale, preparandosi a siglare la decisione con
la sesta sigaretta della giornata, quando dal corridoio giunse un rumore di suole di cuoio sul marmo.
Qualcuno veniva nella sua direzione, decisamente troppo in fretta perch si trattasse di questioni di
routine. Dopo aver bussato bruscamente alla porta, il vescovo Schneider si affacci, i lineamenti tirati.
Che cosa c? La domanda di Clementi trad lirritazione, pi di quanto lui avrebbe voluto.
Schneider era il suo segretario personale nonch uno dei vescovi di carriera che, come lucertole
sullorlo di un vulcano, riuscivano a vivere pericolosamente vicino al calor bianco del potere senza
nemmeno scottarsi. Nonostante lindubbia efficienza del suo sottoposto, Clementi non ne era
entusiasta. Ma quel giorno Schneider mancava della sua lucida patina di perfezione.
Sono qui, annunci.
Chi?
Non ci fu bisogno di risposta. Lespressione del vescovo era eloquente.
Clementi prese le sigarette e se le infil in tasca. Sapeva che probabilmente le avrebbe fumate
tutte nel giro di poche ore.
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CAPITOLO 3.
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Ruin, Turchia meridionale.
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LE gocce di pioggia scendevano dal cielo piatto e grigio, pigre come logori fantasmi,
mulinando nellintercettare il debole calore del giorno morente. Cadevano da nubi che si erano formate
sopra i monti Taurus accumulando umidit dallaria mentre scivolavano verso est oltre il ghiacciaio e
verso le pendici delle colline su cui sorgeva lantica citt di Ruin, contornata di rupi irregolari. Il picco
aguzzo della Cittadella, che si innalzava dal centro della citt, graffiava il ventre delle nubi, dalle quali
si riversava la pioggia che stendeva un velo lucido sul fianco della Montagna e scendeva a cascata fino
a terra, nel fossato in secca.
Nella citt vecchia i turisti salivano faticosamente le strette viuzze verso la fortezza, scivolando
sul selciato, imbacuccati nelle mantelline impermeabili rosse, simili alle tonache dei monaci. Alcuni
erano semplicemente in gita turistica, e stavano depennando la Cittadella dalla lunga lista di
monumenti da vedere, ma altri intraprendevano il viaggio per ragioni pi tradizionali; si trattava di
pellegrini venuti a offrire preghiere e oboli in cambio di pace per la mente e quiete per lanima.
Nellultima settimana ne erano arrivati molti pi del solito, spinti dai fatti recentemente accaduti e dalla
successiva strana serie di disastri naturali: la terra che tremava in Paesi tradizionalmente a scarso
rischio sismico, ondate di marea che colpivano zone prive di opportune barriere protettive, il clima al
contempo imprevedibile e anomalo per la stagione, proprio come la fitta pioggia fredda che ora cadeva
nella tarda primavera turca.
Proseguirono il cammino verso lalto, salendo nella nebbia per poi trovarsi davanti non la
solenne vista della Cittadella bens le sagome indistinte di altri turisti delusi, che fissavano il punto in
cui doveva trovarsi la Montagna. Vagarono incerti nella foschia, superando il tumulo di fiori appassiti
l dove il monaco era morto, diretti a un muretto che delimitava il confine dellampio terrapieno e la
fine del loro viaggio.
Oltre il muretto lerba alta ondeggiava piano nel fossato dove un tempo scorreva lacqua, e l,
appena visibile come una parete di oscurit che si ergeva al limitare della foschia, cera la base della
Montagna. Aveva limponenza monumentale e inquietante di unenorme nave che in un banco di
nebbia incombe su una minuscola barchetta a remi. La maggior parte dei turisti se ne allontanava in
fretta, arrancando nella caligine luminosa, per trovare riparo nei negozietti di souvenir e nei bar
allineati lungo il lato opposto del terrapieno. Ma alcuni, pi pazienti, rimanevano in piedi accanto al
muretto, a offrire le preghiere che avevano portato con s: preghiere per la Chiesa, per la cupa
Montagna e per gli uomini silenziosi che vi avevano sempre abitato.
Dentro la Cittadella, tutto era silenzioso.
Nessuno percorreva le gallerie. Nessuno lavorava. Le cucine erano deserte e cos pure il
giardino che fioriva rigoglioso nel cratere al centro della Montagna. Mucchi ordinati di pietrisco e
sostegni di legno indicavano i punti in cui le gallerie erano state riparate, ma chi aveva eseguito i lavori
adesso se nera andato. La camera di sicurezza che conduceva alla grande biblioteca era ancora chiusa,
cos comera stata dal momento in cui lesplosione aveva fatto saltare la corrente e limpianto di
climatizzazione, oltre al sistema dallarme. Correva voce che presto sarebbe stata riaperta, anche se
nessuno sapeva quando.
Altrove si notavano i segni che la Montagna stava tornando alla normalit. Lelettricit era
tornata quasi ovunque, e in ogni dormitorio erano state affisse le liste dei turni di studio e di preghiera.
Ma soprattutto era stata organizzata una messa di requiem, per concedere finalmente leterno riposo ai
corpi del Prelato e dellabate la cui scomparsa aveva decapitato le gerarchie della Montagna,
precipitandola in un caos senza precedenti. Ora tutti gli uomini della Cittadella erano diretti l, un
corteo lento che procedeva in solenne silenzio per porgere lultimo saluto.
O quasi tutti.
Nella parte pi alta della Montagna, larea riservata a cui potevano accedere solo i Sancti - i
custodi del Sacramento, dalle caratteristiche tonache verdi - quattro monaci si avvicinarono alla cima
della scala proibita.
Anche loro camminavano in silenzio, trascinandosi pesantemente su per i gradini bui, oppressi
dal peso della grave violazione che stavano commettendo. Lantica legge a cui erano vincolati era
chiarissima: chiunque si fosse avventurato l senza permesso sarebbe stato giustiziato, come monito per
chi cercasse di scoprire il grande segreto della Montagna senza esservi ammesso. Ma quelli non erano
tempi normali, e loro non erano monaci normali.
A fare strada era fratello Axel, i capelli e la barba color rame ispidi come le setole di una
spazzola e perfettamente intonati con la tonaca rossa riservata alle guardie. Alle sue spalle veniva la
figura ammantata di nero di padre Malachi, capobibliotecario, la schiena curva e gli occhiali spessi,
eredit di decenni trascorsi chino sui libri nelle grandiose caverne della biblioteca. Quindi cera padre
Thomas, autore delle tantissime migliorie tecnologiche effettuate nella biblioteca, con indosso labito
nero da prete. E infine Athanasius, con la semplice tonaca marrone dei ranghi inferiori, la testa e il
volto glabri, i soli tra i confratelli della Cittadella, tutti uniformemente barbuti. Ognuno di loro era il
capo della propria specifica corporazione, a parte Athanasius che fungeva solo da sostituto in assenza
di un abate. Insieme avevano amministrato la Montagna da quando lesplosione aveva decimato llite
di governo, e insieme avevano preso la decisione di scoprire il grande segreto di cui adesso erano i custodi.
Arrivarono in cima alle scale e si raccolsero nelloscurit di una piccola caverna dal soffitto a
volta, mentre le torce illuminavano le pareti rozzamente scavate e le numerose gallerie che si
dipartivano in ogni direzione.
Da che parte? La voce di fratello Axel sembrava troppo forte negli angusti confini della
stanza. Aveva fatto strada agli altri per la maggior parte del cammino, salendo le scale come se non
avesse fatto altro nella vita, ma adesso pareva esitare come tutti.
Di norma scoprire che cosa cera nella cappella del Sacramento rappresentava il culmine della
vita di un monaco, una cosa che poteva accadere solo a chi veniva scelto per entrare nel rango pi alto
dei Sancti. Ma loro si trovavano l senza essere stati invitati da nessuno, e il terrore, profondamente
radicato in ciascuno, di svelare la sapienza proibita era tanto spaventoso quanto inebriante.
Axel si fece avanti, reggendo la torcia. Nelle pareti di roccia erano scavate delle nicchie, con
colate di cera solidificata l dove un tempo ardevano le candele. Il monaco tese la torcia davanti
allentrata di ogni galleria, poi indic quella centrale. Qui c pi cera.  stata usata pi delle altre: la
cappella devessere da questa parte.
Procedette senza aspettare che gli altri concordassero o confermassero, chinandosi per entrare
nella bassa galleria. Il gruppo lo segu, con Athanasius a chiudere malvolentieri la fila. Sapeva che
Axel aveva ragione. Aveva calpestato quel pavimento proibito solo pochi giorni prima, e aveva visto
gli orrori custoditi nella cappella. Dovette farsi forza al pensiero di rivederli ancora.
Il gruppo prosegu lungo la galleria. La luce delle torce ora svelava rozzi disegni alle pareti,
immagini crude di donne sottoposte a varie torture. Pi avanzavano, pi le immagini sbiadivano, finch
svanirono del tutto e la galleria si apr in una pi vasta anticamera.
Si strinsero luno allaltro, tenendosi istintivamente vicini mentre le torce esploravano
loscurit. Su una parete cera un piccolo caminetto incassato, simile alla forgia di un fabbro: era nero
di sporco e spandeva cenere, nonostante non vi ardesse alcun fuoco. Di fronte si trovavano tre mole
montate su robusti telai di legno con i pedali per farle girare. Pi oltre, sulla parete in fondo, una grande
pietra circolare con la lettera Tau incisa al centro era stata fatta rotolare di lato, svelando una porta ad arco.
La cappella del Sacramento, disse Axel, fissando loscurit oltre la porta. Per un momento
rimasero tutti immobili, tesi e nervosi come se si aspettassero che una bestia uscisse dal buio
avventandosi su di loro. Fu Axel a muoversi per spezzare il sortilegio, reggendo la torcia davanti a s
come un talismano contro qualunque cosa potesse attenderli. La luce scacci il buio oltre la porta,
rivelando dapprima altre candele consumate e ridotte in pozze di cera fredda, e poi una parete che
curvava verso sinistra, dove si apriva la cappella. Infine videro a che cosa servissero le mole.
Le pareti erano coperte di lame.
Asce, mannaie, spade, pugnali... tutti appesi alle pareti dal pavimento fino al soffitto.
Riflettevano la luce delle torce, scintillando come stelle e rimandando la luce allinterno della cappella,
dove una forma emerse nel buio, alta pi o meno come un uomo e familiare a ciascuno dei presenti
quanto il loro stesso viso. Era il Tau, il simbolo del Sacramento, ora trasformato al loro cospetto nel Sacramento stesso.
Allinizio pareva oscurit fattasi solida, ma quando Axel avanz la luce si riflett sulla sua
superficie opaca, mostrando che il simbolo era costruito con un qualche tipo di metallo fissato da
rivetti. La base era assicurata da graffe al pavimento di pietra, doverano stati scavati dei solchi che si
irradiavano verso i margini della sala e l sfociavano in canaletti pi profondi che scomparivano negli
angoli bui. Una pianta appassita avvolgeva la parte bassa della croce, avvinghiata ai lati con viticci rinsecchiti.
Il gruppo si avvicin, attratto dalla solennit dello strano oggetto, e not che tutta la sezione
frontale della croce era aperta, incardinata allestremit interna del braccio e sostenuta da una catena
appesa al soffitto della caverna.
Il Tau era cavo, e pieno di lunghi aghi.
Che sia questo il Sacramento? chiese padre Malachi, esprimendo ad alta voce ci che anche
gli altri stavano pensando.
Tutti loro erano cresciuti sentendo raccontare leggende su ci che il Sacramento poteva essere:
lalbero della vita del giardino dellEden, il calice da cui Cristo aveva bevuto morendo sulla croce,
forse persino la croce stessa. Ma adesso, l immobile davanti a quel macabro oggetto in una sala piena
di lame affilate, Athanasius percep distintamente la frattura che cominciava ad aprirsi tra la loro fede
incondizionata e ci che avevano di fronte. Proprio quello che aveva sperato accadesse. Proprio quello
che gli serviva accadesse per poter guidare la Cittadella lontano dal suo oscuro passato, verso un futuro
pi luminoso e puro.
Non pu essere questo, rispose Axel. Ci devessere dellaltro; qualcosa in una delle gallerie.
Ma questa  la sala principale, ribatt Athanasius, e qui c il Tau. Si volt verso il
simbolo, distogliendo lo sguardo dal vano interno, alle cui punte acuminate erano impigliati i tetri
ricordi dellultima volta che era stato l.
Sembra che dentro ci sia stato qualcosa, intervenne Malachi, avvicinandosi a osservare con i
suoi occhiali spessi, ma senza i Sancti qui a spiegarci potremmo non arrivare mai a capire di che cosa
si trattasse o che significato avesse.
Gi,  un vero peccato che non siano pi qui nella Montagna, disse Axel piccato,
rivolgendosi ad Athanasius. Sono sicuro che tutti speriamo in un loro imminente ritorno.
Athanasius ignor la provocazione. I Sancti erano stati evacuati su suo ordine, una decisione
presa in buona fede, che non rimpiangeva. Ce la siamo cavata bene insieme, rispose, e dobbiamo
continuare a farlo. Qualunque cosa ci fosse qui, adesso non c pi, ne siamo tutti testimoni: adesso
bisogna andare avanti.
Rimasero l fermi per un momento, a fissare la croce vuota, ognuno perso nei propri pensieri.
Fu Malachi a spezzare il silenzio. Nei testi pi antichi sta scritto che se il Sacramento viene portato
via dalla Cittadella, la Chiesa cadr. Si volt verso il gruppo, la preoccupazione nel suo sguardo
amplificata dalle lenti spesse. Temo che quanto abbiamo scoperto qui non possa essere che un
presagio infausto.
Padre Thomas scosse la testa. Non necessariamente. Lidea che avevamo della Cittadella sar
anche caduta, in senso metaforico, ma non  detto che questo porti alla fine concreta di tutto.
Esatto, continu Athanasius. In origine la Cittadella fu creata per proteggere e custodire il
Sacramento, ma da allora  diventata molto di pi. E solo perch il Sacramento non si trova pi qui,
non significa che la Cittadella debba cessare di prosperare e avere uno scopo. Si pu anche togliere la
ghianda dalla radice di una grande quercia, ma la quercia continuer a crescere rigogliosa. Non
dimenticate che noi prima di tutto serviamo Dio, non la Montagna.
Axel arretr e punt il dito contro Thomas e poi contro Athanasius. C eresia nelle vostre parole.
La nostra stessa presenza qui  eresia. Athanasius indic con un ampio gesto il Tau cavo.
Ma il Sacramento non c pi, e cos pure i Sancti. Non siamo pi vincolati alle antiche regole,
abbiamo la possibilit di scegliercene di nuove secondo cui vivere.
Ma prima dobbiamo designare un nuovo capo.
Athanasius annu. Almeno su questo siamo daccordo.
In quel momento un suono si lev dalle viscere della Montagna ed echeggi nella cappella: il
suono della messa di requiem che stava per iniziare.
Dovremmo riunirci ai nostri confratelli, disse Thomas. E fin quando non avremo una nuova
guida, suggerisco di non fare parola di ci che abbiamo visto: servirebbe solo a scatenare il panico.
Quindi, rivolto a Malachi: Non sei lunico a conoscere gli antichi testi.
Malachi annu, ma i suoi occhi erano ancora colmi di paura. Si volt e diede un ultimo sguardo
al Tau cavo, mentre gli altri si avviavano alle sue spalle. Se il Sacramento viene portato via dalla
Cittadella, la Chiesa cadr. Non la Montagna, mormor, troppo piano perch qualcuno potesse udirlo.
Poi usc rapido dalla cappella, per paura di rimanere l da solo.
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CAPITOLO 4.
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Stanza 406, ospedale Davlat Hastenesi
LIV Adamsen si risvegli di colpo, come un nuotatore rimasto senza fiato che torna a galla
precipitosamente. Ansim in cerca daria, i capelli biondi appiccicati alla pelle pallida e madida di
sudore, gli occhi verdi che saettavano frenetici per la stanza in cerca di qualcosa di reale a cui
aggrapparsi, qualcosa di tangibile che la aiutasse a staccarsi dallorrore dellincubo. Ud un sussurro,
come se l vicino ci fosse qualcuno.
Non cera nessuno.
La stanza era piccola: una porta robusta di fronte al letto di metallo su cui era sdraiata, in un
angolo un vecchio televisore fissato con un braccio al soffitto, ununica finestra incastonata in una
parete verniciata di bianco che andava ingiallendosi e sfogliandosi come per una malattia. La tendina
oscurante era abbassata, ma lintensa luce del giorno proiettava sulla sua superficie liscia lombra netta
delle sbarre. Liv fece un respiro profondo per cercare di calmarsi e colse nellaria lodore della malattia
e del disinfettante.
Allora ricord.
Era in ospedale, anche se non sapeva perch, n come ci fosse finita.
Respir ancora, respiri profondi, lunghi e tranquillizzanti. Il cuore le batteva forte nel petto, il
sussurro le risuonava ancora nelle orecchie, cos forte e reale che dovette imporsi di non guardarsi di
nuovo intorno.
Datti una calmata, si disse.  solo il sangue che ti scorre nelle vene. Qui non c nessuno.
Pareva che lo stesso incubo fosse l ad aspettarla ogni volta che si addormentava, un sogno fatto
di oscurit e bisbigli, in cui il dolore sbocciava come un fiore rosso e una sagoma incombeva,
minacciosa e terrificante: una croce a forma di T. Ma cera dellaltro nelloscurit, qualcosa di enorme
e terribile. Lo sentiva muoversi e percepiva il tremore della terra man mano che si avvicinava, ma
sempre, ogni volta che era sul punto di emergere dal buio e rivelarsi, lei si svegliava in preda al panico.
Rimase sdraiata, respirando a ritmo regolare per calmarsi, e intanto spuntava le voci di una lista
mentale di cose che riusciva a ricordare.
Il mio nome  Liv Adamsen.
Lavoro per il New Jersey Inquirer.
Stavo cercando di scoprire che cos successo a Samuel.
Limmagine di un monaco le apparve allimprovviso nella mente, un monaco in piedi sulla
cima di una montagna oscura, che formava con il corpo il segno di una croce persino mentre si piegava
in avanti e precipitava.
Sono venuta qui per scoprire com morto mio fratello.
Sullonda di quel ricordo, Liv ramment dove si trovava. Era in Turchia, nellantica citt di
Ruin. E il segno che Samuel aveva riprodotto, il Tau, era il simbolo del Sacramento, la stessa forma che
ora tormentava i suoi sogni. Solo che quello non era un sogno, era la realt. Nel lento risvegliarsi della
consapevolezza, Liv realizz di aver visto quella forma da qualche parte nelloscurit della Cittadella:
aveva visto il Sacramento. Si concentr sul ricordo, decisa a dargli maggiore nitidezza, ma continuava
a sfuggirle, come qualcosa che si trovasse ai margini del suo campo visivo, o una parola impigliata
sulla punta della lingua. Tutto ci che ricordava era un senso di insopportabile dolore e di... reclusione.
Guard la porta robusta, stavolta notando la serratura e rammentando il corridoio allesterno. Lo
aveva intravisto mentre medici e infermieri andavano e venivano nel corso degli ultimi giorni.
Quanti giorni? Quattro? Cinque, forse.
Aveva anche visto due sedie appoggiate alla parete e due uomini seduti. Il primo era un
poliziotto, luniforme blu scuro, un distintivo sconosciuto. Anche laltro indossava ununiforme: scarpe
nere, abito nero, camicia nera, una sottile striscia bianca infilata nel colletto. Il pensiero di quelluomo
seduto a pochi metri da lei la riemp di nuovo di terrore. Sapeva abbastanza della sanguinosa storia di
Ruin per rendersi conto del pericolo che correva: se loro sospettavano che aveva visto il Sacramento,
avrebbero cercato di metterla a tacere, come avevano fatto con suo fratello. Era cos che avevano
mantenuto il segreto per tanto tempo. Banale ma vero: i morti sanno tenere i segreti.
E il prete appostato fuori dalla sua porta non era l per provvedere alla sua anima tormentata o
pregare per la sua pronta guarigione.
Era l per farla tacere.
Era l per assicurarsi che restasse in silenzio.
Stanza 410
Quattro porte pi in l lungo lo stesso corridoio, Kathryn Mann giaceva nella prigione
inamidata del proprio letto a una piazza, i folti capelli neri arricciati sul cuscino come una scura
tempesta. Tremava, nonostante nella stanza facesse caldo. I medici avevano detto che era ancora sotto
shock, una reazione ritardata e prolungata alla potenza dellesplosione a cui era sopravvissuta, avvenuta
allinterno della galleria sotto la Cittadella. Aveva anche perso ludito dallorecchio destro, e il sinistro
era gravemente danneggiato. I medici sostenevano che avrebbe potuto migliorare, ma restavano sempre
sul vago quando lei domandava in che misura.
Non ricordava di essersi mai sentita tanto male, n tanto impotente. Quando il monaco era
comparso sulla cima della Cittadella e aveva disposto le braccia a forma di Tau, Kathryn aveva creduto
che lantica profezia si stesse avverando:
La croce cadr
La croce si risollever
Per rivelare il Sacramento
E dare inizio a una nuova epoca.
E cos era stato. Liv era entrata nella Cittadella, i Sancti ne erano usciti e ora stavano morendo,
uno dopo laltro, gli antichi nemici, i custodi del Sacramento. Persino con i timpani danneggiati,
Kathryn aveva udito il clamore dello staff medico che accorreva a ogni segnale dallarme dei monitor.
Tutte le volte lei chiedeva allinfermiera chi era morto, temendo che si trattasse della ragazza. Ma era
sempre un altro monaco, che lasciava questa vita per andare a rispondere del proprio operato nellaltra.
Bene. Lavevano separata da Liv, perci non sapeva con esattezza che cosa fosse accaduto dentro la
Cittadella, n se lei avesse scoperto il Sacramento, bench la dipartita a intervalli regolari dei monaci la
facessero ben sperare.
Ma se quella era una vittoria, era una vittoria vuota.
Ogni volta che chiudeva gli occhi rivedeva il corpo di Oscar de la Cruz, suo padre, spezzato e
insanguinato sul freddo pavimento di cemento del magazzino, allaeroporto. Aveva trascorso gran parte
della sua lunga vita a nascondersi dalla Cittadella da quando era evaso da quelle mura e si era finto
morto in una trincea della Prima guerra mondiale. Ma alla fine lo avevano trovato lo stesso. Le aveva
salvato la vita facendole scudo per proteggerla dalla granata lanciata da un oscuro agente della
Cittadella, e destinata a lei e a Gabriel.
Era stato Oscar a parlarle per la prima volta della Cittadella, della sua storia sinistra e dei segreti
che celava. Era stato lui, quando era solo una bambina, a insegnarle come leggere i simboli profetici
incisi nella pietra, a dare un senso alla sua vita: un padre amorevole che raccontava cupe storie alla sua
figlioletta dagli occhi azzurri, come lei aveva poi fatto con Gabriel, una madre che tramandava le
medesime storie al figlio.
E quando tutto ci si realizzer, le diceva sempre Oscar, quando lantico torto sar stato
raddrizzato, allora ti mostrer il passo successivo.
Si era domandata spesso a quale segreta conoscenza alludessero quelle parole. E ora non lo
avrebbe mai saputo.
I Sancti erano stati spodestati, ma al contempo anche la sua famiglia era stata distrutta: prima il
marito, poi il padre... chi sarebbe stato il prossimo? Gabriel era in prigione, alla merc di
organizzazioni di cui Kathryn aveva imparato a non fidarsi; e aveva visto con i suoi occhi il prete fare
la guardia fuori dalla sua porta, un altro agente della stessa Chiesa che le aveva gi portato via tutto.
Ti mostrer il passo successivo, le aveva detto suo padre. Ma adesso lui non cera pi, ucciso
proprio quando il progetto di una vita intera si stava realizzando, e Kathryn non riusciva a vedere alcun
passo che potesse restituirle la speranza, o aiutarla a salvarsi, o a salvare Gabriel oppure Liv dal
pericolo che correvano.
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CAPITOLO 5.
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Citt del Vaticano
CLEMENTI si precipit fuori dallufficio con tutta la rapidit che la sua mole gli consentiva.
Quando sono arrivati? domand, la tonaca nera che gli sventolava dietro come ali lacere.
Circa cinque minuti fa, rispose Schneider, faticando per stare al passo.
E adesso dove sono?
Sono stati accompagnati nella sala del consiglio, gi nella cripta. Sono venuto a chiamarla
appena ho saputo che erano qui.
Clementi sfrecci davanti alle due guardie svizzere, sperando che Sua Santit non decidesse di
uscire dai propri appartamenti proprio in quel momento e di indagare sulle ragioni di tanta fretta. In
qualit di cardinale segretario di Stato, doveva lavorare a fianco del papa, sia in senso letterale sia
metaforico, per discutere strategie e fargli firmare documenti importanti. Ma quello che adesso teneva
in mano non aveva alcun sigillo o firma papale; Sua Santit non era nemmeno al corrente di che cosa
contenesse o a quale scopo servisse, e Clementi si era ben guardato dallinformarlo.
Arrivato in fondo al corridoio, si precipit oltre la porta che dava sulle spoglie scale di
emergenza. Sappiamo chi c, del Gruppo?
No, rispose Schneider. La guardia non era sicura, e non ho voluto insistere. Mi  parso
meglio rimanere sul vago.
Clementi annu e scese nella penombra, riflettendo su ci che lattendeva al termine di quella
riunione imprevista.
Gruppo era il nome che aveva dato ai tre, per trasformarli in unentit singola, uno
stratagemma mentale per creare un equilibrio di potere nei loro rapporti: da una parte lui, dallaltra
loro. Ma non aveva funzionato. Erano decisamente troppo potenti e peculiari, per rappresentare
ununit omogenea, e per quanto lui si impegnasse rimanevano individui distinti e temibili esattamente
come la prima volta che li aveva contattati, esponendo il suo piano. Il Gruppo si riuniva il meno
possibile, e sempre in segreto, data la natura delicata dellimpresa che univa i membri. Considerato il
calibro delle persone coinvolte, organizzare un incontro era una specie di piccolo miracolo logistico, e
non era previsto che si rivedessero prima di un altro mese. Eppure uno di loro, o pi di uno, era l in
quel momento, non invitato n atteso, e cera una sola spiegazione per questo.
Devessere per via della situazione a Ruin, disse Clementi, raggiungendo unanonima porta
di metallo sul pianerottolo del primo piano.
Appoggi la mano pallida e molle su un pannello di vetro e lanello doro cardinalizio ticchett
contro la superficie; una fioca striscia di luce gli scivol sul palmo, proiettandogli deboli ombre mobili
sul viso, riflesso sul metallo lucido della porta. Clementi distolse lo sguardo. Aveva sempre detestato il
proprio aspetto, la faccia rotonda incorniciata dai capelli ricci, un tempo biondi e ormai bianchi, che gli
davano unaria da grosso cherubino. Si ud uno scatto sordo e il porporato apr la porta con forza per
poi precipitarsi nel buio, lontano dalla sua immagine riflessa.
Una stretta galleria si illumin in uno sfrigolare di neon man mano che la percorreva, e le pareti
di cemento liscio diventarono di pietra ruvida quando lasci il Palazzo Apostolico per entrare nelle
fondamenta di pietra della tozza torre quattrocentesca confinante. Dopo dieci passi circa, Clementi
raggiunse una seconda porta, che dava su una piccola stanza cieca stipata di scaffali e scatole darchivio.
Va avanti tu, disse. Porgi le mie scuse e di che chiudo subito unaltra riunione e arrivo. Ci
vediamo nellingresso, cos mi potrai dire chi c esattamente. Non voglio arrivare a un incontro cos
importante senza nemmeno sapere chi  presente.
Schneider si inchin e fil via, lasciando Clementi da solo con i suoi pensieri. Ascolt i passi
del segretario che si allontanavano, lo sguardo fisso sulle chiavi incrociate del sigillo papale e sulle
lettere IOR, impresse su ogni documento della stanza. Si trovava in una parte del Torrione di Niccol
V, edificato nelle mura orientali del Palazzo Apostolico, che ora ospitava la sede unica di uno degli
istituti finanziari pi esclusivi del mondo. IOR stava per Istituto per le Opere di Religione, pi
comunemente detto Banca Vaticana e noto per la sua rigorosa segretezza, e in quel momento fonte
primaria di preoccupazioni per Clementi.
Istituita nel 1942 per gestire gli investimenti e le enormi ricchezze accumulate dalla Chiesa, la
banca aveva poco pi di quattromila correntisti, nessun onere fiscale, e un livello di inviolabile
riservatezza che avrebbe fatto invidia a un istituto svizzero. Di conseguenza aveva attratto alcuni tra gli
investitori pi ricchi e importanti del mondo. Ma era stata anche oggetto di infinite controversie.
Negli anni Settanta e Ottanta listituto era stato sfruttato dal banchiere Michele Sindona, poi
caduto in disgrazia, per riciclare denaro sporco della mafia ricavato dal commercio di droga. In seguito
Roberto Calvi, noto con lappellativo di banchiere di Dio, era stato incaricato di amministrare con
pi severit e rigore le enormi risorse della Chiesa; nonostante ci, se nera servito per trasferire
illegalmente miliardi di dollari da un altro istituto finanziario, e quando alla fine la faccenda era esplosa
la Chiesa se nera dovuta assumere limbarazzante e costosa responsabilit morale. Calvi era stato
trovato morto poche settimane pi tardi, impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, le tasche
piene di mattoni e banconote. Si era speculato molto sulla connotazione ecclesiastica di quel particolare
luogo, soprattutto alla luce dellaffiliazione di Calvi alla massoneria - Frati Neri era il nome di una
loggia massonica inglese - ma nessuno era mai stato riconosciuto colpevole dellomicidio. Lombra
minacciosa gettata da quegli scandali incombeva ancora sulla Banca Vaticana, e la sua riabilitazione,
per Clementi, era diventata una vera e propria ossessione. Fra laltro, era pi che qualificato per quel compito.
Aveva studiato storia ed economia allUniversit di Oxford, oltre a teologia, ritrovando la
miracolosa mano di Dio in tutte e tre le discipline. Per Clementi, il potere delleconomia era una forza
del bene, che generava ricchezza cosicch la gente fosse sollevata dai mali della povert e dalle
sofferenze terrene. La storia gli aveva poi insegnato quali fossero i rischi del fallimento economico:
aveva studiato le grandi civilt del passato, concentrandosi non solo su come avevano accumulato
grandi ricchezze, ma anche su come le avevano perse. Era accaduto spesso che imperi costruitisi nel
corso di centinaia, a volte migliaia di anni precipitassero dalla prosperit al rapido declino, lasciandosi
dietro nientaltro che leggende e monumenti diroccati. La sua mente di economista aveva riflettuto su
ci che ne era stato delle loro grandi sostanze: inevitabilmente una parte era passata nelle mani dei
conquistatori, costituendo la base dei loro nuovi imperi, ma non tutto. La storia era costellata di
racconti sulla scomparsa di immensi tesori mai pi ritrovati.
Una volta laureato e iniziata lascesa allinterno della Chiesa, Clementi aveva servito Dio come
meglio sapeva, sfruttando le proprie conoscenze e abilit per aumentare le fonti di rendita del Vaticano,
in modo che il denaro ricominciasse a tornare l dove fino a quel momento era solo defluito. Sapeva
che ormai leconomia governava il mondo in luogo della fede, e perch la Chiesa potesse ricominciare
a esercitare il potere e linfluenza di un tempo era necessario che tornasse ad avere un peso economico.
Pi Clementi progrediva nella sua ascesa, pi la sua influenza aumentava. Si era occupato della
revisione degli ormai superati meccanismi finanziari, finch i suoi numerosi anni di servizio e la sua
abilit di amministratore non erano stati ricompensati con la nomina a cardinale segretario di Stato e
laccesso al primo premio assoluto: la Banca Vaticana.
Il suo primo provvedimento era stato mettere insieme tutti i conti correnti segreti della banca e
verificarli personalmente, per poter valutare lo stato delle finanze ecclesiastiche. Per svolgere quel
compito non si era fidato di nessun altro, e gli ci era voluto quasi un anno per distinguere le
registrazioni false da quelle vere, sbrogliare le matasse di sotterfugi e contabilit fasulle e avere
finalmente il quadro completo della situazione. Ci che aveva scoperto, in una stanza identica a quella
dove si trovava ora, lo aveva fatto star male fisicamente. In sostanza, anni di sistematiche corruzioni e
avventata gestione avevano dilapidato le vaste riserve di denaro accumulate nel corso di due secoli.
Miliardi: spariti.
La Chiesa possedeva ancora cospicue propriet e inestimabili opere darte, ma non cerano
contanti, niente liquidit. Di fatto era in bancarotta, e grazie a decenni di complessi raggiri e frodi
contabili, nessuno lo sapeva tranne lui.
Clementi ricordava il momento devastante in cui aveva contemplato labisso in cui la Chiesa era
precipitata e ci che sarebbe certamente successo quando la verit fosse venuta a galla. Se la Chiesa
fosse stata una societ per azioni quotata in Borsa, sarebbe stata dichiarata insolvente e poi smembrata
per pagare i creditori. Ma non lo era; era invece il ministero di Dio in terra, e Clementi non poteva
starsene senza fare nulla e lasciare che cadesse in rovina per i peccati mondani dellavidit e della
cattiva gestione. Era ricorso a ci in cui la Chiesa aveva sempre confidato nei momenti di crisi:
lindipendenza e la segretezza. E aveva tenuto nascosta la sua scoperta.
Senza altra scelta se non quella di continuare con le pratiche disoneste lasciategli in eredit dai
suoi predecessori, Clementi aveva occultato i conti reali e alimentato lillusione di solvibilit
muovendo il poco denaro che cera, risparmiando quanto poteva e confidando in un miracolo. Ma non
disperava, perch anche nellorrore del suo isolamento e della grande responsabilit di cui si doveva
fare carico vedeva allopera la mano di Dio. Non era forse stato Dio a dargli il dono di capire la
complessit della finanza, e non lo aveva poi benedetto concedendogli la carica di cardinale segretario di Stato?
Ma la quantit di denaro andato perduto era immensa, troppo grande per essere recuperata con
una normale ristrutturazione finanziaria e semplici strategie di risparmio. Inoltre, per riportare i conti in
bilancio, doveva studiare un modo per rifinanziare la Chiesa. Alla fine aveva trovato la soluzione nel
posto pi improbabile: la chiave per garantire il futuro della Chiesa era guardare al suo passato. Aveva
trovato la risposta a Ruin.
Erano trascorsi quasi tre anni da quellilluminazione, tre anni impiegati a influenzare con
cautela e attenzione gli eventi mondiali, accordando udienze e indulgenze a presidenti e primi ministri
in cambio di favori che solo la Chiesa poteva concedere. Come un legato papale dei tempi passati,
Clementi aveva garbatamente spinto quei moderni re e imperatori cristiani a dichiarare guerre, solo per
poter avere accesso a terre pagane che un tempo la vera Chiesa considerava sue. E adesso, proprio
quando i suoi audaci progetti erano sul punto di giungere a compimento, venivano minacciati dal luogo
antico e segreto in cui lidea aveva avuto origine.
Ripens ai giornali sulla sua scrivania, i titoli in prima pagina che preannunciavano la caduta
della Cittadella e sbavavano allidea di scoprire quali segreti vi si celassero.
E uno di quei segreti era il suo.
Se fosse stato scoperto, tutto ci che aveva ottenuto sarebbe andato distrutto, e la Chiesa non
avrebbe avuto scampo.
Fu invaso da una rabbia improvvisa, e si maledisse per la propria umana debolezza: aveva
tergiversato troppo a lungo sulla situazione della Cittadella. Spalanc la porta ed entr nel corridoio
deserto, senza finestre e anonimo, salvo che per le pareti curve che seguivano la forma del torrione.
Avrebbe dimostrato al Gruppo la reale forza della sua determinazione firmando quattro mandati di
esecuzione di fronte a loro. Avrebbero visto quanto era dedito alla causa; e sarebbero stati legati luno
allaltro da un patto di sangue.
Fece irruzione nellingresso e marci sul pavimento di marmo, oltrepassando i distributori
bancomat con istruzioni in latino, diretto alle porte dacciaio dellascensore che scendeva nella cripta
sotto ledificio.
Le porte si aprirono mentre si avvicinava, e Schneider sobbalz vedendo lo sguardo minaccioso del capo.
Allora, disse Clementi salendo in ascensore e premendo il pulsante che li avrebbe condotti
dritti alla cripta. Quale dei nostri stimati soci sto per incontrare?
Tutti, rispose Schneider proprio mentre le porte si richiudevano e iniziava la discesa. C il
Gruppo al completo.
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CAPITOLO 6.
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Baghdad, Iraq centrale
AL mercato di Sadr City laria della sera era intrisa di polvere, mescolata agli odori di carne
cruda, frutta matura e decomposizione. Hyde sedeva allombra nel dehors di un caff di l dallarea
principale del mercato, con un giornale americano aperto sul tavolino, accanto a un bicchierino con gli
avanzi di un caff denso. Due mosche si inseguivano intorno al piattino. Mentalmente Hyde scommise
su quale delle due avrebbe preso il volo per prima. Perse. La storia della sua vita.
Prese il bicchierino e sorseggi il contenuto melmoso, osservando il mercato da sopra le lenti
graffiate degli occhiali scuri della Marina. Detestava il caff iracheno. Veniva bollito e raffreddato
nove volte per togliere le impurit, e il procedimento lo rendeva quasi imbevibile. Se non altro tutte
quelle bolliture garantivano lassenza di germi. Solitamente gli iracheni lo bevevano con latte e una
tonnellata di zucchero per mascherarne il sapore. Hyde lo prendeva nero perch gli ricordava casa sua,
e il gusto amaro alimentava in lui lodio per quel Paese dal quale non era capace di fuggire. Il nero era
anche il suo colore preferito. Ogni volta che la vita si faceva troppo complicata e lui cominciava a
deprimersi, cercava un casin con un tavolo da roulette e puntava tutto ci che aveva sul nero,
riducendo qualsiasi preoccupazione a un unico giro di ruota. Se vinceva, se ne andava via con
abbastanza soldi per comprarsi un po di serenit; non tentava mai la fortuna una seconda volta. Se
perdeva, non aveva nientaltro da giocarsi. In ogni caso, non era pi lo stesso uomo quando si alzava
dal tavolo. Gli piaceva la semplicit di questa cosa.
Guard lorologio. Il suo contatto era in ritardo, cos chiam il cameriere con un cenno e rimase
a osservarlo mentre gli versava un altro bicchierino dellorribile intruglio nero. Non poteva starsene l
seduto senza bere niente, dava gi troppo nellocchio. Spiccava tra la gente per via del suo metro e
ottanta abbondante, della pelle bianca e della barba rossa, perci era certo che lo stessero controllando,
anche se non vedeva nessuno. Prese il giornale e finse di leggere, osservando invece la gente da dietro gli occhiali scuri.
Sadr City era nella periferia orientale. Prima dellinvasione si chiamava Saddam City, e prima
ancora Revolution City. Ma niente di tutto ci aveva mutato la sua natura innata. Sadr City era un
quartiere degradato, costruito in fretta e badando al risparmio alla fine degli anni Cinquanta per ospitare
i ceti poveri della citt. Allepoca cera ancora pi gente, stipata in case e condomini gi affollati prima
ancora che il cemento delle pareti si asciugasse. E quel mercato era il luogo dove tutti andavano a fare
spese. Adesso era il momento di maggiore affollamento; nel tornare a casa tutti si fermavano a
comprare cibo fresco, refrigerato per lintera giornata a spese di qualcun altro. Tanti civili assiepati in
un unico spazio erano un incubo da un punto di vista operativo.
Pochi anni prima, un tizio in sella a una motocicletta imbottita di esplosivo una sera aveva
superato un posto di blocco e si era fatto esplodere vicino allentrata principale, portandosi dietro
settantotto persone. A giudicare dallaspetto sgangherato degli edifici, probabilmente si erano limitati a
trascinare via i corpi e sciacquare il sangue dalla strada con la canna dellacqua, per poi riprendere la
solita vita: si vedevano ancora i crateri nei muri doverano esplose le schegge. Ma ci che allepoca
aveva fatto di quel luogo un paradiso per lattentatore, ne faceva anche la scelta preferita per i contatti
ultracauti di Hyde: non cera posto migliore della folla per nascondersi.
Anche Hyde era cauto. Era arrivato presto e si era assicurato il posto migliore del caff per
sorvegliare la situazione: aveva una visuale a centottanta gradi della strada e un solido muro alle spalle,
quindi era impossibile avvicinarsi a lui senza essere visti. Aveva scommesso con se stesso che sarebbe
riuscito a individuare il suo uomo prima che si identificasse, un gioco che si divertiva a fare ogni volta
che veniva assegnato a quel particolare incarico. Il suo contatto era famoso per labilit nellapparire e
scomparire, per questo non era mai stato catturato nonostante gli sforzi di parecchie agenzie di
entrambi gli schieramenti politici. Ma anche Hyde aveva una discreta reputazione: quando stava nell8
Ricognizione era il migliore del plotone, e si vantava che nessuno era mai stato in grado di stanarlo,
anche se i suoi commilitoni ci avevano provato continuamente; avevano persino dato un nome al gioco:
nascondino. Adesso che era un civile doveva impegnarsi di pi per non perdere lo smalto. Aveva
visto che cosa poteva capitare lavorando per i privati: uomini che avevano lasciato lesercito da appena
due o tre anni, con i muscoli gi flaccidi, ma che ancora sfruttavano una reputazione ormai appannata
da tempo. A lui non sarebbe successo. In un posto come quello lasciarsi andare significava ritrovarsi
molto presto cadavere, perci si dava da fare al massimo e considerava ogni incarico come una
missione durissima, casomai lo diventasse veramente.
Ricominci a scrutare il mercato, da sinistra a destra, confidando nelle proprie tecniche
dosservazione. Era appena arrivato al punto pi lontano, dove il muro gli impediva di vedere oltre,
quando il rumore di una sedia trascinata sul pavimento lo fece voltare di scatto.
Hai i soldi? domand lo Spirito, accomodandosi sulla sedia che stava nellangolo cieco di
Hyde, la voce strozzata appena udibile nel rumore della via.
Maledizione, ci  riuscito di nuovo.
Hyde ripieg il giornale e lo mise sul tavolo, cercando di non mostrarsi nervoso. Come,
nemmeno due chiacchiere? Niente: Ehi, come va? Come stanno moglie e figli?
Lo Spirito lo guard, gli occhi grigi gelidi nonostante il caldo torrido della giornata. Tu non hai moglie.
E tu che ne sai?
Nessuno che fa il tuo mestiere ha moglie, almeno non per molto.
Hyde sent una leggera fitta di rabbia. Strinse i pugni. Solo sei settimane prima aveva ricevuto
per posta, da Wanda, le carte del divorzio; sua moglie era riuscita ad accedere al suo profilo Facebook e
aveva trovato certi messaggi che non avrebbe dovuto vedere. Ma questo tizio non poteva saperlo, stava
solo cercando di pungerlo sul vivo tirando a indovinare. E funzionava: in quel preciso istante Hyde
aveva una gran voglia di assestargli un pugno in mezzo a quegli inquietanti occhi grigi.
Lo Spirito sorrise, come se potesse leggergli nella mente e placare la sua rabbia. Hyde distolse
lo sguardo e prese il caff, bevendolo tutto fino ai densi residui melmosi, prima ancora di rendersi
conto di ci che faceva. Ne aveva conosciuti di tipi tosti nella vita, ma questuomo era diverso. Era pi
alto degli iracheni medi, asciutto e muscoloso. Trasmetteva una sensazione di pericolo, di minaccia
fisica, come una granata senza spoletta. La squadra locale diceva che era uno spirito del deserto, e non
voleva avere niente a che fare con lui. Ecco perch toccava sempre a Hyde. Lui non credeva negli
spiriti, si limitava a fare ci che gli veniva ordinato: le vecchie abitudini dellesercito sono dure a morire.
Sono nella borsa sotto il tavolo, rispose, guardando la folla del mercato per non ritrovarsi di
nuovo a competere con quello sguardo. Tengo ferma la maniglia con il piede. Tu mi dai il pacco, io alzo il piede.
Con un tonfo sordo un fagotto di tela venne sospinto verso di lui sul tavolino.
Hyde scosse la testa, fingendosi molto deluso. Zero punti per la presentazione. Sollev un
lembo di tela ed esamin loggetto che conteneva. La pietra sembrava assolutamente anonima, avrebbe
potuto essere uno dei tanti pezzi di muro che si trovavano ammucchiati ai bordi delle strade di citt. La
rigir e scorse dei leggeri segni sulla superficie, semplici linee e ghirigori. Un bel po di soldi per un
vecchio sasso, osserv, riavvolgendola e sollevando il piede dalla borsa contenente cinquanta milioni
di dinari iracheni, lequivalente di circa quarantamila dollari americani.
Lo Spirito si alz, la borsa gi in mano.
Fanne buon uso, disse Hyde, rilassandosi un po ora che il denaro non era pi una sua
responsabilit. Pare che stiano per tirare il collo alla gallina dalle uova doro.
Lo Spirito esit un attimo, poi torn a sedersi. Spiegati.
Hyde assapor la sua espressione confusa: adesso era quel tipo strano che era stato preso in
contropiede. Dovresti tenerti pi aggiornato sulle notizie scottanti del momento. Spinse verso di lui il
giornale che cera sul tavolo. In prima pagina cerano una fotografia della Cittadella di Ruin e il titolo:
LA PI ANTICA ROCCAFORTE DEL MONDO STA PER CROLLARE?
A meno che i santuomini della Montagna non stiano cercando di far lievitare i prezzi, direi
che le quotazioni dei vecchi pezzi di pietra andranno fuori mercato. Hyde ferm una banconota
bisunta con il bicchierino da caff vuoto, si mise il fagotto di tela sotto il braccio e fece per andare.
Questo potrebbe essere il tuo ultimo giorno di paga, amico.
La Cittadella non ha mai rivelato i suoi segreti, mormor lo Spirito, aprendo il giornale e
osservando le tre fotografie dei laici sopravvissuti.
Nulla dura in eterno, rispose Hyde. Chiedilo alla mia futura ex moglie. Poi si volt e se ne
and rapido, prima che il tipo strano dagli occhi grigi potesse tornare a guardarlo.
Hyde si sentiva bene dopo essersi lasciato alle spalle il pericoloso brusio del mercato per
tornare al suo fuoristrada. Per la prima volta aveva segnato un punto contro lo Spirito. Non era cattivo,
dopotutto; quando aveva visto il giornale sembrava sul punto di vomitare. Era solo uno dei tanti
imbroglioni che cercavano di racimolare un po di soldi.
Strizz gli occhi guardando il cielo che si faceva pi scuro: di l a unora sarebbe calato il sole e
iniziato il coprifuoco. Doveva attraversare la citt e raggiungere il resto della squadra allalbergo;
sarebbero ripartiti allalba per tornare ai giacimenti petroliferi nelle terre inospitali e sabbiose a ovest
della citt. Gli piaceva di pi stare l. Meno rumore, meno gente.
Gir un angolo e vide un furgone posteggiato allombra di una fila di case: il logo rosso della
ditta spiccava sullo sportello, unica macchia di colore nella via smorta. Tariq era seduto al volante, e
controllava che nessuno infilasse sassi nel tubo di scappamento, o lo facesse esplodere in qualche
modo. I veicoli di propriet delle ditte occidentali venivano costantemente fatti saltare o sabotati.
Hyde agit la mano per attirare la sua attenzione. Tariq lo guard e si immobilizz. Hyde gir
su se stesso, cogliendo un movimento alla sua sinistra, e istintivamente si sfil la pistola automatica
dalla giacca. Volt la testa e si ritrov a fissare due occhi grigio chiaro.
Hai dimenticato questo, disse lo Spirito, ripiegando il giornale sulla canna della pistola
spianata di Hyde. Si avvicin, senza badare allarma che gli premeva sul petto. Quella gente,
continu indicando le fotografie in prima pagina, potrebbe venire qui, in cerca di... qualcosa. Se
arrivano, fammelo sapere.
Hyde abbass lo sguardo e scorse il numero di un telefono satellitare scarabocchiato sotto le tre
fotografie. Pieg le labbra in una smorfia sprezzante, pronto a dire allo Spirito dove se ne poteva
andare, ma era troppo tardi. Laveva gi fatto.
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CAPITOLO 7.
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La Cittadella, Ruin
IL suono del lamento funebre invest Athanasius come unondata quando, insieme con gli altri
capi, entr nella caverna della cattedrale e avanz verso laltare. Quello era lunico spazio della
Cittadella in grado di ospitare tutti, e ora cerano tutti, uniti nel dolore.
In fondo si trovavano le numerose tonache grigie, i monaci senza esperienza che dovevano
ancora essere assegnati a una congrega, divisi dai livelli pi alti dalla fila rosso acceso delle guardie.
Venivano poi le tonache marroni - muratori, carpentieri e tecnici specializzati che si occupavano della
manutenzione della Cittadella - cos stanchi per il duro lavoro della settimana appena trascorsa che
Athanasius li vedeva barcollare. Davanti a loro cerano gli Apothecaria dai cappucci bianchi, monaci
medici che grazie alle loro competenze stavano al di sopra di tutti tranne che delle tonache nere: le
congreghe spirituali, preti e bibliotecari che trascorrevano la vita nella penombra della grande
biblioteca, acquisendo tutta la sapienza raccolta nella cupa Montagna fin da quando lumanit aveva
imparato a scrivere e ricordare.
Il suono pulsante continuava a levarsi dallassemblea riunita mentre Athanasius prendeva posto
sullaltare e si voltava verso i presenti. Per tradizione, quando il Prelato a capo dellordine della
Montagna veniva chiamato a Dio, era labate a pronunciare lelogio funebre e ad assumere il ruolo di
Prelato vicario fin quando unelezione non lo avesse confermato o avesse scelto qualcun altro. Ma
cerano due corpi esposti solennemente sotto la croce a forma di T allingresso della caverna: il Prelato
a sinistra e labate a destra. Per la prima volta nellarco smisurato della sua storia, la Cittadella non
aveva un capo.
Mentre il lamento funebre si avviava alla conclusione, Athanasius sal sul pulpito ricavato da
una stalagmite e sollev lo sguardo al di sopra delle teste dei monaci riuniti, fino alla balconata dove di
solito stavano i Sancti, le tonache verdi, separati dai confratelli per tutelare il grande segreto di cui
erano custodi. Ce ne sarebbero dovuti essere tredici, compreso labate, ma quel giorno la balconata era
deserta. In assenza di un abate o di un suo naturale successore proveniente dalla schiera dei Sancti,
lelogio funebre toccava al segretario particolare dellabate, Athanasius.
Fratelli, disse, la voce flebile al confronto della ricca sonorit del requiem, questo  un triste
giorno per tutti noi. Siamo senza una guida. Ma vi posso assicurare che questa situazione cambier
molto presto. Mi sono consultato con i capi di ciascuna congrega, e abbiamo deciso di indire
immediatamente le elezioni per gli incarichi di Prelato e di abate. A quella notizia, un mormorio
attravers come unonda leggera tutta la comunit. I candidati devono presentarsi domani ai Vespri, e
le elezioni si terranno due giorni dopo. Di comune accordo si  deciso di fare in fretta, sia per ristabilire
lordine sia per la mancanza di successori naturali.
E perch ci troviamo in questa situazione? grid una voce dal centro della folla riunita. Chi
ha ordinato che i Sancti venissero evacuati dalla Montagna?
Athanasius guard in direzione della voce, cercando di individuare il monaco che aveva parlato.
Sono stato io, rispose.
Con quale autorit? Unaltra voce, questa volta proveniente da pi lontano, in fondo alle
nutrite file di tonache grigie.
Ho agito appellandomi alla mia coscienza e per compassione verso i miei confratelli monaci. I
Sancti erano stati colpiti da una sorta di febbre emorragica, avevano bisogno urgente di cure mediche e
lesplosione aveva aperto una via di evacuazione veloce attraverso le mura. Le ambulanze erano gi
fuori in attesa. Non ho ritenuto di mettere in dubbio questo evento provvidenziale: ho solo ringraziato
Dio e agito rapidamente per salvare la vita dei miei confratelli. Se i Sancti fossero rimasti nella
Montagna, a questora sarebbero morti, di questo sono certo.
E che ne  stato di loro? Una voce ancora diversa.
Athanasius tacque per un momento, temendo che lintera assemblea si stesse coalizzando contro
di lui. Da quando aveva assunto le funzioni e le responsabilit di vicario, aveva potuto accedere ai
comunicati e alle informative provenienti dal mondo esterno e di norma destinate allabate. In questo
modo aveva saputo quale destino fosse toccato ai monaci che aveva tentato di salvare.
Sono morti tutti, tranne due.
Un altro mormorio attravers la folla.
Allora dobbiamo attendere il loro ritorno, esclam fratello Axel. Il mormorio si trasform in
un rombo di approvazione, tra un generale annuire di teste.
Temo che sar improbabile, rispose Athanasius, rivolto pi allassemblea che a chi lo aveva
provocato. I Sancti sopravvissuti sono affetti dalla stessa malattia degli altri, e le loro condizioni sono
gravi. Non possiamo contare sul fatto che tornino, o che abbiano la forza di guidarci, nel caso lo
facessero. Dobbiamo nominare una nuova dirigenza. Le elezioni sono indette.
A quel punto ci fu una nuova interruzione, e tutti si voltarono a guardare. Una figura era entrata
dalla porta in fondo alla caverna, e ora si stava avvicinando con decisione allaltare, accompagnata da
un mormorio di voci e da uno strano suono secco e sibilante. Era fratello Giardiniere, che doveva il
nome ai molti anni di servizio nei campi e nei frutteti che crescevano rigogliosi nel cuore della
Montagna.
Il sibilo si faceva pi forte a ogni passo, e cos pure il mormorio di voci, finch fratello
Giardiniere arriv allaltare e risolutamente si scost di lato per mostrare da dove provenisse il rumore.
Era il ramo di un albero, spezzato nel punto pi spesso e robusto, con le foglie e i fiori appassiti e
ingialliti.
Lho trovato nel campo, sotto uno dei nostri alberi pi vecchi, spieg fratello Giardiniere, la
voce bassa e preoccupata.  completamente marcio. Guard Athanasius. E ce ne sono altri,
moltissimi altri; soprattutto gli alberi pi vecchi, ma anche alcuni dei pi giovani. Non ho mai visto una
cosa simile. Sta succedendo qualcosa. Qualcosa di terribile. Io credo che il giardino stia morendo.
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CAPITOLO 8.
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Citt del Vaticano
CLEMENTI usc dallascensore nella cripta debolmente illuminata, e si diresse verso la sala
dove il Gruppo si era riunito lultima volta. In quelloccasione sembravano tutti grandi amici. Le fasi
pi critiche del piano erano state portate a termine, e la squadra di recupero era stata inviata sul campo
per trovare e consegnare il grande tesoro che Clementi aveva promesso: ma questo succedeva prima
dellesplosione a Ruin.
Assicurati che nessuno metta piede quaggi prima che la riunione sia finita, disse Clementi
rivolto a Schneider. Poi spinse la pesante porta ed entr nella sala.
Erano tutti presenti, come il segretario gli aveva preannunciato: la santa trinit dei cospiratori.
Un americano, un inglese e un cinese.
In un mondo ossessionato dal denaro e dal potere, i loro volti erano noti: tutti e tre erano apparsi
sulla copertina di Fortune quali stimati proprietari di alcune tra le pi grandi imprese mondiali, imperi
moderni i cui beni e la cui influenza travalicavano i confini nazionali e decretavano la strategia politica
del loro e di altri Paesi. In altre epoche sarebbero stati imperatori o re, adorati come di, tale era il loro
potere. Avevano anche prestato sei miliardi di dollari alla Chiesa, attraverso conti correnti privati gestiti
personalmente da Clementi, per finanziare la loro joint venture ed evitare che la Chiesa soccombesse al
suo colossale debito. Ma non lavevano fatto per senso del dovere o per amor di Dio, solo per lenorme
ritorno economico che laffare prometteva. Come in tutte le imprese del genere, veniva il giorno in cui i
soci pretendevano dei dividendi: e quel giorno era arrivato.
Signori, disse Clementi accomodandosi al tavolo di fronte a loro, che onore inatteso.
Nessuno rispose. Il cardinale avvert un brivido, quasi stesse sostenendo un colloquio di lavoro.
Rammentando a se stesso che era stato lui a invitarli a partecipare a quellimpresa, e non il contrario,
cerc di calmarsi accendendosi una sigaretta. Xiang, lindustriale cinese, ne aveva gi una in bocca e il
fumo che avvolgeva i tre personaggi li faceva apparire come braci che covavano sotto la cenere.
Bench diversi per et e nazionalit, da ognuno di loro emanava la stessa aura di potere e autorit. A
ottantatr anni, Xiang era il pi vecchio, con labito, i capelli e la pelle grigi come la cenere che
scrollava dalla sigaretta. Lord Maybury, il barone inglese dei media, aveva dieci anni di meno e i
capelli di un nero innaturale, segno di una certa vanit e della paura di invecchiare; indossava un
completo leggermente frusto che solo un gentiluomo con alle spalle secoli di buona educazione poteva
permettersi di indossare. Pentangeli era il pi giovane, solo sessantadue anni: un italoamericano di terza
generazione che, nonostante labito di Armani fatto su misura e lattenta cura del corpo, conservava
unaria vagamente minacciosa. Probabilmente laveva ereditata dal nonno, un emigrato giunto senza un
soldo dalla Calabria che poi aveva faticosamente fatto fortuna nella terra della libert. Pentangeli era
lunico cattolico praticante del Gruppo e, come sempre, si fece portavoce degli altri.
Abbiamo forse un problema, padre? domand, allungando un giornale sul tavolo. Era USA
Today. In prima pagina cerano le ormai note immagini della Cittadella e dei tre civili, accanto alla
domanda che tutto il mondo si stava ponendo:
CONOSCONO I SEGRETI DELLA CITTADELLA?
No, rispose Clementi, non abbiamo nessun problema.  un peccato che sia successo adesso, ma...
Un peccato! lo interruppe Maybury, con il suo raffinato accento da scuola privata che dava
una nota di condiscendenza a ogni sua parola. Da tempo immemorabile la Cittadella custodisce i suoi
segreti. Proprio ora che uno di questi  direttamente implicato nellimpresa in cui abbiamo investito, la
sicurezza comincia a vacillare. Io direi che  qualcosa di pi che un peccato.
Non  stato svelato alcun segreto, replic Clementi, mantenendo un tono di voce basso e
calmo. Questa  solo la conseguenza di un attacco simbolico alla Chiesa organizzato da terroristi
dissennati. Vi posso garantire che, dal preciso istante in cui sono stati portati fuori dalla Montagna, i
superstiti sono rimasti isolati e sotto sorveglianza. La citt di Ruin deve la propria esistenza alla Chiesa;
abbiamo unenorme influenza laggi. I sopravvissuti si trovano in un vecchio e sicuro reparto
psichiatrico dellospedale della citt: un prete e un poliziotto li sorvegliano ventiquattro ore su
ventiquattro per impedire che la stampa o chiunque altro si avvicini a loro. Tutti gli interrogatori di
polizia, i colloqui con gli avvocati e i consulti medici con i pazienti sono stati registrati ed esaminati da
me personalmente. Vi garantisco che nessuno di loro nel tempo trascorso dentro la Cittadella ha
scoperto qualcosa di compromettente per noi.
Non ancora, intervenne Pentangeli, aprendo la valigetta per prendere un documento con la
scritta CIA sulla copertina. Lei non  il solo che ha amicizie altolocate. Mise il documento sul tavolo
perch Clementi lo leggesse.
Era la trascrizione di un colloquio confidenziale tra una paziente di nome Liv Adamsen e un
certo dottor Yusef Kaya, primario di psichiatria allospedale Davlat Hastenesi di Ruin. Lultimo
paragrafo era stato evidenziato in giallo.
La paziente manifesta i classici sintomi di unamnesia post-traumatica, forse causata da un
grave trauma fisico o psicologico. Tuttavia  fisicamente forte, e per il resto la sua mente  lucida e le
funzionalit sono intatte, perci con il tempo e le cure dovrebbe riuscire a recuperare completamente la
memoria e tornare a ricordare.
 una bomba a orologeria, disse Xiang, esprimendosi in inglese con propriet di linguaggio,
la voce velata di fumo. Per quanto mi riguarda, non mi importa se questo Sacramento viene rivelato al
mondo o no. Francamente, credo che sia solo un mito: sono ateo, lo sapete. La mia preoccupazione 
questa: se la Cittadella non  in grado di custodire il suo pi grande segreto, che ne sar del nostro?
E la donna non  lunico nostro problema, aggiunse Pentangeli, prendendo dalla valigetta un
altro documento con la scritta CONFIDENZIALE.
Soggetto numero uno; Kathryn Mann, quarantotto anni, mezza brasiliana e mezza turca, capo
di un ente benefico umanitario con uffici in tutto il mondo, compresa Ruin. Vedova del dottor John
Mann, studioso e archeologo nato negli Stati Uniti, ucciso dodici anni fa presso uno scavo in Iraq
insieme con tutta la sua squadra, dopo che aveva dichiarato di aver scoperto qualcosa nel deserto
intorno ad Al-Hillah. Guard Clementi. E questo non la preoccupa?
Clementi non rispose.
Soggetto numero due: Gabriel Mann, trentadue anni, figlio di Kathryn e John Mann. Ha
studiato lingue straniere ed economia a Harvard fino alluccisione del padre, quando si  arruolato
nellesercito.  stato promosso al grado di sergente di plotone nelle Unit speciali di aviazione, ha
combattuto in Afghanistan ed  stato decorato due volte prima di congedarsi ed entrare nellazienda di
famiglia come consulente per la sicurezza. In questo ruolo ha lavorato a un certo numero di progetti in
Iraq, dove ha condotto indagini personali sulla morte del padre. Ha richiesto tre volte il permesso di
viaggio per recarsi ad Al-Hillah, nel governatorato di Babil, e ogni volta gli  stato rifiutato a causa di
attivit insurrezionali in corso nella zona e del conseguente rischio per la vita dei civili. Alz gli occhi
dal documento per guardare Clementi. D limpressione di essere un uomo che ha una faccenda in
sospeso. Disgraziatamente la faccenda riguarda una zona dove anche noi abbiamo degli interessi. E
questo ci innervosisce molto.
Siamo tutti daccordo, disse Xiang. Il pericolo che queste persone rappresentano 
inaccettabile. La nostra influenza a Ruin  limitata ma, come lei stesso ha detto, attraverso la Chiesa lei
ne ha molta. La invitiamo a usarla, e in fretta, per proteggere i suoi e i nostri interessi.
Clementi sostenne il loro sguardo. Solo unora prima magari avrebbe esitato, ma lessere stato
per un po nella stanza dellarchivio della Banca Vaticana gli aveva ricordato tutto ci che aveva da
perdere. La sopravvivenza della Chiesa era pi importante di qualunque altra cosa, pi importante della
sua stessa anima. E se avesse dovuto bruciare allinferno per ci che stava per fare, ne sarebbe valsa la
pena. Allung la mano e premette un tasto sul telefono al centro del tavolo. Come ogni altra cosa nella
sala, la linea telefonica era protetta quanto quella delle reti di sicurezza nazionale di molti Paesi: le
chiamate non potevano essere rintracciate n spiate.
Compose rapidamente un numero, le dita tremanti per ladrenalina che aveva in circolo. Inser il
vivavoce, in modo che tutti nella sala potessero ascoltare la conversazione. Voleva che ne fossero
testimoni. Voleva che si sentissero coinvolti. Osserv i loro volti mentre il telefono passava dai rapidi
impulsi del numero composto agli squilli; poi si ud un clic e una voce rispose.
S?
Sono la luce del mondo, disse Clementi, chi segue me...
...non camminer nelle tenebre, prosegu la voce, completando la parola dordine.
Clementi si inumid il labbro inferiore secco, con la lingua ancora pi secca. Voglio che tu
metta a tacere i testimoni, per il bene della Chiesa.
Segu un momento di silenzio. Tutti?
Tutti. Quanto tempo ci vorr?
In sottofondo, Clementi ud lo stridio di scarpe di gomma su un pavimento in linoleum. Entro
domattina, rispose la voce. Poi il telefono torn muto.
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CAPITOLO 9.
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Stanza 406, ospedale Davlat Hastenesi
LIV prese un ingombrante telecomando dal comodino e lo punt verso lantiquato televisore.
Era rimasta sdraiata per lunghi minuti, a respirare lentamente, sperando che le tornasse la memoria,
finch era emerso un unico fatto concreto: quando era arrivata a Ruin, molti giorni prima, la morte di
suo fratello era la notizia del momento. Forse lo era ancora, forse i telegiornali avrebbero potuto
colmare qualche lacuna che lei non riusciva a colmare.
Il televisore gracchi e il volume si alz gradualmente. Liv lo riabbass per non attirare
lattenzione di chi stava di guardia in corridoio. Lapparecchio era vecchio e le immagini confuse, ma il
sistema che inviava il segnale, qualunque fosse, era abbastanza moderno: cerano centinaia di canali a
disposizione. Liv li scorse uno dopo laltro in cerca di un telegiornale: se fosse riuscita ad avere
qualche fatto concreto a cui aggrapparsi, era sicura che avrebbe potuto riprendere il controllo di se
stessa. Scart una serie infinita di talk show e di soap opera e infine si sintonizz su Al Jazeera, la
maggiore emittente televisiva in lingua araba. Ma non vide ci che si aspettava.
Dapprincipio credette di aver sbagliato e di aver trovato un documentario sugli eventi climatici
estremi. Alle spaventose immagini di unonda anomala in Cile - che si abbatteva su una grande strada
portandosi via persone, automobili e case - segu la storia di un contadino dellarea rurale del Kansas,
che contemplava in lacrime un enorme campo di grano distrutto da chicchi di grandine grossi come
arance.
Chi conosce la Bibbia, diceva il contadino con la voce tremula per lemozione, potrebbe
pensare che stia arrivando il giorno del Giudizio.
A quelle parole, un ronzio invase la testa di Liv, portando con s un vago senso di nausea.
Chiuse gli occhi e cominci a inspirare dal naso ed espirare dalla bocca, finch la sensazione pass.
Qualunque farmaco le avessero dato, stava cominciando ad avere effetti collaterali allarmanti.
Quando riapr gli occhi ricevette un nuovo colpo. Le immagini in televisione erano cambiate;
ora cera la foto che era apparsa sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo quando lei era arrivata
a Ruin: ritraeva suo fratello Samuel in piedi sulla sommit della Cittadella, le braccia allargate a
formare il simbolo del Tau.
Sono passati dodici giorni da quando un monaco si  gettato dalla cima della Cittadella di
Ruin, e dieci dallesplosione che ha aperto una voragine alla base della Montagna...
Dodici giorni!
Molti ritengono che gli eventi di Ruin siano in qualche modo correlati ai fenomeni atmosferici
mondiali a cui abbiamo assistito da allora, e vari gruppi religiosi li invocano come prova della furia
divina preannunciata nellApocalisse, o Libro della Rivelazione. Tali gruppi sostengono che con la
morte dei monaci evacuati Dio voglia chiamare a s i suoi, e solo pochi minuti fa il numero delle
vittime  salito ancora.
Limmagine fu sostituita da quella di un omone calvo con i baffi neri e lespressione grave. La
didascalia lo identific come il dottor Jemya, direttore amministrativo dellospedale Davlat Hastenesi
di Ruin. Luomo cominci a leggere la dichiarazione ufficiale, e la sua voce sfum quando si
sovrappose la traduzione dal turco.
Devo purtroppo comunicare che alle 13.25 locali  deceduta unaltra delle persone evacuate
dalla Cittadella. Il numero delle vittime sale quindi a nove.
Il folto gruppo di inviati della stampa prese improvvisamente vita e inizi a sommergerlo di
domande.
Qual  stata la causa della morte? La stessa emorragia che ha ucciso le altre vittime?
S.
Lei sa a che cos dovuta?
Ci stiamo lavorando.
Si tratta di un virus?
No.
 contagiosa?
Luomo non rispose, si volt e sal rapido le scale verso la cappella dellospedale.
Dalla Montagna sono uscite tredici persone. Ora ne restano solo quattro.
Limmagine cambi di nuovo e Liv vide la propria fotografia tra quella di una donna dai capelli
scuri che ricordava vagamente e quella di un monaco vestito di verde sdraiato su una barella, con il
sangue che colava da numerosi tagli su tutto il corpo.
Di queste, tre sono ancora in ospedale, in condizioni che variano da stabili a critiche.
Un video traballante mostr un uomo dai capelli scuri spinto brutalmente dentro unauto della
polizia.
Il quarto uomo resta in custodia presso la polizia, dove  trattenuto in attesa di interrogatorio.
Limmagine si blocc e Liv rabbrivid nel riconoscere il suo viso, mentre un nome riemergeva
dalla memoria.
Gabriel.
Vederlo le scaten una cascata di sensazioni e di ricordi.
Ripens a Gabriel che sorrideva chinandosi su di lei nelloscurit della Cittadella, e alle sue
braccia che la stringevano al pronto soccorso, dopo averla portata in salvo. Laveva protetta fin quando
i poliziotti erano venuti a prelevarlo. Le aveva preso il viso tra le mani, guardandola negli occhi.
Se ne avrai loccasione, le aveva detto, vattene il pi lontano possibile dalla Cittadella.
Rimani al sicuro, verr io a cercarti.
Poi laveva baciata finch lo avevano trascinato via, lasciandola da sola nel caos e nelle urla
dellospedale.
Liv si tocc le labbra, ricordando il bacio e desiderando di poterne ricordare altri. Doveva uscire
di l: glielo dicevano la raccomandazione di Gabriel e il suo istinto. Doveva andarsene in un luogo
sicuro e cercare di ricomporre il quadro di quanto era accaduto nelloscurit della Montagna, doveva
allontanarsi dalla cupa influenza di quel posto e dai medici che le confondevano la mente. Doveva
tornare a casa: lo avvert con i sensi acuiti di chi  braccato.
Poi, come se qualcuno avesse fiutato la sua paura e ne fosse stato attratto, Liv ud lo stridio di
una scarpa sul pavimento in linoleum del corridoio. Spense subito il televisore, e proprio mentre si
risistemava nel letto la porta si apr.
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CAPITOLO 10.
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La Cittadella, Ruin
LA pioggia sferzava la Montagna mentre fratello Giardiniere conduceva la piccola delegazione
nel frutteto al centro della Cittadella. Si era deciso che laccesso fosse consentito solo ai capi e ai
capivicari delle principali congreghe fino a quando le condizioni degli alberi non fossero state
adeguatamente valutate.
Ecco, disse fratello Giardiniere indicando i rami pi alti di un melo. Guardate le foglie
scolorite.
Persino Athanasius, che sapeva molto poco di natura, capiva che qualcosa non andava
nellalbero. Invece di traboccare di vigore primaverile sembrava prepararsi allautunno.
Quando te ne sei accorto? domand Axel, con i modi da poliziotto che affioravano nel timbro
nasale della domanda.
Solo ieri. Ma ho trascorso poco tempo in giardino, con tutto il lavoro di pulizia da fare dentro
la Montagna.
E prima non cera nessun segno di questa... piaga?
No.
Quindi  successo tutto dopo lesplosione?
Penso di s.
Padre Malachi si volt verso Athanasius. Lo vedi? disse. Non avresti dovuto permettere che
i Sancti mettessero piede fuori dalla Montagna. Le tue azioni hanno sconvolto qualcosa di sacro, e
questa ne  unevidente manifestazione.
Athanasius si avvicin a esaminare le parti avvizzite dellalbero. Hai mai visto niente del
genere prima dora?
Fratello Giardiniere si strinse nelle spalle. Di tanto in tanto.
E quali erano le cause?
Ci sono tantissime cause per lavvizzimento: siccit, infestazioni di insetti, malattie.
Eventi come i terremoti potrebbero esserne causa?
S. Se il terreno si sposta abbastanza, le radici si spezzano e senza nutrimento lalbero muore.
E limpatto dellesplosione che ha scosso la Montagna  stato simile alleffetto di un
terremoto; siamo daccordo su questo, no? chiese quindi, rivolto a Malachi: Mi rendo conto che
siamo tutti molto tesi per via di quanto  successo, ma non  il momento di cedere alla superstizione e
al panico.  il momento di conservare la mente lucida e guidare i nostri confratelli con serenit. Si
rivolse di nuovo a fratello Giardiniere: Qual  la cosa migliore da fare secondo te?
Lomone si lisci la barba e osserv gli alberi. Be, se  come dici, allora non potr peggiorare.
Possiamo tagliare via le parti morte o morenti per accelerare la ripresa degli alberi. Ma se si tratta di
qualcosaltro, e gett unocchiata furtiva a Malachi, allora si diffonder.
E come potremmo fermarlo?
Fratello Giardiniere fece un respiro profondo, come se si preparasse a pronunciare una gravosa
sentenza. Dobbiamo tagliare il pi possibile e poi bruciare tutto.  lunico modo per assicurarsi che, di
qualunque malattia si tratti, sia debellata.
Benissimo, allora suggerisco che domani, appena fa giorno, tu metta insieme gli uomini di cui
hai bisogno e faccia quel che c da fare. Quanto a noi, dobbiamo rassicurare i nostri confratelli,
spiegare che abbiamo esaminato il giardino, che ha subito dei danni per le conseguenze dellesplosione,
e che fratello Giardiniere ha la situazione sotto controllo.
E se si rivelasse una cosa molto peggiore? chiese fratello Axel.
In tal caso ci occuperemo anche di quello. Siamo in una situazione difficile, al momento: 
meglio occuparsi solo dei problemi concreti che ci si presentano, non di quelli immaginari che
potrebbero presentarsi.
Axel sostenne il suo sguardo: chiaramente non si era fatto convincere da quel ragionamento.
Hai ragione. Era padre Thomas. Siamo tutti stanchi e ci facciamo spaventare dalle ombre.
Dobbiamo ricordare che, finch le elezioni non avranno designato un nuovo capo, i nostri confratelli
vedono in noi una guida. Perci dobbiamo riportare la nave in rotta e rassicurarli, invece di metterli in
agitazione.
Athanasius aveva sempre avuto un debole per padre Thomas. Trascorreva moltissime serate con
lui a discutere di argomenti che spaziavano dalla filosofia allarcheologia. Lo trovava una compagnia
intelligente, razionale e calmante.
Il modo migliore per rassicurare i nostri confratelli sarebbe ripristinare i Sancti. Tutti gli
occhi si voltarono verso fratello Axel. Sarebbe la dimostrazione di un ritorno allordine e placherebbe
allistante gli animi nella Montagna.
Ma chi li dovrebbe eleggere? domand Thomas.
Non possiamo affrontare il problema dei Sancti finch non abbiamo un abate che li proponga o
un Prelato che li confermi nella carica, osserv Athanasius. Quindi ogni discussione riguardo ai
Sancti dovr aspettare la conclusione delle elezioni.
Axel spost lo sguardo da Athanasius a padre Thomas, come tracciando un filo sottile tra loro.
Si rivolse a fratello Giardiniere. Metter alcuni dei miei uomini alle entrate del giardino, nel caso
qualche fratello troppo curioso decidesse di farsi una passeggiata notturna. Se avete bisogno di altro,
fatemelo sapere. Quindi si volt e se ne and a grandi passi.
Athanasius lo guard allontanarsi, sentendo il gelo della pioggia farsi pi intenso.
Evidentemente cerano due fazioni che andavano formandosi in seguito allesplosione: quella della
razionalit e quella della paura. E la paura era uno strumento potentissimo per chi avesse voluto
sfruttarlo; era cos che i Sancti avevano esercitato il loro dominio sulla Montagna per migliaia di anni.
Per quanto la sua decisione di allontanarli fosse scaturita dalla compassione piuttosto che
dallambizione politica, tra s e s non poteva negare di essere felice che se ne fossero andati, e sperava
di non vederli tornare mai pi. Aveva percepito un cambiamento nella Cittadella da quando i Sancti
erano usciti, sembrava in un certo senso pi libera, come se laria circolasse meglio. Ma nellosservare
Axel che arrivava in fondo al giardino e scompariva dentro la Montagna, si rese conto che il loro
ritorno poteva verificarsi prima di quanto avesse immaginato, e che aveva appena guardato negli occhi
un rivale.
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CAPITOLO 11.
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Stanza 406, ospedale Davlat Hastenesi
LIV vide la porta aprirsi verso linterno, rivelando il corridoio buio e lombra di una persona, la
striscia bianca nel colletto evidentissima nella semioscurit. Guard il viso del prete, lespressione seria
e compassionevole a cui era ben allenato, come se stesse facendo visita a un parrocchiano in lutto o
ascoltando una confessione di poco conto alla fine di una monotona domenica. Pareva cos normale,
eppure Liv ne era terrorizzata... Terrorizzata e piena di rabbia, che le montava dentro insieme con il
ronzio in testa, simile a una radio fuori sintonia. Strinse i pugni sul letto, torcendo le lenzuola
inamidate. Era talmente concentrata su di lui che nemmeno not la seconda figura che era entrata nella
stanza finch la porta si richiuse alle sue spalle con un colpo secco.
Era pi grosso del prete e parecchio pi alto, anche se la postura leggermente curva da orso li
faceva sembrare alti uguali. Il braccio destro era tenuto stretto al petto da una benda, mentre il sinistro
reggeva due buste di plastica di quelle usate dalla polizia per larchiviazione delle prove. Un paio di
occhi intelligenti la osservavano da sopra gli occhialetti a mezzaluna posati storti su un naso davvero
notevole. Il viso di Liv si apr in un sorriso, tutta la rabbia dissolta nel calore dello sguardo delluomo:
era lispettore che per primo laveva chiamata per avvisarla della morte del fratello.
Arkadian! Lultima volta che laveva visto era stato allaeroporto, nel bel mezzo del
massacro, quando gli agenti della Cittadella avevano cercato di mettere tutti a tacere. Liv aveva scorto
Arkadian spinto violentemente allindietro dallurto delle pallottole. Credevo che lei fosse...
Morto? Non proprio. Ovviamente ho avuto momenti migliori, ma date le circostanze non mi
lamento. Si chin, sedendosi sul bordo del letto. Con il suo peso pieg il materasso e Liv si fece pi
vicino a lui. La sua presenza la calmava, quasi quanto quella del prete la metteva a disagio. Come sta?
Liv avrebbe voluto raccontargli tutto ci che le ronzava per la testa, ma i suoi occhi si volsero
verso il prete che stava ad ascoltare in un angolo della stanza, e si trattenne. Si protese verso Arkadian.
Perch lui  qui?
Bella domanda. Lispettore si volt senza spostarsi dal letto. Qual  il suo nome, figliolo?
Ulvi, rispose il prete, con laria di uno scolaretto sorpreso dal preside a fumare. Si schiar la
voce e raddrizz la schiena. Padre Ulvi ?im?ek.
Lieto di conoscerla, padre. La signora vorrebbe sapere come mai lei si trova qui.
Il prete guard Liv, poi di nuovo Arkadian.  stato deciso che un membro della Chiesa fosse
presente a ogni interrogatorio.
Ma questo non  un interrogatorio. La signora ha gi rilasciato una dichiarazione, che lei
certamente avr sentito dal vivo o letto nella trascrizione.
Devo stare qui, come rappresentante della Chiesa.
E per quale motivo, esattamente?
Il volto del prete avvamp per quelle continue domande. Liv si rallegr nel vederlo tanto a
disagio, ma desiderava ancora che uscisse dalla stanza. La Chiesa ha fondato questo ospedale, ed 
proprietaria della terra su cui sorge, rispose il prete.  stato deciso che tutte le persone portate qui
dalla Cittadella venissero tenute sotto controllo da un rappresentante della Chiesa per lintero periodo
della degenza.
Benissimo, allora perch non facciamo un accordo? Lei ci concede cinque minuti per fare due
chiacchiere tra amici, e noi promettiamo di non dirlo al suo capo. Chi verrebbe a saperlo?
Il prete guard Arkadian. Dio lo saprebbe, rispose, come se questo mettesse fine alla
discussione. Ho ordine di essere presente a ogni interrogatorio.
S, ma vede, questo non ... oh, fa niente. Si rivolse a Liv. Non se ne esce. Perch non lo
ignoriamo e basta, come se fosse un maggiordomo o roba del genere? Sollev le buste di
archiviazione delle prove. Ho una cosa per lei. Lhanno trovata nel magazzino merci dellaeroporto.
Quelli della Scientifica hanno finito di lavorarci; ho pensato che la rivolesse.
Appoggi una delle buste sul letto. La plastica scricchiol tra le mani di Liv mentre scioglieva il
laccio che la chiudeva. Dentro cera la sua sacca da viaggio rovinata, lunico bagaglio che aveva
portato con s. Grazie, gli disse, richiudendo la busta. Avrebbe aspettato di essere sola per
esaminarne il contenuto, non voleva che il prete sbirciasse tutte le sue cose private. Poi le venne in
mente che probabilmente le aveva gi viste nel corridoio, prima di acconsentire che la sacca entrasse
nella stanza. Quel pensiero la fece sentire in trappola e impotente. Guard Arkadian. C un poliziotto
in corridoio, disse.
Laltro annu.
Perch?
Tiene docchio lei e gli altri. E tiene lontano la stampa.
Liv sorrise. La stampa sono io.
Arkadian le restitu il sorriso. Allora direi che lagente non sta facendo un buon lavoro.
Fortunatamente per tutte le persone coinvolte, lei non ricorda nulla.
Gi, che fortuna.
Ne ha passate tante. Ci vuole tempo per queste cose.
Liv diede nuovamente unocchiata al prete, cercando di capire che cosa potesse sapere rispetto a
ci che lei voleva tenergli nascosto.
Che cosho passato, esattamente?
Arkadian parve sorpreso.
Dico davvero. La mia memoria  talmente confusa che non riesco a distinguere ci che  reale
da ci che non lo . Mi sarebbe davvero daiuto se potesse spiegarmelo lei.
Che cosa vuole sapere?
Tutto.
Arkadian appoggi sul letto la seconda busta, le prese la mano e inizi a raccontare. Cominci
da quando suo fratello era apparso in cima alla Cittadella; con delicatezza affront largomento della
sua morte e di ci che avevano scoperto durante lautopsia, e termin con i fatti accaduti allaeroporto,
dove Oscar era morto facendo da scudo a una granata destinata a tutti loro. Arkadian era stato ferito da
unarma da fuoco e Liv era stata colpita, aveva perso conoscenza ed era ricomparsa qualche ora dopo,
accompagnata fuori dalla Cittadella da Gabriel. Quando lispettore ebbe terminato, Liv guard il prete,
che non ricambi lo sguardo. La storia raccontata dettagliatamente da Arkadian, con la metodicit e la
precisione di un ispettore di polizia navigato, aveva dissolto la nebbia in quasi tutti i recessi della sua
mente. Adesso ricordava tutto, tranne ci che le premeva di pi: che cosa le era successo dentro la
Cittadella.
Grazie, disse ad Arkadian, stringendogli la mano.
Di nulla. Lui liber la mano e la infil in tasca. La faranno uscire presto da qui. Le porse
un biglietto da visita. Quando succeder, vorrei che mi desse un colpo di telefono. Il minimo che
posso fare  accompagnarla allaeroporto. Abbass lo sguardo sul braccio fasciato. O chiedere a
qualcuno di accompagnarci. Si chin e le diede un bacio sulla fronte, come faceva suo padre per darle
la buonanotte quando era piccola e il mondo era un luogo molto pi sicuro. Abbia cura di s, le
augur mentre si alzava e si dirigeva alla porta.
Che cosa c nellaltra busta?
Una cosa per la signora Mann, rispose.  qui in fondo al corridoio.
Me la saluti, disse Liv.
Lo far.
E mi saluti anche Gabriel... quando lo vede.
Oh, questo lo far lei stessa. Non possono trattenerlo in eterno, e io non lo sto accusando di
nulla, anche se mi ha iniettato dellanestetico. Sono sicuro che uscir prima di quanto lei creda.
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CAPITOLO 12.
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Stazione di polizia, distretto centrale di Ruin
GABRIEL Mann venne spinto a testa avanti oltre una porta tagliafuoco, dalla stessa guardia
tarchiata che lo aveva ammanettato con le braccia dietro la schiena pochi minuti prima. Si trovava nel
settore delle celle sotto la stazione di polizia di Ruin, un labirinto di soffitti bassi, pareti irregolari e
corridoi angusti, scavato centinaia di anni prima nel sottofondo roccioso della citt. I tubi al neon
gettavano bagliori verdi sui muri dipinti di grigio, e davano limpressione di trovarsi nel ventre di un
edificio che non si sentiva tanto bene.
Nemmeno Gabriel si sentiva bene.
Aveva appena avuto un colloquio con il suo legale, che gli aveva spiegato di che cosera
accusato. Avevano trovato tre cadaveri in un hangar dellaeroporto, dove la polizia sapeva per certo che
lui era stato; due erano stati uccisi da una nove millimetri e la sua mano era risultata positiva al guanto
di paraffina; era anche stato ripreso da una telecamera allobitorio cittadino nella fascia oraria in cui i
cadaveri erano stati trafugati; e aveva aggredito un ispettore di polizia con una siringa ipodermica piena
di ketamina. Senza dubbio era stata questultima accusa ad assicurargli il trattamento irriguardoso da
parte del secondino. Quasi tutte le altre sarebbero decadute, ma ci voleva tempo, e lui non ne aveva.
Gabriel aveva pi volte ripercorso mentalmente tutto ci di cui era stato testimone nella
Cittadella, cercando di trovarvi un senso. Non sapeva perch gli avessero permesso di andarsene in giro
liberamente portando via la ragazza, ma sapeva che si trattava di una fuga soltanto temporanea.
Qualunque cosa fosse successa a Liv in cima alla Montagna prima che lui la trovasse, che avesse
scoperto il Sacramento o no, era del tutto irrilevante: i Sancti avevano giurato di proteggere il grande
segreto della Montagna, perci avrebbero ricomposto i ranghi e preso provvedimenti per mettere Liv a
tacere. Era in pericolo di morte, e cos pure lui e sua madre, ma finch fosse rimasto chiuso l dentro
non avrebbe potuto proteggere nessuno. Lunica possibilit era la fuga, solo che non sapeva proprio
come metterla in atto.
Aveva esaminato ledificio, mentre lo percorreva, in cerca di possibili vie di fuga. Ogni porta
che avevano oltrepassato dava su altre serie di celle, alcune con prigionieri e altre deserte. La stanza
degli interrogatori si trovava un piano pi su, il che significava che il settore delle celle era in una
specie di seminterrato. Lunico modo per entrare o uscire era il cancello automatico che aveva superato
scendendo.
Gabriel vide la sua cella e inizi a rallentare, ma un altro spintone lo costrinse a proseguire.
Recuper lequilibrio e continu a camminare, mentre la sua mente rifletteva sulle possibili
implicazioni: era stato tenuto in isolamento fino a quel momento, ed era contentissimo della cosa. Una
nuova cella poteva significare anche dei compagni di prigionia. Ed era meglio di no.
Intanto continuavano a inoltrarsi nel labirinto. La vernice alle pareti formava delle bolle dove i
sali minerali affioravano dalla roccia, e nessuno si era dato la pena di sistemarla. In quella zona cerano
meno celle, e quelle che aveva visto erano tutte vuote. Cera anche un odore di umidit pi forte.
Lodore di un luogo non abitato. Arrivati in fondo al corridoio, un altro brusco spintone sped Gabriel
attraverso lennesima porta tagliafuoco e dentro una breve galleria divisa a met da una parete di
sbarre. Oltre le sbarre cera una cella con un gabinetto dacciaio senza sedile, una stretta panca
incassata nel muro e un uomo cos grosso da far sembrare lambiente una stanzetta per bambini.
Infila le mani tra le sbarre, ordin il poliziotto.
Il gigante fece un enorme passo avanti, coprendo tutta la larghezza della cella, e infil tra le
sbarre due polsi grossi come i polpacci di un corridore. I suoi occhi fissarono Gabriel per tutto il tempo.
Questi venne afferrato da dietro e sbattuto di lato contro il muro. Muovi un muscolo e ti centro
con il taser, chiaro? Lalito delluomo odorava di caff e sigarette.
Gabriel annu e sent la tensione allentarsi appena la guardia rivolse la propria attenzione al
gigante. Era rimasto sorpreso quando quella specie di tarchiato sollevatore di pesi che era il secondino
si era presentato da solo per riaccompagnarlo in cella, ma adesso capiva il perch: un solo poliziotto
significava meno testimoni.
Alz gli occhi sul rilevatore antincendio e la telecamera a circuito chiuso, entrambi fissati al
condotto che correva lungo tutto il corridoio; una telecamera di vecchio tipo, di quelle che trasmettono
immagini sgranate in bianco e nero e nessun suono. Le riprese dovevano essere convogliate alla sala di
controllo davanti alla quale era passato prima di arrivare al cancello principale; probabilmente in quel
momento cera un altro poliziotto che li stava osservando, pronto a mandare rinforzi se fosse stato
necessario. Solo che la telecamera non era puntata verso la cella, quindi nessuno poteva vedere che
cosa capitava l dentro. E una volta che la guardia se ne fosse andata via chiudendo la porta a chiave, a
nessuno sarebbe importato.
Torn a guardare la figura mostruosa di l dalle sbarre. Il gigante lo fissava con occhi gelidi e
minacciosi, preannunciando uno scontro. Gabriel sostenne il suo sguardo, ben sapendo che volgere gli
occhi altrove non gli avrebbe risparmiato nulla. Quelli delluomo erano infossati in una faccia piatta,
con un caschetto di capelli biondi da bravo ragazzo: forse laveva strappato dal cranio di un agente
assicurativo per poi indossarlo a mo di cappello.
Gabriel ricambi ancora per un momento lo sguardo di quegli occhi imperscrutabili, poi osserv
il resto dellenergumeno. Era immenso, la caricatura di un uomo scolpito in un ammasso di muscoli. La
camicia di cotone lo conteneva a malapena, le maniche arrotolate sugli avambracci massicci. Le
manette parevano ridicole e minuscole intorno ai polsi giganteschi, sui quali Gabriel not qualcosa che
lo mise in allarme. Era limmagine azzurra e un po confusa di un tatuaggio da galera. Generalmente la
grandezza del tatuaggio era proporzionale al tempo trascorso in prigione. E quello era enorme. Ma non
era il passato criminale del gigante a preoccuparlo, e nemmeno le sue dimensioni minacciose, bens ci
che il tatuaggio rappresentava: il grande disegno, realizzato versandosi inchiostro sul braccio e
conficcandosi ripetutamente uno spillo nella pelle per fissarlo per sempre, era una croce. In qualche
momento del suo oscuro passato di mostro rimbambito dagli steroidi, luomo aveva trovato la luce di
Dio. E adesso la Chiesa aveva trovato lui, ed evidentemente aveva deciso di mandarlo in missione per
raggiungere il proprio scopo malvagio.
Ora la fuga non era pi una possibilit, ma una necessit. Una volta che la guardia fosse sparita
in fondo al corridoio, lui sarebbe rimasto da solo, imprigionato nelle viscere della terra con quel mostro
devoto a Dio. Se non avesse agito immediatamente, non sarebbe mai uscito vivo da l.
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CAPITOLO 13.
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Stanza 406, ospedale Davlat Hastenesi
KATHRYN Mann fiss loggetto che era appena scivolato sul suo letto dospedale dalla busta
della polizia.
Arkadian non si era fermato molto. In entrambi era vivo il ricordo dellultima volta in cui si
erano incontrati, perci aveva fatto la sua offerta di pace e se nera andato.
Era tra le cose di suo padre, le aveva detto. Dentro c un messaggio per lei. Ho pensato che
dovesse averlo.
Nella busta, Kathryn aveva trovato un libro rilegato in pelle, chiuso da una fettuccia avvolta
intorno a un bottone fissato alla copertina. Nel vederlo le erano venute le lacrime agli occhi. Era un
diario, come quelli che usava suo padre. Prese dal comodino gli occhiali da lettura, poi con cura sciolse
la fettuccia. Sulle due pagine centrali trov un appunto scritto nella grafia ordinata del padre:
Mia carissima Kathryn,
mio amore e mia luce. Credo che adesso il mio compito sia terminato e che questa volta il mio
ritorno a Ruin sar per sempre. Spero di sbagliarmi, ma temo di no. Non importa. Ho vissuto a lungo,
e tu hai riempito questi anni di affetto e di gioia. Se vivr, manterr la mia promessa e ti mostrer il
prossimo passo, come ti ho sempre detto. In caso contrario, dovrai scoprirlo da sola e decidere se
perdonarmi.
Sappi solo che se ti ho tenuto nascosto qualcosa, lho fatto per il tuo bene e perch mio nipote
fosse al sicuro.
Da un bacio a Gabriel da parte mia, e accendi una candela al mio nome, cos potr ancora
parlarti.
Con tutto il mio amore, ora e sempre,
Oscar de la Cruz
Tutte le altre pagine erano bianche. Kathryn lesse di nuovo lappunto per vedere se le fosse
sfuggito qualcosa, ma le rimase oscuro come la prima volta. Che cosa le aveva nascosto? Era sempre
stata convinta che non ci fossero segreti tra loro, che si dicessero tutto; solo ora, dopo la sua morte,
aveva scoperto che non era cos.
Ricordava che il padre, fin da quando era bambina, le aveva spiegato che loro erano diversi
dalle altre persone, che erano discendenti dei Mala, la pi antica trib della terra, conquistati da unaltra
trib che aveva cercato di distruggerli e seppellire la sapienza di cui erano custodi. Le aveva mostrato il
loro simbolo segreto, insegnato la lingua dei Mala, e le aveva rivelato la missione assegnata loro per
riportare ordine nel mondo. Ma le aveva nascosto qualcosa di tanto importante che si era poi sentito in
dovere di confessarglielo dalla tomba. Forse non lo conosceva bene come aveva creduto.
Persino quellappunto conteneva qualcosa che strideva con il suo ricordo di lui. Era sempre
stato cos attento alle parole, insisteva sulla precisione perch diceva che le parole portavano il fardello
pi prezioso di tutti: il significato. Eppure l cera un errore: le aveva chiesto di accendere una candela
non in suo nome, ma al.
Poi cap.
Non era affatto un errore.
Quando era ragazza, il padre le aveva anche insegnato come custodire i segreti: uno dei metodi
consisteva nello scrivere un messaggio su carta con il succo di limone al posto dellinchiostro. Una
volta asciutto, il succo di limone era invisibile, ma gli acidi alteravano la carta, cosicch avvicinando
una fiamma al foglio le scritte si scurivano permettendo di leggere le parole nascoste. Quando Oscar le
aveva scritto di accendere una candela al suo nome per poterle parlare ancora, intendeva esattamente
questo.
Cera un altro messaggio nello spazio bianco sotto la firma. Tutto quello che le occorreva per
leggerlo era una fiamma.
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CAPITOLO 14.
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Stazione di polizia, distretto centrale di Ruin
IL corpo di Gabriel traboccava di adrenalina, la mente vagliava tutti gli scenari possibili. Se
fosse rimasto da solo nella cella con il gigante, sarebbe morto. Doveva fare qualcosa allistante, prima
che la guardia lo rinchiudesse. Diede unocchiata al soffitto della prigione: nel punto pi alto era a
meno di trenta centimetri dalla sua testa. Non cera tanto spazio di manovra. Fortunatamente la guardia
era bassa, il che gli concedeva qualche centimetro in pi, per aveva anche il fisico di un sollevatore di
pesi, ed era armata: oltre al taser aveva un manganello e uno spray urticante fissato alla cintura. Se non
altro non aveva armi da fuoco.
Un forte rumore metallico risuon nello spazio angusto quando la guardia apr la serratura della
cella. Gabriel si scost impercettibilmente dalla parete, le spalle al poliziotto, il peso caricato sui talloni
e le ginocchia leggermente piegate in una postura bilanciata e scattante.
Mille lire se mi metti in unaltra cella, disse.
Alle sue spalle arriv un grugnito di scherno. E che cosa fai, mi firmi un assegno?
Gabriel scosse la testa. Contanti. Subito.
Puntava sul fatto che laltro fosse un secondino allantica e non disdegnasse lidea di
arrotondare la paga. Il denaro sonante era una droga per un poliziotto corrotto, e come un drogato
qualunque non avrebbe badato alla provenienza pur di farsi la sua dose.
E dove le prendi mille lire?
Me le ha appena passate il mio avvocato. Sono nella tasca destra. Portami in unaltra cella e
sono tue.
Ci fu un attimo di silenzio. A Gabriel pareva quasi di udire gli ingranaggi che giravano nel
cervello delluomo.
Sent qualcosa che gli premeva contro le reni. Muovi un dito e ti sparo con il taser, dritto nella
spina dorsale. E se scopro che quella tasca  vuota, terr il dito sul grilletto finch te la fai sotto,
chiaro?
Gabriel annu. E la nuova cella?
Di quello parleremo dopo.
Gabriel si pieg leggermente verso terra, fissando un punto della parete in cui la superficie
grezza sporgeva appena. Sent la guardia che cercava la sua tasca, poi ci infilava la mano per prendere
quello che in realt era un biglietto da visita del suo avvocato.
Nel corso delladdestramento militare, Gabriel era stato sottoposto a varie sessioni di
desensibilizzazione alla tortura. Leffetto del taser, per esempio, non dipendeva dalla corporatura e
dalla forma fisica: cerano uomini robusti che crollavano come sacchi di patate, mentre altri si
riprendevano quasi subito. Lui aveva avuto una reazione di media entit, non era rimasto
completamente paralizzato ma quasi, perci sapeva che se non ce lavesse fatta al primo tentativo non
avrebbe avuto una seconda occasione. Un colpo alla colonna vertebrale avrebbe mandato in tilt il suo
sistema nervoso, e si sarebbe ritrovato chiuso in cella con il gorilla biondo prima ancora di essersi
ripreso. Si concentr sugli elettrodi, che gli premevano pi forte contro la schiena mentre la guardia si
chinava in avanti. Tempismo e rapidit erano tutto. La guardia si chin di pi, toccando con le dita il
biglietto da visita in fondo alla tasca. Gabriel scatt.
Slanci i polsi ammanettati verso destra per colpire il taser puntato alla sua schiena.
Contemporaneamente sollev la gamba intrappolando la mano del poliziotto nella tasca, e scalci forte
contro il muro usando la sporgenza come punto di appoggio. Nel raddrizzarsi, fece scivolare le braccia
ammanettate sulla testa della guardia, in posizione perfetta, e gliele strinse intorno al collo il pi forte
possibile mentre il crepitio prodotto dal taser lacerava laria nello spazio angusto.
Il braccio destro di Gabriel, stretto al collo delluomo, perse completamente forza appena la
scarica a cinquantamila volt lo colp. Sentendo che stava mollando la presa, cominci a tirare con il
braccio sinistro, facendo appello a tutte le sue risorse. Entrambi barcollarono allindietro finendo contro
il muro. Gli elettrodi si conficcarono ancora pi in profondit nella carne di Gabriel e anche il braccio
sinistro cominci a indebolirsi. La guardia inizi a dimenare la testa per liberarsi non appena sent la
pressione allentarsi.
Gabriel si lasci cadere a terra. Limpatto fu forte, ma fu la guardia ad avere la peggio. In
seguito allurto il taser si stacc dal braccio del prigioniero, che a quel punto pot aggrapparsi al collo
taurino delluomo con tutte due le braccia. Rotol verso destra e spost il peso sopra di lui. Il secco
crepitio del taser ricominci, ma stavolta non aveva importanza: ogni volta che il taser colpiva il
braccio di Gabriel lo trasformava in un peso morto che esercitava una pressione ancora maggiore sul
collo dellagente.
Il collo umano ha tre punti deboli che possono essere sfruttati per soffocare una persona:
larteria carotidea, la giugulare e la trachea; tutte tre trasportano ossigeno nel corpo. Se una sola viene
bloccata, anche per breve tempo, si produce dunque una carenza di ossigeno e una graduale perdita di
conoscenza. Se vengono bloccate tutte e tre, la cosa accade in pochi secondi.
Ce ne vollero circa dieci perch la guardia perdesse i sensi.
Fu luomo stesso ad accelerare il processo. Muovendosi freneticamente per colpire con il taser,
non faceva che bruciare il poco ossigeno rimastogli in circolo mentre Gabriel restava in posizione,
spostando di volta in volta la presa sul braccio pi forte per resistere alla tempesta elettrica, finch
luomo smise di muoversi e il taser cadde a terra. Gabriel alz gli occhi sul gigante, assicurandosi che
larma non fosse alla sua portata: il suo viso era di una calma inquietante, le mani enormi unite davanti
a s come in preghiera. E adesso che cosa vorresti fare? domand con un tono sorprendentemente
dolce. Che in-ten-zioni hai? Speri di uscire su cauzione prima che lui si risvegli?
Gabriel lo ignor. Sentiva che il sangue ricominciava a scorrergli nelle dita, e altrettanto
velocemente sarebbe tornato a scorrere nel cervello della guardia: non aveva molto tempo. Prese le
chiavi dalla cintura delluomo, trov quella piccola delle manette e la infil a fatica nella serratura. Le
sue mani furono di colpo libere, con un misto di dolore e di sollievo. Si massaggi i polsi dolenti e
feriti, poi rapidamente cominci a spogliare la guardia.
Ti piacciono i maschietti? lo schern la voce melliflua alle sue spalle.
Gabriel tolse la camicia al poliziotto e la indoss sopra la propria. Mi piace la libert, rispose,
abbottonandosi e poi ripetendo loperazione con i pantaloni delluniforme. Se li infil senza fatica
sopra i calzoni da carcerato, ma erano troppo larghi in vita, e troppo corti di gamba. Se li sistem bassi
sui fianchi, ci infil dentro la camicia e strinse bene la cintura. Proprio in quel momento la guardia si
mosse. Gabriel lafferr sotto le spalle e la trascin fino alla cella, prestando attenzione a non
avvicinarsi troppo al gigante. Prese le manette da terra, gliene fiss una al polso e laltra alle sbarre
della cella: in quel momento luomo riprese i sensi. Rote gli occhi, mise a fuoco Gabriel e si slanci in
avanti. Lui fece un balzo indietro, e lanello delle manette sbatt forte contro la sbarra trasversale pi
bassa, bloccandolo con uno strattone. Luomo guard che cosa lo tratteneva, poi di nuovo Gabriel,
giusto in tempo per prendersi una spruzzata di spray urticante in faccia. Con la gola strozzata emise un
ansito stridulo e cadde a terra, tossendo e sfregandosi gli occhi infiammati con la mano libera.
Gabriel si allontan dalla nuvoletta di spray e prese dalla tasca della divisa un pacchetto di
sigarette.
Quella roba ti far male, disse il gigante da dietro le sbarre.  can-ce-ro-ge-na.
Gabriel tir fuori un accendino usa e getta da dentro il pacchetto e si infil una sigaretta tra le
labbra. S, ma quello che non ti ammazza, disse, accendendo la fiamma, ti rende pi forte.
Accese la sigaretta, fece una lunga boccata, poi alz la testa verso il soffitto e soffi fuori il
fumo verso lallarme antincendio.
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CAPITOLO 15.
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LAGENTE Lunz scatt in avanti sulla sedia. Stava fantasticando di pescare nel suo laghetto
preferito ai piedi dei monti Taurus, quando lo squillo della campanella lo aveva riportato di colpo alla
realt. Osserv la serie di monitor con il cuore che batteva forte, in cerca di un indizio di ci che aveva
fatto scattare lallarme.
Le immagini erano confuse anche in condizioni normali, ma con gli irroratori che adesso
spruzzavano nei corridoi una nebbiolina dacqua non si vedeva praticamente niente. Lunz sentiva il
rumore attutito dei circa venti detenuti che picchiavano sulle pareti e si lamentavano a gran voce,
fradici nelle rispettive celle. O almeno sperava che il frastuono fosse dovuto a quello. Si domand
quanto ci sarebbe voluto prima che arrivassero i rinforzi: il sistema dallarme si inceppava di continuo,
perci i tempi di reazione si erano allungati. Anche le telecamere non funzionavano pi bene, tutto
limpianto andava sostituito, ma la citt non voleva pagare. Forse il fatto che stavolta fossero partiti gli
irroratori li avrebbe convinti a ripensarci.
Allung la mano per spegnere lallarme, ma si ferm vedendo una sagoma scura apparire su
uno degli schermi. Era un uomo che avanzava a fatica sotto gli spruzzi, coprendosi la faccia con un
braccio. Era nel settore D, dallaltra parte delledificio. Lunz si sistem gli occhiali sul naso e si
avvicin al monitor: la figura usc da uninquadratura ed entr in unaltra, marciando deciso nella sua
direzione.
Lunz guard la porta chiusa della sala di controllo. Oltre quella, un cancello di sbarre dacciaio
si frapponeva tra lui e chiunque si stesse avvicinando. Apr un cassetto di sicurezza della scrivania e
prese la pistola nella fondina. Con quel peso rassicurante in mano, intanto che aspettava che arrivassero
i rinforzi. continu a osservare la sagoma scura che si spostava di monitor in monitor avvicinandosi
man mano. Tutti gli altri monitor rimanevano vuoti: evidentemente non si trattava di una sommossa.
Inoltre la sagoma era in abiti scuri, il che significava che doveva essere una guardia; tutti i detenuti
avevano le T-shirt verde oliva avanzate allesercito. Luomo doveva essere stato sorpreso dagli spruzzi
degli irroratori. Lunz controll unultima volta che gli altri monitor fossero vuoti, poi si alz dalla sedia
e si diresse nel corridoio, portando con s larma per precauzione.
Fuori il sibilo dellacqua era molto pi forte. Lunz scrut tra le sbarre e la pioggia finch vide
apparire una figura in uniforme in fondo al corridoio, che avanzava faticosamente verso di lui nella
foschia. Luomo grid qualche parola, ma la sua voce fu coperta dal sibilo e dal braccio che si teneva
sulla faccia.
Lunz sent che qualcosa non andava. Apr il fermo della fondina ed estrasse la pistola. Tutto
bene? url.
La figura continuava ad arrancare alla cieca lungo le pareti bagnate, tastando con una mano per
farsi strada e sfregandosi il viso con laltra. Spray urticante, grid. Qualcuno mi  saltato addosso e
mi ha preso le chiavi.
Lunz guard oltre la figura, verso la porta chiusa in fondo al corridoio.
Gli avevano preso le chiavi.
Lo avevano aggredito con lo spray urticante.
Non era un falso allarme, era un problema concreto.
Inghiott aria umida, cercando di schiarirsi i pensieri. Si immagin una serie di braccia che si
infilavano tra le sbarre di una cella in fondo alledificio, provando le varie chiavi. Quanto tempo ci
sarebbe voluto perch trovassero quella giusta?
La guardia barcollante arranc per gli ultimi metri di corridoio e and a sbattere pesantemente
contro il cancello, piegandosi in due in un accesso di tosse. Anche se i detenuti erano usciti e stavano
gi avanzando per il corridoio, Lunz aveva comunque il tempo di aprire il cancello, far entrare la
guardia e richiudere. Poteva farcela. Ma doveva muoversi. Rientr nella sala di controllo, premette un
pulsante sul bancone e torn al cancello proprio mentre si apriva. Luomo era ancora piegato in due,
tossiva e ansimava, e con tutte due le mani si sfregava furiosamente la pelle del viso in fiamme. Lunz
gli afferr un braccio e lo sollev da dietro mentre un altro frastuono risuonava nel corridoio, e una
voce alle sue spalle lo fece sobbalzare.
Che cos successo?
La squadra di rinforzo era arrivata.
Unevasione nel settore D, rispose Lunz.
I due agenti si precipitarono fuori, armi in pugno, ma si fermarono appena prima della pioggia
dacqua. Chiudi gli irroratori!
Lunz si precipit di nuovo nella sala di controllo e premette un pulsante per bloccare il sistema
antincendio, poi prese il telefono e compose frettolosamente un numero. Abbiamo un infortunato che
sta salendo su dalle celle, disse, osservando sui monitor i due poliziotti che correvano lungo il
corridoio gocciolante. Una guardia si  beccata dello spray urticante in piena faccia. La sto portando
di sopra. Riagganci il telefono proprio mentre i due poliziotti entravano nel corridoio principale.
Ancora nessun movimento sugli altri monitor: chiunque avesse aggredito la guardia, non era ancora
riuscito a evadere dalla cella. Lunz cominci a rilassarsi un pochino. Non vide la figura che si sollevava
alle sue spalle, n avvert il leggero odore di pepe, finch uno spruzzo gli schizz in bocca, togliendogli
il fiato.
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CAPITOLO 16.
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Stanza 406, ospedale Davlat Hastenesi
CERANO striature grigie sulla maniglia e sulla tasca laterale della sacca da viaggio di Liv,
tracce di polvere di grafite usate dalla Scientifica che laveva esaminata.
Ci che conteneva pareva una capsula del tempo arrivata da una vita precedente: abiti, oggetti
da bagno, penne, taccuini. Liv rovesci tutto sul letto e scosse la borsa per far uscire il computer
portatile incastrato sul fondo. Anche su quello cerano tracce di polvere di grafite, e odorava
leggermente dei vapori della colla che usavano per rilevare le impronte. Premette il tasto di accensione,
ma non accadde niente. I tecnici della polizia avevano evidentemente curiosato nel disco rigido,
scaricando la batteria. Liv aveva un cavo, ma con la spina del Nordamerica, che non andava bene per le
prese della Turchia meridionale. Rivolt la sacca e apr la tasca laterale. Con sua sorpresa, il passaporto
era ancora l. Lo prese e osserv la copertina blu rovinata con lo stemma al centro e le parole UNITED
STATES OF AMERICA scritte sotto. Non si era mai ritenuta particolarmente nazionalista o
sentimentale, ma a vederlo ora le venne da piangere. Voleva disperatamente tornare a casa.
Le altre due cose che trov, in effetti, non contribuirono molto a migliorare il suo fragile stato
emotivo. La prima era un mazzo di chiavi. Ripens a quando aveva chiuso la porta del suo
appartamento e le aveva gettate nella sacca correndo sul taxi che doveva portarla in aeroporto. La
seconda era una custodia di carta con la scritta FOTO IN UNORA su un lato. Dentro cera una serie di
stampe su carta lucida, immagini scattate durante una gita a New York. Ritraevano lei, di qualche anno
pi giovane, insieme con un uomo alto e biondo che le assomigliava moltissimo. Era lultima volta che
aveva visto suo fratello Samuel vivo. Rimise le foto nella custodia prima di lasciarsi sopraffare dalle
emozioni, e guard il mucchietto di oggetti sparsi sul letto, cercando di ignorare il loro valore affettivo
e di vederli invece come una serie di strumenti utili alla fuga.
Aveva abbastanza vestiti, ma niente contanti, e la carta di credito aveva gi superato il limite di
spesa quando aveva acquistato il biglietto aereo per venire l. Poi cera il piccolo problema del prete e
del poliziotto di guardia in corridoio. Se fosse riuscita a creare un diversivo, forse avrebbe potuto
sgattaiolare fuori dalla stanza mentre erano distratti. Pens al personale medico che entrava nella sua
stanza a intervalli regolari: forse qualcuno di loro poteva aiutarla, anche se, con lonnipresente prete,
non aveva idea di come affrontare largomento, figurarsi comunicare un piano di fuga. Probabilmente
tutto il personale era stato controllato e istruito perch riferisse di qualunque contatto.
Scivol fuori dal letto, facendo attenzione a non lasciar cadere niente sul pavimento, e and alla
finestra. Limprovvisa luminosit dietro le persiane rovinate le fece socchiudere gli occhi, ma ci che
vide fuori non le fu daiuto. Cera un salto di quattro piani buoni rispetto allacciottolato della strada, e
unirritante veduta sulla scala antincendio che scendeva dal palazzo di fronte. Cera anche la Cittadella,
minacciosa e inquietante, che svettava oltre i tetti e oscurava lorizzonte come una sentinella in allerta.
Torn a concentrarsi sulla stanza, rifacendo mentalmente linventario di tutto ci che conteneva e
valutando ogni singola cosa come possibile strumento di fuga.
A parte il televisore e il letto, cera ben poco: un tavolino con sopra una tazza di plastica e una
caraffa dacqua; una serie di interruttori sopra il letto; una busta di plastica appesa alla parete con
dentro la sua cartella clinica. Dal soffitto penzolava il cordino del campanello demergenza, con in
fondo limpugnatura rossa, grande abbastanza perch anche una mano indebolita potesse afferrarla. Liv
pens a che cosa sarebbe successo se avesse tirato il cordino. Negli ultimi giorni aveva avuto modo di
sentire le reazioni ad altre chiamate demergenza: voci e passi che risuonavano precipitosi nelle stanze
vicine. Ma anche se il rumore e la confusione fossero riusciti a creare un diversivo sufficiente a
distrarre il prete per un momento, tutte le attenzioni sarebbero state rivolte a lei, e sarebbe stato quasi
impossibile parlare a qualcuno, o passargli un biglietto, senza essere vista. Doveva pensare a un altro sistema.
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CAPITOLO 17.
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Stazione di polizia, distretto centrale di Ruin
LA tromba delle scale che portava al reparto detenzione echeggiava dei passi tonanti dei
poliziotti accorsi allallarme. Gabriel li incroci mentre saliva, ma nessuno gli diede pi che
unocchiata. A tutti era arrivato il messaggio che a una guardia era stato spruzzato spray al peperoncino
in faccia, e quindi incontrandone una - che faticava a respirare, aveva gli occhi gonfi e semichiusi ed
era sorretta da unaltra guardia - correvano oltre per raggiungere i bastardi autori dellaggressione.
Gabriel sorreggeva la guardia, il braccio stretto alla sua vita, contro il muro la mano invisibile
che gli puntava la pistola allinguine perch non aprisse bocca. Nellaltra mano aveva una
ricetrasmittente, presa nella sala di controllo, con cui fingeva di parlare perch nessuno gli rivolgesse la
parola, e anche per nascondere buona parte del viso.
Arrivati in cima alle scale, allaltezza della porta tagliafuoco, incrociarono unaltra coppia di
poliziotti che si precipitava gi per i gradini. Gabriel li lasci passare e si infil in un breve corridoio.
Davanti a s, attraverso la finestrella quadrata di una porta, vedeva la sala accettazione. Costrinse
lagente a camminare, spingendogli pi forte la pistola nellinguine per ricordargli che era sempre l.
Quando furono a pochi metri dalla porta, Gabriel si incastr la ricetrasmittente sotto il mento,
prese la bomboletta spray dalla cintura e la spruzz di nuovo in faccia alla guardia. Poi si infil la
pistola sotto la camicia, nella cintura, ed entr di slancio nella sala piena di poliziotti.
Tutti si voltarono a guardare, attirati dallattacco di tosse che accompagn la loro entrata. I due
poliziotti pi vicini si precipitarono a sorreggere la guardia che si contorceva. Gabriel lasci che la
prendessero e subito saett verso luscita. Lho portato fin su nellatrio, latr nella ricetrasmittente.
Dove cazzo  lambulanza? Poi usc dalla porta principale e fu libero.
Non sapeva per quanto tempo la guardia sarebbe rimasta fuori combattimento, ma non per
molto, e ormai i poliziotti gi nel seminterrato dovevano aver capito come stavano le cose. La via in cui
si trovava era poco frequentata, ma quella pi avanti era affollata. Se fosse riuscito ad arrivare fino
allangolo e a mescolarsi tra la gente, avrebbe potuto farcela. Cerano circa sei metri da percorrere.
Gabriel tenne la ricetrasmittente premuta sul viso e lo sguardo fisso avanti, soffocando limpulso di correre.
Si infil tra i pochi passanti, mettendo pi persone possibili fra s e chi ben presto lo avrebbe
inseguito. Per terra cera bagnato a causa del recente acquazzone, anche se ormai non pioveva pi. La
cosa non offriva grandi vantaggi, ma lavrebbe sfruttata come poteva; se non altro i suoi vestiti, ancora
fradici per via degli irroratori antincendio, non avrebbero attirato tanto lattenzione.
Raggiunse langolo proprio quando una sirena cominci a suonare alle sue spalle.
Socchiudendo gli occhi per la luce intensa, si mise a camminare allo stesso ritmo della gente intorno e
gett la ricetrasmittente in un cestino. Doveva togliersi da quella strada appena possibile: una divisa da
poliziotto bagnata non era il travestimento migliore per un evaso.
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CAPITOLO 18.
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Stanza 410, ospedale Davlat Hastenesi
IL solo fatto di sentirsi sfidata a trovare il modo di leggere il messaggio nascosto di Oscar con
le limitate risorse a sua disposizione aveva dato a Kathryn, dopo giorni, un senso di speranza e uno
scopo.
Grazie al suo lavoro sapeva che occorrono essenzialmente tre cose per accendere un fuoco: del
combustibile, un accelerante e un innesco. Come combustibile aveva strappato due pagine della sua
cartella clinica, non osando prenderle dal diario del padre, e poi le aveva fatte a piccoli pezzi formando
un mucchietto sul davanzale della finestra.
Quanto allaccelerante, poteva trattarsi di qualunque cosa capace di attizzare il fuoco. Trov
quello che cercava nel distributore di gel disinfettante accanto alla porta, presente ormai in tutti gli
ospedali moderni. Letichetta diceva che quella marca in particolare era composta da un quaranta per
cento di alcol, che evaporava rapidamente lasciando la pelle asciutta e aveva propriet antisettiche. Ed
era anche un efficace accelerante.
Se ne vers una dose abbondante nella mano, lo spalm sul davanzale e poi ci mise sopra il
mucchietto di pezzi di carta, in modo che cominciassero ad assorbire le sostanze infiammabili mentre
evaporavano. Pi aspettava, pi la carta si sarebbe saturata, con maggiori probabilit di prendere fuoco.
Ma le mancava ancora un innesco, e per quello aveva bisogno che uscisse il sole.
Si sdrai sul letto, guardando dalla finestra la luminosa striscia di cielo tra le nuvole passeggere
di pioggia e la cima delle montagne. Aveva acceso cos il fuoco durante il suo ultimo viaggio con John.
Era stata una gita improvvisata, prima che Gabriel tornasse al college e il marito partisse per lIraq e lo
scavo dal quale non sarebbe pi tornato.
Avevano fatto unescursione fuori stagione sulla catena montuosa del Presidential Range, nel
New Hampshire, ed erano stati sorpresi da una tempesta anomala. Quando erano riusciti a raggiungere
lauto a noleggio nel punto in cui lavevano posteggiata, avevano scoperto che la batteria era scarica.
Cos erano tornati alla capanna di un ranger che avevano visto lungo il percorso, dove alcuni
escursionisti della domenica avevano usato tutta la legna da ardere senza preoccuparsi di rimetterne
altra. Lei e Gabriel avevano raccolto i rami caduti che avevano trovato, ma erano troppo umidi per
prendere fuoco. Non si erano nemmeno accorti dellassenza di John finch non era rientrato nella
capanna sventolando un calzino appeso a un lungo bastone, fradicio di gasolio preso dal serbatoio
dellauto. Avevano fatto una pila di rametti sopra il calzino, aspettando che i vapori permeassero il
legno, proprio come stava facendo lei adesso. Il gasolio non brucia bene, ma i ramoscelli impregnati di
vapori avevano preso a meraviglia. Erano rimasti l per la notte, tutti e tre abbracciati stretti, riscaldati
dal fuoco: la loro ultima volta insieme. Kathryn sorrise al pensiero, rammentando i loro visi illuminati
dalle fiamme mentre fuori imperversava la tempesta. Poi si rese conto che il calore che avvertiva non
era nella sua mente, ma sulla sua pelle e in tutta la stanza. Il sole era spuntato dalle nuvole.
Balz gi dal letto e si precipit alla finestra. I raggi del sole inondavano la strada di una calda
luce pomeridiana. Filtravano dalle nubi e presto sarebbero scomparsi di l dalle montagne lontane.
Doveva sbrigarsi.
Prese affannosamente gli occhiali da lettura che aveva sulla testa e li tenne sopra il mucchietto
di pezzi di carta, dove proiettarono un puntino di luce concentrata.
Sulla carta apparve una minuscola immagine del sole, e Kathryn cerc di tenerla ferma pi che
poteva. Il puntino luminoso si scur. Cominci a fumare. La carta si accartocci, ma non prese fuoco.
Kathryn spost gli occhiali, inseguendo il margine annerito con il puntino luminoso, concentrando il
calore sul poco materiale combustibile che aveva messo insieme. Un ricciolo rosso brill lungo il bordo
della carta, che diventava cenere ma ancora non prendeva. Kathryn la circond con le mani e ci soffi
sopra piano, cercando di non disperdere i pezzetti e di non dissolvere i vapori dellalcol di cui erano
intrisi. Continu a soffiare, in modo leggero e costante, concentrandosi sulla brace rossa fin quando
ebbe svuotato i polmoni. Poi, proprio quando non aveva quasi pi fiato, la carta finalmente prese fuoco
e la fiamma cominci a divorarla.
Kathryn afferr il diario sul letto e lo apr alla pagina centrale, dove aveva messo un segno
usando altri quadratini di carta strappata. Non sapeva quanto fosse lungo il messaggio nascosto, ma
aveva una quantit limitata di carburante e la fiamma bruciava in fretta. Strapp un pezzo di carta, lo
mise nel fuoco, poi avvicin delicatamente la pagina bianca alla fiamma.
Leffetto fu quasi istantaneo. Il calore scur la carta dove linchiostro acido laveva impregnata.
Il testo, scritto in modo da formare un Tau rovesciato, era come il riflesso allo specchio della prima
profezia con cui lei era cresciuta, e scritto nella stessa antica grafia. I suoi occhi scorsero i simboli
mala, la lingua della sua trib, traducendoli mentalmente.
La Chiave rivela il Sacramento
Il Sacramento diventa la Chiave
E la Terra intera tremer
La Chiave deve seguire la Mappa Celeste fino a Casa
E l spegnere il fuoco del drago entro un ciclo lunare
Altrimenti la Chiave perir, la Terra si frantumer
Una piaga si diffonder, ponendo fine ai giorni.
Kathryn rilesse tutto, cercando di trovare un senso nelle parole. Sembrava un avvertimento, ma
troppo incompleto perch lei riuscisse a comprenderlo.
Doveva esserci dellaltro.
Prese un pezzo di carta e aliment la fiamma morente. Il fuoco si consumava pi in fretta di
quanto avesse previsto, e la stanza cominciava a riempirsi di fumo. Volt la pagina del diario e la
avvicin alla fiamma.
Comparvero altre scritte, molte altre, ma il fuoco ardeva cos in fretta che non si sofferm
nemmeno a leggerle. Sapeva di aver quasi esaurito il combustibile, e la quantit di fumo nella stanza
cominciava a essere pericolosa, perci continu a sfogliare le pagine vicino al calore, una dopo laltra,
alimentando il fuoco finch non ebbe pi niente e la fiamma si ridusse e mor in unultima voluta di fumo.
Sent dei passi che si avvicinavano. Di l a un attimo qualcuno poteva entrare, con il prete al
seguito. Apr la finestra pi che pot, spazzando via le prove del piccolo fuoco. Lasci i vetri aperti, nel
tentativo di dissipare il fumo, e si strofin le mani con il gel disinfettante cercando intanto con gli occhi
un posto dove nascondere il diario. La stanza era spoglia, non cerano nascondigli. Kathryn si precipit
al letto e nascose il diario nellunico posto che le veniva in mente e che senza dubbio sarebbe stato il
primo a essere controllato: sotto il materasso.
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CAPITOLO 19.
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PADRE Ulvi ?im?ek sedeva nel corridoio dellospedale e si passava tra le dita i grani dello
scacciapensieri che portava sempre con s, ancora rimuginando sulla visita dellispettore di polizia.
Aveva mostrato un atteggiamento cos sprezzante e superiore, mettendo in dubbio la legittimit della
sua presenza come se lui non fosse nessuno.
Se solo avesse saputo...
Cont i grani tra le dita, pietre lisce riscaldate dalla sua mano: ce nerano diciannove infilati
sulla fettuccia di cotone, tutti ricavati da un particolare tipo di ambra che lui aveva scelto per il colore
scuro e rossastro. Diciannove grani, diciannove vite, ciascuna associata al ricordo di un volto. Li cont
mentalmente, muovendo piano le labbra nel ricordare il nome e la morte di ognuno.
Bench indossasse un abito talare, il sevizio che Ulvi prestava alla Chiesa era pi specialistico.
Si considerava un soldato di Dio, addestrato dal Paese in cui era nato ma ora arruolato da un sovrano
pi alto. I grani gli ricordavano il suo passato - nella Turchia occidentale, vicino allantico confine con
la Grecia - e mentre altri della sua stessa fede snocciolavano il rosario per purificarsi dai peccati lui
utilizzava quei grani per ricordare sempre da dove veniva e che cosaveva fatto. Le macchie sulla sua
anima erano troppo estese per poter essere lavate in questo mondo. E il mondo era imperfetto, solo Dio
era puro. Perci Ulvi non si illudeva di poter migliorare se stesso in terra, o di poter espiare i suoi
peccati: era ci che era, un oscuro strumento per il luminoso scopo del Signore. Dio stesso lo aveva
fatto cos, solo Lui avrebbe potuto giudicarlo quando fosse venuto il momento.
Ulvi arriv in fondo al suo filo di ricordi e rimise lo scacciapensieri in tasca. Lo sent tintinnare
mentre scivolava sotto il telefono cellulare e contro il coltello di ceramica; la sua lama affilata come
vetro era invisibile al metal detector con cui era stato controllato allinizio del turno. Nella giacca
custodiva anche una siringa ipodermica, una bustina di sedativo in polvere e una boccetta di aconitina,
un veleno vegetale. Portava sempre tutto con s da quando i poliziotti si erano abituati a vederlo l e i
controlli di routine si erano fatti meno accurati.
Guard il poliziotto stravaccato sulla sedia, distratto. Stava ancora leggendo il giornale, come
ogni giorno, partendo dalle ultime pagine dello sport per poi tornare indietro, seduto tanto scomposto
che il mento quasi toccava i bottoni della camicia di ordinanza. Evidentemente era della stessa pasta del
suo superiore: arrogante, sprezzante, stupido.
Pazienza.
Una guardia annoiata era facile da gestire: verso la fine del turno di notte, quando lospedale
sprofondava nel silenzio, Ulvi si sarebbe offerto di fargli un caff nel cucinino del personale in fondo al
corridoio per aiutarlo a stare sveglio, e gli avrebbe versato il sedativo in polvere nella tazzina.
Immaginava gi lespressione sul viso ottuso delluomo quando, risvegliandosi la mattina con i postumi
della sedazione, avrebbe scoperto che tutte e tre le persone di cui aveva la responsabilit erano morte
nei loro letti. Gli sarebbe piaciuto assistere alla scena. Gli sarebbe piaciuto anche vedere la faccia di
quellispettore borioso, ma a quel punto Ulvi sarebbe stato ormai lontano, impegnato in unaltra
missione, per servire Dio nel suo tetro modo. Si appoggi allo schienale della sedia, pi calmo ora che
lattesa era quasi finita.
Entro domattina, diceva il messaggio.
Si domand se ci fossero altre persone coinvolte, agenti come lui che avevano ricevuto lo stesso
ordine. Data la natura delicata del suo mestiere, Ulvi lavorava sempre da solo, in modo che non si
potesse risalire ai suoi capi se le cose fossero andate male. Ma sarebbe andato tutto liscio, perch lui era
pi che adatto a quellincarico.
Infil la mano nellaltra tasca e raccolse nel palmo tre grani liberi, come tre gocce solide di
sangue fresco che aspettavano di essere infilate nella fettuccia nera del suo personale rosario. Se li
rigir tra le dita, recitando mentalmente i nomi: Kathryn Mann, Liv Adamsen, fratello Dragan Ruja. Si
era meravigliato nello scoprire di dover eliminare anche il monaco superstite, ma non stava a lui
mettere in discussione gli ordini. Il monaco aveva comunque gi donato a Dio la sua vita, Ulvi non
doveva far altro che prenderla.
Si accomod meglio sulla sedia e prese il romanzo che si era portato per passare il tempo.
Parlava dei templari, preti guerrieri come lui. Stava per mettersi a leggere quando si accorse di un
rumore di passi che si avvicinavano. Anche il poliziotto aveva sentito, e alz gli occhi dal giornale
appena uninfermiera spunt da dietro langolo avanzando verso di loro. Ulvi guard lorologio: troppo
presto per il giro serale, e poi linfermiera camminava con unaria decisa e frettolosa. Doveva essere
stata chiamata da qualche paziente in una camera.
La donna arriv al tavolino e prese il registro delle presenze. Non diede mostra di notare
nessuno dei due uomini che la osservavano. Si era creata una certa tensione quando il personale
ospedaliero aveva ricevuto lordine di spostare i pochi pazienti ricoverati nel vecchio reparto
psichiatrico e interrompere i lavori di ristrutturazione.
Abbi pazienza, pens Ulvi. Riavrai il tuo bellospedale domattina, te lo prometto.
La osserv scrivere sul registro lora e il proprio nome, e poi 406 nella colonna della stanza.
La stanza di Liv Adamsen. Ulvi prese le chiavi dal tavolo e sorrise allinfermiera, ma lei non ricambi.
Che gente maleducata, pens facendole strada nel corridoio. Prima chiudo la faccenda, meglio .
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CAPITOLO 20.
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LIV era seduta sul letto e cercava di ascoltare i rumori provenienti dal corridoio.
I passi erano arrivati da destra, perci era quella la direzione che avrebbe dovuto prendere una
volta uscita dalla stanza. Sent bussare, forte, una sola volta, e tir su le lenzuola ben strette intorno al
collo appena vide che la porta si apriva.
Il prete entr e lei si sent immediatamente invadere dal terrore. Linfermiera lo segu e and a
spegnere la luce di segnalazione della chiamata per cui era venuta. Sta bene? le domand con un
forte accento straniero, e con un gesto automatico prese dalla tasca un termometro digitale e lo
appoggi sulla fronte di Liv.
Benissimo, grazie, almeno credo... Volevo solo domandarle una cosa. Linfermiera premette
un pulsante per leggere la temperatura e il termometro emise un segnale acustico. Quando sono stata
ricoverata, che fine hanno fatto tutte le mie cose?
Gli oggetti personali vengono custoditi in un apposito ufficio dietro laccettazione.
Linfermiera studi il display del termometro, poi le prese il polso per controllare il battito.
E quindi che cosa dovrei fare per riaverli?
Basta che firmi quando viene dimessa. Linfermiera cont le pulsazioni e poi le lasci andare
il polso, guardandola in faccia per la prima volta da quando era entrata. Altre domande?
S... Liv diede unocchiata al prete, come se fosse imbarazzata per ci che stava per dire.
Potrebbe dirmi come sto? Sa... da un punto di vista clinico.
Linfermiera stacc la sua cartella dal sostegno da parete e studi la documentazione. Qualche
squilibrio ormonale... i livelli di estrogeni sono molto alti ma non pericolosi. Ha febbre e nausea. Forse
un virus. Ma il problema grosso  la memoria. And allultima pagina e scorse la valutazione
psichiatrica: ci aveva provato anche Liv, ma era scritta in turco, e per quanto volesse andarsene da l
non aveva senso tagliare la corda per poi morire cento metri pi in l.
Il referto psichiatrico  buono, disse linfermiera. La trattengono solo in osservazione.
Che farmaci mi stanno dando?
La donna spulci gli appunti e scosse la testa. Niente farmaci, solo riposo e osservazione.
Liv ne fu stupita e non del tutto convinta: dentro la sua testa accadevano troppe cose strane
perch non fosse leffetto di un farmaco.
Quindi in teoria io potrei fare una vita normalissima, disse, osservando il viso dellinfermiera
in cerca dellindizio di una bugia professionale. Voglio dire, non ci sono cose che dovrei evitare, tipo
voli aerei o immersioni subacquee, per esempio?
Linfermiera guard un attimo il prete e si strinse nelle spalle. Pu fare quello che vuole.
Grazie, rispose Liv, e quella parola le usc come un sospiro di sollievo.
Di nulla. C altro?
S, ancora una cosa, disse lei togliendosi il lenzuolo e mostrandosi cos completamente
vestita. Vorrei firmare per essere dimessa. Immediatamente.
Liv aveva gi preso la sacca dal pavimento ed era quasi alla porta quando il cervello di Ulvi
registr quello che stava succedendo. Istintivamente le si par davanti, ma lei scart di lato e infil la
porta aperta.
Fuori in corridoio lagente di polizia si alz dalla sedia e avanz verso di lei. Torni nella sua
stanza.
Perch? domand Liv calma, guardandolo in faccia.
Perch... lei non sta bene.
Non  quello che mi ha appena detto linfermiera. Liv guard indietro, dove cera la donna.
E non sono in arresto, giusto?
Il poliziotto fece per obiettare qualcosa, ma poi parve ripensarci. No, rispose.
Liv sorrise e pieg la testa di lato. E quindi le dispiace farsi da parte?
Deve rimanere qui, disse il prete in tono perentorio.
No, fece lei allontanandosi. Non devo affatto.
Si gett la sacca sulla spalla e se ne and di buon passo, nella stessa direzione da cui aveva
sentito arrivare linfermiera.
Ulvi la guard andare via, soppesando le varie opzioni. Se lavesse seguita subito avrebbe
potuto pedinarla, aspettare fin quando fosse stata lontana dalla gente, magari in una stanza dalbergo:
isolata, non vista. Era una tentazione. Ma gli altri due obiettivi erano ancora l, ovvero la parte pi
consistente della sua missione.
Vide Liv sparire dietro langolo.
Mentalmente ripass i fatti appena accaduti nella stanza, al rallentatore, e li analizz; poi
sorrise, ricordando una cosa che Liv aveva detto allinfermiera.
Aveva domandato se sarebbe stata in grado di prendere un aereo.
Non occorreva che la seguisse, in fin dei conti. Sapeva esattamente dove stava andando, e
sperava che ci fossero altri agenti allopera insieme con lui: ci che lui stava perdendo, lo avrebbero
vinto loro. Prese il telefono dalla tasca e con cura digit un messaggio per il suo superiore.
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CAPITOLO 21.
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KATHRYN Mann aveva sentito le voci in corridoio, ma non capiva chi stesse parlando o che
cosa dicesse. Chiunque fosse, adesso se nera andato, e lei recuper il diario dal nascondiglio
improvvisato. Inforc gli occhiali da lettura che aveva sulla testa e mise a fuoco la prima pagina.
Ti prego di perdonare la forma complicata di questo messaggio, ma vedrai da te il motivo per
cui mi sono dato la pena di assicurarmi che solo tu potessi scoprirlo. Il testo che ti ho trascritto qui 
una copia di quello che ho ricevuto molti anni fa. La sua provenienza e le vie per le quali  arrivato a
me sono le ragioni per cui te lho tenuto segreto. So che noi ci siamo sempre detti tutto, ma voglio
spiegarti perch ti ho nascosto questa sola e unica cosa. Spero che capirai.
La tavoletta originale che riportava questo testo  andata perduta. La sola ragione per cui io so
della sua esistenza  che ho ricevuto una fotografia da una fonte anonima pochi mesi dopo la morte di
John. Sul retro della foto cera un breve messaggio scritto a mano che diceva semplicemente: Ecco
che cosa abbiamo trovato. Ecco perch siamo stati uccisi.
Come facesse la persona che lha spedita a sapere della mia esistenza  una cosa che mi ha
sempre dato da pensare. Forse era qualcuno di cui John si fidava, o forse ha lasciato la foto a
qualcuno incaricandolo di mandarmela nel caso fosse morto prematuramente, proprio come io ora ne
riferisco a te. Credo che chiunque labbia spedita mi abbia deliberatamente scelto per via della mia
situazione: per la Cittadella ero gi morto e quindi trasmettere a me un pericoloso sapere non mi
avrebbe creato problemi. Nemmeno la vendicativa Cittadella cercherebbe di uccidere un defunto.
Sappi che mi sono domandato spesso se condividere o no questa informazione con te. Non mi
piaceva affatto nasconderti le cose, ma alla fine ho deciso di propendere per la prudenza. Se John 
stato ucciso perch ha scoperto questa tavoletta, allora anche il solo sospetto che tu potessi saperne
qualcosa avrebbe messo in pericolo la tua vita. E sapevo che tu inevitabilmente ne avresti parlato con
Gabriel, perci capisci il mio dilemma? Il desiderio di condividere questo sapere contro il rischio che
ci poteva costituire per le due persone che ho pi care al mondo. Come avrei potuto correrlo? Non
potevo, e non lho fatto.
Ma adesso sento che la fine dei giochi  vicina. Torno a Ruin nella speranza che le parole di
questa seconda profezia ci mostreranno la via dopo che la prima si sar avverata. E se per qualche
ragione non fossi in grado di raccontarti tutto questo di persona, lo scrivo qui in modo che tu possa scoprirlo da sola.
Se stai leggendo queste parole, allora io sar morto.
Kathryn croll. La crudezza di quella frase aveva aperto una falla nella sua corazza emotiva e
aveva fatto sgorgare le lacrime finora trattenute. Non sopportava il pensiero di suo padre che scriveva
quel messaggio in solitudine, come un condannato messo davanti alla prospettiva della propria morte.
Si asciug ancora gli occhi e poi continu a leggere.
...Spero che lavverarsi della prima profezia faccia luce sulla seconda, in modo che possa
accompagnarti nel tuo viaggio verso la restaurazione del giusto ordine delle cose. Ho trascorso molte
sere a riflettere sul suo significato ma, non sapendo che cosa sia il Sacramento, il testo  sempre
rimasto un mistero. Per parte mia, c una sola cosa su cui posso fare un po di luce.
Nel breve tempo che ho passato nella Cittadella per caso ho trovato qualcosa che penso possa
essere la Mappa Celeste nominata nella profezia.  arrivata alla biblioteca insieme con lo stesso
gruppo di reperti in cui si trovava il frammento che costituiva la prima profezia. Anchessa recava il
simbolo del Tau, e altri segni che parevano costellazioni e indicazioni scritte in una lingua che non
comprendevo. Avevo intenzione di studiarla e decifrarla, ma non ne ho avuto il tempo. Poco dopo ho
saputo che la mia presenza nella Cittadella era sospetta, cos ho rubato il frammento di tavoletta e
sono fuggito. Avrei preso anche la Mappa Celeste, ma era troppo pesante. Sapevo che se avessi
cercato di attraversare a nuoto il fossato con quella pietra sarei affondato. E cos ho fatto lunica cosa
sensata: lho nascosta.
Non volevo che i Sancti e il loro seguito beneficiassero del sapere che conteneva, qualunque
fosse, perci lho messa dove era difficile che la trovassero. La mia speranza  che sia ancora l e che,
avveratasi la prima profezia, tu ora possa accedere liberamente alla Cittadella e, seguendo la mappa
che ti disegner, finalmente recuperarla.
Il messaggio finiva l.
Kathryn guard la pagina seguente, bianca. Doveva esserci dellaltro, che lei non aveva avuto il
tempo di far comparire.
Torn indietro ai primi simboli che aveva svelato, e rilesse le righe iniziali.
La Chiave rivela il Sacramento
Il Sacramento diventa la Chiave
E la Terra intera tremer
La Chiave deve seguire la Mappa Celeste fino a Casa
E l spegnere il fuoco del drago entro un ciclo lunare
Un ciclo lunare dura soltanto ventotto giorni. Considerando levacuazione dei Sancti dalla
Montagna come il momento di liberazione del Sacramento, allora erano gi passati dieci giorni. Lesse
la parte finale del messaggio con un crescente senso di terrore.
Altrimenti la Chiave perir, la Terra si frantumer
Una piaga si diffonder, ponendo fine ai giorni.
Si domand che cosa fosse la malattia che aveva colpito i Sancti. Poteva trattarsi della piaga a
cui si accennava? Quando era arrivata allospedale, aveva visto di sfuggita comerano ridotti i monaci:
la pelle annerita, gli occhi iniettati di sangue, le emorragie. Se quella piaga si fosse diffusa nel mondo
sarebbe stata come la pi cupa delle visioni dellApocalisse. Guard la pagina bianca, tormentata dal
desiderio di sapere cosaltro ci fosse scritto. Ci sarebbe voluto un intero giorno prima che il sole
entrasse di nuovo dalla sua finestra, un giorno che lei non poteva permettersi di perdere. Sent il peso di
ci che aveva appena scoperto, e la frustrazione di sapere che quelle informazioni rimanevano chiuse
con lei dentro una stanza, mentre le lancette dellorologio continuavano a girare.
Dieci giorni persi. Ne rimanevano diciotto.
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CAPITOLO 22.
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LE porte dellascensore si aprirono e Liv fu assalita da unondata di panico. Dopo giorni passati
rinchiusa in isolamento, il rumore e la quantit di persone che brulicavano intorno allaccettazione le
erano insopportabili. Aveva trovato nella sacca un berretto da baseball, che si cal sul viso per
nascondersi un po, poi si costrinse a uscire dallascensore e ad attraversare il consumato pavimento a
mosaico, diretta al banco dellaccettazione. Pass in rassegna le molte indicazioni alle pareti, in cerca
daiuto, ma erano tutte in turco.
Gli effetti personali dei pazienti? domand allincaricato al bancone.
Un dito con un lungo artiglio le indic una porta vicino allentrata. Mentre la raggiungeva,
guard fuori dallingresso principale: aveva piovuto, e il sole basso del pomeriggio si rifletteva
sullasfalto bagnato. Il furgone di unemittente televisiva era posteggiato sullaltro lato della strada;
nellabitacolo un cameraman e un giornalista sedevano a fumare e a parlare, aspettando che succedesse
qualcosa. Liv non voleva essere ripresa mentre usciva dallospedale, per poi finire di nuovo al
telegiornale: non doveva farsi notare, almeno per il momento. Doveva trovare un altro modo per andarsene da l.
Lufficio che custodiva gli effetti personali dei pazienti era nascosto in una stanzetta buia: pile
di carte appoggiate su ogni superficie orizzontale, e altre vacillavano precarie per tutta la lunghezza di
un bancone stretto che divideva in due la stanza. Seduto dietro cera un uomo giovane dallaria
annoiata, che cercava di smaltire un enorme cumulo di cartelline, con determinazione ma con
lentusiasmo di un condannato. Liv gli mostr il braccialetto di plastica che aveva al polso, con il suo
nome e il numero di ricovero. Lui si infil un plico di cartelline sotto il braccio e si addentr nella valle
oscura formata dagli scaffali alle sue spalle. Liv guard la porta, ascoltando i suoni attutiti
dellaccettazione, pronta a scappare al primo accenno di scarponi a passo di marcia. La fuga era stata
pi facile di quanto si aspettasse: era convinta che il poliziotto o il prete si sarebbero impegnati
maggiormente per fermarla, ma forse erano rimasti troppo sorpresi. Ci non significava che lei fosse
libera come laria, per. Sicuramente tutti e due si erano precipitati a telefonare ai loro capi e forse la
stavano gi cercando per catturarla di nuovo. Doveva essere prudente.
Limpiegato torn dagli archivi bui con una scatola di cartone. Liv firm, tolse il coperchio... e
indietreggi alla vista della busta di plastica trasparente con i suoi vestiti sporchi di sangue.
La spazzatura  nellangolo. Limpiegato indic un grande secchio con dentro un sacco di
plastica giallo, pieno e gonfio. Liv si avvicin e sollev il coperchio. Dentro cerano gi altre cinque o
sei buste con dei vestiti imbrattati di sangue: si domand perch mai lospedale non li buttasse via
direttamente. Poi vide lavviso scritto sotto il coperchio e cap: diceva che chiunque gettasse cose di
valore ne era personalmente responsabile. Era un modo per tutelarsi. Aggiunse alle altre la sua busta di
sangue rappreso e lasci ricadere il coperchio.
Lunica cosa rimasta nella scatola era una busta bianca spiegazzata con dentro dei fogli di carta
piegati e qualche centinaio di lire turche. Non sapeva se quella cifra facesse di lei una donna ricca o le
bastasse soltanto per pagarsi un caff, in ogni caso era meglio di niente. Infil la busta nella sacca e
lasci la scatola sul bancone. Grazie, disse, sistemandosi la sacca in spalla e preparandosi ad
affrontare il mondo esterno. Limpiegato non apr bocca e continu a dedicarsi al suo lavoro.
Liv apr la porta e pass in rassegna le persone che si aggiravano nellarea dellaccettazione.
Lentrata principale era esclusa per via della troupe televisiva posteggiata davanti, ma doveva pur
esserci unaltra uscita. Fiss lo sguardo su due tizi con luniforme verde dellospedale che si
allontanavano: qualcosa in loro aveva attirato la sua attenzione. Erano rilassati, senza fretta. Uno dei
due si port la mano al taschino del camice e Liv scorse loggetto che tendeva il tessuto; allora cap,
con listinto affinato della fumatrice redenta, che i due stavano andando a prendersi una pausa sigaretta,
e a meno che in ospedale ci fosse una sala fumatori, questo significava che stavano uscendo.
Si accod a loro mentre attraversavano una doppia porta che dava su un corridoio malandato,
cercando di non farsi sentire, anche se in realt erano troppo assorti per accorgersi di una biondina
minuta che li seguiva. Arrivarono alluscita di sicurezza in fondo al corridoio e si appoggiarono alla
grossa barra della porta per aprirla, infilandosi la sigaretta in bocca. Liv acceler per raggiungerli e
sgattaiol fuori dopo di loro. Salve! esclam, adocchiando la strada principale in fondo a un vicoletto.
Lentrata principale  da quella parte, grugn uno dei due, indicando il corridoio alle sue
spalle.
Posso uscire da questa parte, vero? Liv stava gi marciando di buon passo verso la strada, e non aspett la risposta.
Il vicolo si apriva su una via ampia, con due corsie a senso unico. Liv and nella direzione
opposta, socchiudendo gli occhi per la luce intensa e cercando un taxi. Se non altro aveva smesso di
piovere: era pi difficile trovare un taxi libero con la pioggia. Ne vide uno vuoto, lo chiam con un
cenno e si infil riconoscente sui sedili posteriori.
Nereye? domand il conducente.
Aeroporto, disse lei, allacciando la cintura.
Quale? Luomo aveva cambiato lingua con la scioltezza di chi si guadagna da vivere in una
citt turistica.
Il pi frequentato, rispose Liv, scivolando sul sedile per tenersi bassa. Quello dal quale
partono pi voli internazionali.
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CAPITOLO 23.
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Uffici della Ortus, Quartiere dei Giardini, Ruin.
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AJDA Demir sbirci fuori dalla finestra del quarto piano nella notte luminosa, sollevando una
mano per riparare gli occhi dai riflessi di luce sulla strada bagnata. Il movimento si riflett sul vetro e
attir la sua attenzione sulla versione trasparente di s che le aleggiava davanti come uno spettro. Sul
suo viso era scritta la storia dellultima settimana: cerchi scuri sotto gli occhi, la fronte increspata dalla
preoccupazione, i capelli dargento che sfuggivano dalla crocchia solitamente perfetta. Allung la
mano e li rimise a posto lisciandoli con cura, come se quel piccolo gesto potesse in qualche modo
rimettere a posto ogni cosa.
Distolse lo sguardo dal proprio fantasma e osserv il caos che era stato portato nel suo mondo
ordinato. La stanza in cui si trovava assomigliava a una piccola aula scolastica, con i tubi al neon al
soffitto e i banchi allineati dove di solito sedevano gli addetti alle raccolte fondi e gli operatori che in
silenzio lavoravano a uno dei pi grandi progetti di beneficenza con base nel Sudan centrale. In seguito
allesplosione alla Cittadella, per, tutto si era bloccato. I conti bancari della Ortus erano stati congelati
per via dellinchiesta in corso a carico della titolare, volta a stabilire come mai si trovasse alla guida di
un furgone carico di fertilizzante - donato in buona fede da un grande e rispettato consorzio - e stesse
cercando di servirsene per far saltare il monastero pi sacro e pi antico del mondo. Per tutta la
settimana una squadra di investigatori si era accampata l, a controllare la contabilit e i registri della
compagnia, per provare che lente benefico era la copertura di unorganizzazione terroristica che agiva
contro la Chiesa. Ovviamente non avevano trovato niente, ma poco importava: i danni dimmagine
erano stati immensi. Oltre a rispondere alle chiamate dei giornali e respingere i reporter, Ajda aveva
dovuto compilare un elenco, che man mano si allungava, di varie aziende e finanziatori che
interrompevano i rapporti con lente benefico. Lenorme mucchio di scatole che aveva davanti, tutte da
riesaminare e archiviare, era la prova tangibile del pandemonio in cui lorganizzazione si trovava in
quel momento.
Ma non era il lavoro extra ad abbatterla, bens i costi invisibili, le ripercussioni non
quantificabili che quel pandemonio aveva generato. Tra una pila di pila scatole e laltra vedeva le
fotografie e le mappe appese alle pareti, tutti i progetti messi in ombra dalle indagini: un sistema di
filtraggio e depurazione dellacqua in Sudan, una nuova scuola parzialmente costruita in Sierra Leone,
campi appena dissodati in Somalia, dove prima non cera altro che una distesa di bombe. Gli abitanti di
quei Paesi erano le vere vittime: non avrebbero capito perch le loro vite distrutte non venivano pi
ricostruite.
Ajda sentiva tutto il peso della giornata trascorsa, e aspettava di udire un tuono, sperando che
scendesse gi dalle montagne a ripulire laria. Invece ud qualcosa che le fece sgranare gli occhi e
gelare la pelle: lo scricchiolio di un piede sulle assi del pavimento. Cera qualcuno nelledificio, oltre a lei.
Rimase in ascolto di altri rumori, augurandosi di sentire una voce familiare o il brusio di una
conversazione. Ma niente: se ne erano gi andati tutti, e lei aveva personalmente chiuso a chiave la
porta principale dopo che lultima persona era uscita.
Il rumore si ripet: lo scricchiolio del pavimento e poi un leggero scatto.
Veniva da un punto sopra di lei, dove non avrebbe dovuto esserci nessuno: i primi quattro piani
delledificio erano occupati dagli uffici, mentre al quinto cera lappartamento privato di Kathryn
Mann, la cui famiglia un tempo possedeva tutto il palazzo. Kathryn gestiva la Ortus e aveva casa
sopra la bottega, come diceva sempre. Ma adesso non cera, era in ospedale.
Un altro rumore.
Lieve, stavolta, come quello di un cassetto che si apre.
Ajda attravers furtiva la stanza, in punta di piedi, sfruttando i rumori del piano di sopra per
coprire i suoi movimenti. Arrivata alla porta che dava sul vano scale, guard su verso il pianerottolo del quinto piano.
Uno dei lucernari era aperto.
Dallalto continuavano ad arrivarle rumori leggeri, troppo cauti per essere innocenti, troppo
forti per poter essere ignorati. Ajda sal le scale con cautela, tenendosi contro la parete, dove i gradini
erano pi stabili ed era pi difficile che scricchiolassero. La porta dellappartamento era aperta, e
dentro cera una luce accesa. Si ferm un momento, non sapendo bene che cosa fare. Il rumore di uno
schedario che si apriva vinse le sue paure: chiunque fosse, stava ficcando il naso in documenti privati, e
questo lei non lo poteva tollerare. Marci rapida su per gli ultimi gradini e attravers il pianerottolo.
Nellappartamento, un poliziotto in uniforme stava in ginocchio accanto a uno schedario.
Posso aiutarla? chiese Ajda, con un tono che evidentemente voleva esprimere lesatto contrario.
Il poliziotto tolse qualcosa da sotto il cassetto, poi si alz in piedi e si volt.
Ciao, Ajda, rispose Gabriel, attraversando la stanza fino alla grande libreria a parete.
Lei dovette combattere limpulso, per lei insolito, di precipitarsi ad abbracciarlo. Io... credevo
che tu fossi in prigione, disse.
Cero. Gabriel si chin per raggiungere una copia di Jane Eyre rilegata in cuoio nero che
stava su uno scaffale in basso. Ma adesso non ci sono pi.
Premette la costa del libro e tutta la sezione inferiore della libreria si spalanc con un leggero
scatto. Ajda credeva di conoscere lufficio come le sue tasche, ma non si era mai accorta del falso
pannello e dellarmadio nascosto dietro.
Si sent picchiare forte alla porta del pianoterra, ed entrambi si voltarono di scatto.
Sar per me, disse Gabriel, staccando la spina di un fax e tirandolo fuori dallarmadio. Per favore, non aprire.
I colpi alla porta continuavano, con quel ritmo aggressivo e insistente che hanno solo la polizia
o i creditori. Ajda cap che cosa doveva essere successo e si spavent. Gabriel e sua madre erano brave
persone, lei lavorava con loro da tempo e lo sapeva bene. Solo una settimana prima si sarebbe sentita in
dovere di far entrare la polizia, se fosse venuta a bussare, ma dopo aver visto gli agenti buttare allaria
gli uffici e calpestare il buon nome di chi ci lavorava, aveva cambiato opinione. Potevano bussare fino
a farsi sanguinare i pugni: lei non avrebbe aperto.
Gabriel appoggi il fax sul pavimento e lo volt. Dietro cerano le prese per il cavo telefonico e
quello di alimentazione, oltre a una serratura. Sfil una piccola chiave dalla busta che aveva trovato
sotto il cassetto dello schedario, la infil nella serratura e tolse la parte superiore dellapparecchio.
Dentro, le parti meccaniche ed elettroniche erano state compresse in un terzo dello spazio disponibile,
mentre il resto era occupato da passaporti di vari colori e bustine con mazzette di denaro in diverse
valute. Ajda vide dollari ed euro, oltre a lire turche, sterline sudanesi e forse dinari iracheni. Cera
anche un mazzo di carte di credito. Che cos tutta quella roba? domand, mentre il suo piccolo
mondo ordinato cominciava a sgretolarsi.
Gabriel si mise in tasca tre passaporti e tutto il denaro. Gran parte del mio lavoro sul campo si
svolge in clandestinit, le spieg, mentre sfogliava rapidamente le carte di credito. La maggior parte
delle persone pi bisognose della terra  governata da quelle pi corrotte, e se rispettassimo le regole
non arriveremmo da nessuna parte, i pi deboli non avrebbero nessuna possibilit. Purtroppo di tanto in
tanto sono costretto a forzare le regole per riuscire a ottenere qualcosa.
Gi di sotto, i colpi alla porta ricominciarono, ora accompagnati dal telefono dellaccettazione
che squillava.
Non ti chiedo di fare niente che tu non voglia, disse Gabriel, appoggiandole delicatamente le
mani sulle spalle. E se vuoi scendere e farli entrare per me va bene. Questa battaglia non  la tua, ma
mia madre  in pericolo e voglio aiutarla, e tu puoi aiutare me.
I colpi alla porta si interruppero bruscamente comerano iniziati, e il telefono smise di squillare.
Ajda guard Gabriel negli occhi sinceri e sorrise. Che cosa vuoi che faccia?
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CAPITOLO 24.
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Stanza 400, ospedale Davlat Hastenesi
CON il crepuscolo arriv anche il giro di visite dei medici dellospedale.
Dato che adesso una stanza era vuota, furono pi rapidi del solito, e padre Ulvi non vedeva lora
che si levassero dai piedi per concentrarsi su ci che doveva fare quella sera. Giocherell con i grani
sciolti che aveva in tasca mentre linfermiere controllava Kathryn Mann, poi il gruppetto di sanitari
chiuse a chiave la porta e si diresse allultima stanza, in fondo al corridoio.
Linfermiere spingeva lentamente il carrello, ed essendo un omone dava limpressione che il
compito fosse faticosissimo. Ulvi sapeva che non era il peso del carrello dei medicinali a rallentarlo,
ma unintima riluttanza a entrare in quella stanza e vedere chi cera dentro. Lui stesso doveva
ammettere che nellaspetto del monaco cera qualcosa di sconvolgente. Nel suo lavoro aveva dovuto
assistere a scene rivoltanti - accoltellamenti selvaggi, vittime bruciate, una parata di corpi umani
martoriati e resi irriconoscibili dalla tortura e dalla violenza - ma nemmeno lui aveva mai visto niente
di simile al paziente della stanza 400.
Ulvi entr per primo, tenendo aperta la porta allinfermiere riluttante, attento a non guardare il
letto finch non fosse stato necessario. Sentiva il respiro arido, breve e furtivo, come se ci che giaceva
l stesse rubando laria. Richiuse la porta, poi si volt verso il letto.
Quella vista non mancava mai di sconvolgerlo. Ci che pi colpiva del monaco era il colore
della pelle. Dove era visibile, sotto le bende chiazzate di giallo che coprivano la maggior parte del
corpo, era completamente nera, bench Ulvi sapesse, dalle informazioni ricevute che si era annotato,
che luomo davanti a lui era un serbo bianco di nome Dragan Ruja. Sembrava fosse stato bruciato, o
immerso nel petrolio, tanto era scuro e intenso il colore della pelle che gli pendeva dal corpo
striminzito. Di qualunque malattia si trattasse lo aveva divorato, decomponendo la sua forma umana
fino a renderla simile a un cadavere. Pareva uno di quei corpi mummificati che di tanto in tanto
venivano rinvenuti sulle montagne: scalatori smarritisi e poi prosciugati, nel corso di mesi o persino di
anni, dallazione del vento e del ghiaccio, finch non ne rimaneva nulla a parte limmagine
approssimativa, sminuita e svuotata, delle creature di un tempo. Solo che i morti sulle montagne
venivano portati allobitorio e non in ospedale, e non ti guardavano quando entravi nella stanza, n si
ritraevano quando una pezza di cotone tamponava delicatamente il marciume che secernevano costantemente.
Ulvi osserv quel viso, i lunghi capelli spettinati sparsi sulla pelle simile a pergamena, la barba
intorno alle labbra screpolate, malridotte come il resto e tirate sui denti rotti digrignati, anneriti dalle
gengive sanguinanti. Pareva che stesse ululando, anche se per fortuna non emetteva alcun suono a parte
lansimare del respiro rauco. Gli occhi, grazie a Dio, erano chiusi, perch erano ci che maggiormente
sconvolgeva Ulvi. Se si fossero sbrigati con le medicazioni, forse sarebbero riusciti ad andare via senza svegliarlo.
Evidentemente lo aveva capito anche linfermiere, e lavorava veloce. Prese da una scatola un
paio di guanti in nitrile nuovi, se li infil e sostitu la sacca di plasma vuota con una nuova. Quindi tir
fuori una serie di siringhe piene di vitamina K e trombina per stimolare la coagulazione, oltre ai bisturi
per tagliare le bende intrise di pus avvolte sullo strano reticolato di ferite. Poi commise un errore: apr
un nuovo pacco di bende con un po troppa energia, e il rumore spezz il pesante silenzio. Le sottili
palpebre annerite reagirono immediatamente con un movimento leggero. Ulvi e linfermiere rimasero a
guardare, sperando che gli occhi si calmassero e quella cosa continuasse a dormire. Ma non and cos.
La testa si volt verso di loro e le palpebre si schiusero, rivelando gli orribili occhi. Erano di un rosso
acceso, per via di tutti i capillari che si erano rotti riversando sangue nelle cornee. Ulvi li fiss,
paralizzato alla vista del fratello monaco e dallessere demoniaco che era diventato.
La luce faceva male.
Tutto faceva male.
La prima volta che Dragan si era risvegliato, l in quel posto, aveva creduto per un attimo di
essere in Paradiso; non si trovava pi nelle stanze e nei corridoi bui della Cittadella, quindi doveva
essere morto. Ma poi era stato sopraffatto dal dolore, e aveva capito di sbagliarsi, perch in Paradiso
non poteva esistere unagonia come quella.
I primi giorni, quando si era reso conto di dove fosse, aveva atteso la morte, laveva anzi
bramata. Nella sua agonia sapeva che doveva essere vicina, in un modo o nellaltro. Forse il suo corpo
martoriato avrebbe infine ceduto, oppure sarebbe arrivato un agente della Cittadella.
La legge era chiara.
I segreti della Cittadella andavano protetti.
E lui era un Sanctus, un custode del Sacramento. Non era possibile che gli permettessero di
rimanere al mondo con ci che conservava nella mente. Perci lo avrebbero riportato indietro o
avrebbero mandato qualcuno a farlo tacere, come pure chiunque altro con cui lui avesse parlato.
Ma lui non aveva detto niente.
Non ai medici, non alla polizia, nemmeno al prete che lo sorvegliava costantemente,
sgattaiolando nella sua stanza ogni tanto per sussurrargli le ultime notizie di ci che succedeva
allesterno e nel vasto mondo. Avrebbe voluto che il prete lo lasciasse in pace, non gliene importava
nulla di quelle cose, desiderava solo conservarsi lanima in purezza in modo da presentarsi a Dio
sapendo di aver mantenuto il suo giuramento, portandosi il segreto nella tomba.
E aveva sentito la Morte nel corridoio, laveva udita frusciare fuori dalla porta, provocarlo con
la sua vicinanza e poi scivolare via in altre stanze a reclamare altre anime. Per quanto la desiderasse, la
agognasse, la Morte non lo reclamava.
Cos resisteva, aspettando il suo turno, che non avrebbe potuto, grazie a Dio, tardare molto.
Perch nonostante le trasfusioni di sangue, e i farmaci che impedivano a quello stesso sangue di
sgorgare via subito dal suo corpo, sentiva che la vita lo abbandonava, gocciolando negli spazi bui e
bagnati tra le bende e la pelle piagata che linfermiere tamponava e puliva.
Ma adesso sentiva qualcosa di diverso.
Adesso temeva il sussurro della Morte alla sua porta. Prima, risvegliandosi da un sonno
agonizzante e da un sogno in cui il suo corpo era intatto e lui si trovava di nuovo nei freschi corridoi
della Montagna, aveva visto una figura scura in piedi nella stanza. Allinizio aveva pensato che
quellombra fosse la Morte, venuta finalmente a reclamarlo, ma quando gli occhi devastati avevano
messo a fuoco e la figura si era fatta avanti, lui aveva visto che si trattava solo del prete, entrato a
portargli altre notizie.
Dopotutto la Morte era arrivata, a quanto pareva, ma non per lui.
Tu sei lultimo, aveva sussurrato il prete. Lultimo...
E l sdraiato, paralizzato dalla notizia, aveva sentito la forza tornare a scorrere dentro di s,
insieme con la consapevolezza che la Morte non era pi una soluzione. Adesso doveva vivere. Non
aveva idea di chi ci fosse al governo della Cittadella, ma sospettava nessuno, altrimenti perch mai lo
avrebbero lasciato l in ospedale a marcire senza dire una parola? Per quale motivo non era gi stato
messo a tacere, se non per il fatto che non cera nessuno autorizzato a dare lordine? Se la vecchia lite
era stata massacrata, allora lui era lunico rimasto. Il solo che poteva ricostruirla.
Abbass gli occhi, mentre linfermiere levava delicatamente lultima benda appiccicosa
svelando il corpo annerito e devastato. Quella vista era di per s una sofferenza atroce: la carne
distrutta, segnata dalle cicatrici rituali simbolo dei suoi sacri voti, rossa e gonfia dove sangue e fluidi
colavano fuori.
Aveva sopportato la sofferenza, come Giobbe, e dimostrato di essere degno del compito a lui
riservato. Era stato risparmiato per poter restaurare lordine ancora una volta. Ma un capo doveva
essere forte, e cera un solo posto dove il suo corpo a pezzi poteva guarire completamente. Se era
destino che lui vivesse.
Doveva tornare alla Cittadella.
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PARTE SECONDA.
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Nessuno di noi compir mai nulla di eccellente o autorevole se non quando ascolter questo sussurro che egli solo pu udire.
RALPH WALDO EMERSON.
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CAPITOLO 25.
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Governatorato di Babil
HYDE era a bordo del furgone, che sobbalzava sulle buche scavate nella strada dalle recenti
alluvioni. Avevano lasciato la via principale ormai da circa venti chilometri, e adesso si trovavano nel
bel mezzo del nulla. Non cerano alberi, n erba, n vento, assolutamente nulla. Persino gli spelacchiati
cespugli di erba cicutaria, che chiss come in tutte le altre zone dellIraq riuscivano a rimanere
aggrappati al terreno, erano stati bruciati dal lento avanzare del margine orientale del deserto siriano.
Qualunque cosa ci fosse stata l in passato, era stata spazzata via dal tempo e dal caldo fino a ridursi a
due elementi soltanto, la terra e il cielo: unarea slavata di foschia ne segnava il punto dincontro, come
se il dito di Dio ci fosse passato sopra sbiadendo il confine tra i due elementi.
Davanti a Hyde cera ci che ora lui chiamava casa: un agglomerato di tende color terra e
strutture prefabbricate, assiepate allinterno di un perimetro segnato dal filo spinato. Due enormi ruspe
giravano lente e pesanti per linsediamento, sollevando polvere, per scavare un secondo bacino di
stoccaggio, anche se il primo era ancora vuoto. Al centro di tutto sorgeva la cupa e scheletrica torre di
trivellazione, aguzza e snella come la guglia di una chiesa, ma costruita per adorare il denaro. A Hyde
rammentava il perno di una roulette, e come ogni altra volta in cui la sua vita aveva toccato il fondo,
rieccolo l a puntare su quel perno e su dove la ruota si sarebbe fermata, sperando che fosse sul nero.
Arrivati al cancello principale, attraversarono la doppia recinzione ed entrarono nella penombra
della rimessa. Era meglio equipaggiata di qualunque altra avesse mai visto nellesercito: quando aveva
accettato il lavoro, gli avevano chiesto di stilare una lista di veicoli e attrezzature necessarie, e lui,
abituato ai furieri dellesercito che sistematicamente dimezzavano le richieste, laveva gonfiata
aggiungendo un sacco di cose che in realt non gli occorrevano. Invece aveva ottenuto tutto: a quanto
pareva, il denaro non era un problema per i suoi nuovi capi, anche se lui non sapeva bene da dove
arrivasse, visto che la trivellazione non aveva ancora prodotto niente. Di certo non dal terreno.
Il furgone si ferm, Hyde apr lo sportello al calore intrappolato dentro la rimessa e si stiracchi
la schiena indolenzita mentre attraversava una serie di doppie porte concepita per evitare che il caldo
entrasse e laria condizionata uscisse.
La sala mensa era piena di uomini che cenavano dopo una giornata di trivellazione. Sapeva che
avevano appena finito un turno perch i loro abiti candidi - fatti apposta per riflettere il pi possibile il
sole cocente - erano diventati beige, e nel passare accanto ai loro tavoli riusciva quasi a percepire il
calore che emanavano, come fossero mattoni rimasti al sole tutto il giorno.
La temperatura si abbass ancora di qualche grado quando Hyde usc dalla mensa ed entr negli
uffici, digitando il codice necessario ad accedere al suo regno: il centro nevralgico della sicurezza. Gli
uffici delle persone pi importanti erano nello stesso corridoio ma pi avanti, dove laria condizionata
era costantemente accesa e non si sentiva il rumore proveniente dalla mensa, per a lui piaceva la sua
posizione: in teoria avrebbe potuto uscire pi in fretta degli altri in caso di problemi, anche se non se ne
aspettava. Il confine con la Siria era a pi di settanta chilometri, e cos pure la citt pi vicina. Cerano
ancora ovunque gruppi di fedain - combattenti della resistenza nazionalista che cercavano di cacciare
gli invasori occidentali - e moltissimi criminali comuni, che tentavano di rapire i dipendenti pi
importanti delle compagnie occidentali, ora fiorenti nella pace provvisoria. Ma Hyde dubitava che gli
uni o gli altri avrebbero tentato unazione in quel posto.
Gran parte del suo incarico di capo della sicurezza era stato svolto prima ancora che le vanghe
toccassero il terreno: Hyde aveva intenzionalmente fatto sfilare tutte le ruspe e le autogr, oltre ai
blindati delle truppe armate, attraverso i luoghi pi popolati della zona, per dimostrare quale dotazione
di uomini e armi stessero portando nel deserto. Data la capacit difensiva dellinsediamento, nessun
individuo sano di mente avrebbe tentato di sfidarli: di obiettivi pi semplici da raggiungere e attaccare
ce nerano fin troppi in zona.
Nel centro di controllo, su una serie di monitor, scorrevano le immagini riprese dalle varie
telecamere dellinsediamento, che di notte, lungo il perimetro, passavano automaticamente alle
funzioni infrarosso e rilevamento termico, trasformando il deserto color sabbia in un verde spettrale.
Tariq, uno dei locali che Hyde aveva assunto, sedeva davanti ai monitor, ipnotizzato dalla loro
invariabile monotonia, e non alz gli occhi.
Hyde si lasci cadere su una sedia accanto alla propria scrivania, e gett la copia di USA Today
arrotolata accanto al fagotto di tela. Pens di buttare il giornale direttamente nel cestino, ma invece lo
infil in un cassetto della scrivania, casomai tornasse utile. Fece scorrere il mouse per riattivare il
computer e scaric la posta. I firewall del sistema erano ottimi, tanto che non riceveva mai spam e gli
unici messaggi che arrivavano alla sua casella erano quelli specificatamente indirizzati a lui e inviati da
un IP approvato: praticamente nessuno rispondeva a questi criteri, perci non riceveva quasi mai
messaggi. Gli capitava ancora di sorprendersi a cercare e-mail di Wanda, ma lei non gli aveva pi
scritto niente dopo avergli mandato i documenti del divorzio. Quel giorno per cera un messaggio ad
attenderlo: era interno, del dottor Harzan, il grande capo di tutta la baracca:
Siamo appena tornati dal deserto.
Porta il reperto nella sala di comando quando rientri.
Hyde sospir e si rimise faticosamente in piedi. Non gli dava fastidio prendere ordini - dopo
sedici anni nellesercito, ci era abituato - eppure lo irritava che a darglieli fosse un civile. Prese il
fagotto di tela e usc in corridoio.
Al colloquio precedente lassunzione gli avevano detto che uno dei suoi incarichi avrebbe avuto
a che vedere con antichi manufatti: allepoca non ci aveva badato granch, ma ora non pensava ad
altro. Aveva immaginato che, scavando in giro, potesse capitare di trovare vecchie cose di valore, ma
non riusciva assolutamente a capire come acquistare al mercato nero reperti archeologici
decisamente troppo costosi potesse avere a che fare con la trivellazione del petrolio. Una volta lo aveva
domandato al dottor Harzan, e lui gli aveva risposto che non era pagato per pensare, ma solo per fare
quello che gli veniva chiesto e tenere il becco chiuso. E cos faceva: non apriva bocca sui reperti; non
apriva bocca sul sito di trivellazione n sul proprio desiderio di ficcare una granata nel sedere di Harzan
e buttarlo gi da un dirupo.
Arrivato alla sala direzionale - allestremit pi fresca del corridoio - buss alla porta e attese
una risposta. Nonostante fosse il capo della sicurezza, non aveva la chiave di quella stanza, e le uniche
persone che vi avevano accesso erano Harzan e i suoi due assistenti, Blythe e Rothstein, che passavano
le giornate nel deserto a scavare buche, come bimbi pelosi e troppo cresciuti, e in generale a procurare
dei gran mal di testa al reparto sicurezza. Perch non potevano starsene al sicuro nei confini
dellinsediamento come chiunque altro, a parte lui? Tutti li chiamavano i tre saggi, anche se non lo
facevano in loro presenza, dato che erano totalmente sprovvisti di senso dellumorismo. La struttura era
interamente a loro disposizione, e questo gli era stato chiarito molto bene quando lavevano assunto:
pareva quasi che i tre saggi e le loro inutili ricerche fossero pi importanti del petrolio che tentavano di
trivellare. Una volta Hyde aveva sbirciato nei loro dossier personali per cercare di capire come mai
fossero tanto importanti; sperava di fare luce sulla faccenda, ma era rimasto solo pi confuso. Si
aspettava di scoprire che fossero rinomati geologi con un lungo curriculum di ritrovamenti di siti
petroliferi, ma venne fuori che erano tutti e tre accademici, con specializzazioni in materie quali storia
antica, teologia e archeologia. Hyde non riusciva a capire come competenze del genere potessero
spremere ricchezza dalla terra. A quanto pareva, lui aveva puntato tutto sul nero mentre la pallina
sarebbe finita sul rosso.
La porta vibr allo scatto della serratura, e dallo spiraglio apparve la faccia barbuta del dottor
Harzan, simile a un panda per via delle occhiaie scure.
Lo porti dentro, disse, aprendo la porta quanto bastava per farlo passare.
Hyde attravers la stanza e si ferm accanto al tavolo al centro. Gli altri due non cerano, ma ne
sentiva ancora lodore. Era la seconda volta che entrava l da quando linsediamento era diventato
operativo, e trov la sala molto pi in disordine: ovunque cerano pile di stampe fatte a computer e
tabelle di rilevamenti sismici, talvolta sparsi a terra. Una parete era occupata da una mappa topografica
coperta da una quantit di puntine colorate, appunti scritti su foglietti adesivi e fotografie del cielo
notturno con varie costellazioni sottolineate con un pennarello. Sul tavolo centrale, accanto ai computer
portatili di ultima generazione, cerano tazze con avanzi di caff e frammenti di tavolette di pietra
simili a quello che aveva portato lui. Nella sala non erano ammessi nemmeno gli addetti alle pulizie, e
quindi puzzava peggio dellarmadietto di scuola di un adolescente.
Mi faccia vedere, sollecit il dottor Harzan.
Hyde gli porse il fagotto e guard il capo mentre lo svolgeva, con gli occhi scintillanti come
quelli di un tossico che apre una dose di crack. Il viso cambi espressione quando vide che cosa cera dentro.
Non  quello che ci era stato promesso, sentenzi. Questo pezzo  troppo recente. Lo
sollev per mostrarlo a Hyde, come se fosse uno studente incapace che aveva appena sbagliato un
esame.  scritto in accadico, non in protocuneiforme, e i simboli non formano il Tau.
Sono stato mandato a comprare un reperto, rispose Hyde, reprimendo la rabbia. E cos ho fatto.
Be, ha comprato quello sbagliato. Questo non serve a niente. Lo gett sul tavolo come fosse
un romanzo tascabile, e si volt dallaltra parte. Si renda utile: uno degli autisti  stato scoperto a
rubare benzina per venderla ai nomadi.  agli arresti. Vada a parlargli: questo dovrebbe essere pi in
linea con le sue competenze. E chiuda la porta quando esce.
Hyde attravers di buon passo il terreno rovente fino alla torre di guardia pi alta che fungeva
anche da cella, con il sudore che gli colava dal volto paonazzo come se gli ribollisse il sangue. Lo
Spirito lo aveva imbrogliato scambiando le pietre e facendogli fare la figura dellidiota. Arrivato
allingresso della torre, quasi lo sfond a calci.
Apri, disse alla guardia indicando con un cenno la porta della cella di mattoni costruita nelle
fondamenta della torre. La guardia ubbid.
Dentro cera un iracheno di ventanni circa, sdraiato sullasse di legno che fungeva da branda.
Prendigli la mano e tienila piatta contro lasse, ordin Hyde: non voleva perdere tempo con
quel ladruncolo, aveva cose pi importanti da sistemare. La guardia esegu lordine, Hyde prese il
coltello dalla cintura e lo conficc con un colpo secco tra due dita del prigioniero. Il ragazzo gemette e
fiss il coltello a occhi spalancati.
Hai rubato alla ditta, vero?
No, fece il giovane terrorizzato, in una via di mezzo tra una risposta e una preghiera.
Hai rubato alla ditta, insistette Hyde, e il furto non pu essere tollerato. Con un unico
movimento rapido sferr una coltellata precisa come una ghigliottina, staccandogli di netto il mignolo.
Il prigioniero strill. Il sangue sgorgava dalla ferita, annegando il dito mozzato in un lago rosso sempre pi ampio.
Ruba ancora e toccher alla tua mano, disse Hyde. Cerca di scappare e toccher alla tua
vita. Si rivolse alla guardia, che pareva sconvolta quanto il prigioniero. Medicalo e rimandalo a
lavorare. Quindi usc nel caldo e nella luce abbacinante, ripulendo il coltello contro la gamba.
Tornato in ufficio, apr il cassetto e tir fuori USA Today. Prese il telefono satellitare dalla base
di ricarica e compose il numero scritto sotto le fotografie dei tre sopravvissuti della Cittadella. Allo
Spirito avrebbe volentieri mozzato ben pi che qualche dito: gli sarebbe piaciuto appenderlo a una
corda e torturarlo lentamente, come insegnavano a fare alle squadre speciali dellesercito per
spaventare il nemico.
Il telefono squillava, ma nessuno rispose.
Lo Spirito glielaveva fatta di nuovo.
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CAPITOLO 26.
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Governatorato di Al-Anbar, Iraq occidentale
CALAVA la sera, ma il calore del giorno rimaneva intrappolato ai margini del deserto siriano.
Era stato spinto in profondit nel terreno roccioso dal sole implacabile e ora tornava indietro, come se
al di sotto della crosta terrestre il mondo fosse fuso. Difficile credere che qualcosa potesse sopravvivere
in quella fornace e in quel paesaggio lunare, ma sparuti ciuffi derba riuscivano faticosamente a farsi
largo tra le crepe del terreno e qualche arbusto cresceva sulla ghiaia seguendo il profilo della sia pur
minima zona dombra, e le capre si mangiavano tutto.
Lo Spirito aveva una vasta rete di uomini a sua disposizione, fedain uniti dal comune desiderio
di proteggere quella terra e la sua gente dallindifferente violenza di dittatori e invasori. Aveva sparso
la voce lungo i tanti sentieri tracciati dai pastori nel deserto a ovest di Ramadi, domandando se
qualcuno conoscesse un uomo che portava il berretto rosso di una squadra di calcio inglese. Non era
stato difficile rintracciarlo: si chiamava Ahmar, rosso in arabo.
Lo Spirito lo trov accoccolato accanto a una pozza fangosa in una delle oasi frequentate dai
pastori, intento a riempire dacqua una borraccia, circondato dalle sue capre. Il berretto rosso sbiadito
spiccava sullo sfondo mobile di polverosa lana nera e marrone, a tracolla portava un AK-47 e una
Beretta spuntava dalla cintura di pelle che stringeva in vita la lunga tunica bianca.
Sentendo il rumore di zoccoli che si avvicinavano, Ahmar alz gli occhi socchiusi per il sole, il
volto un ammasso di cuoio rugoso. Poteva avere unet qualsiasi tra i trenta e i cento anni.
Bella pistola, disse lo Spirito indicando la Beretta.
Il suono di quella voce roca fece scattare qualcosa nella mente delluomo, che lo riconobbe e
mut lespressione in sospetto misto a paura. Non lho rubata, rispose portando la mano allarma, pi
per nasconderla che per usarla. Lho solo barattata.
Lo Spirito scivol gi di sella. Lo so, rispose, aprendo lentamente la bisaccia. Ne estrasse un
fagotto di stoffa rossa e lo svolse, mostrando una pietra coperta di simboli disposti in modo da formare
il segno del Tau. Anchio voglio proporti un baratto.
Ahmar lo ud a malapena, ipnotizzato comera dalla stoffa rossa in cui la pietra era avvolta.
Allung una mano per toccare la maglietta della squadra di calcio del Manchester United, poi si
ferm di colpo per la paura di ci che avrebbe potuto sentirsi chiedere in cambio di quelloggetto
magico. Che cosa vuoi barattare?
Solo informazioni. Questa pietra, dove lhai trovata?
Ahmar valut la domanda, poi fece un largo sorriso scoprendo i pochi denti. Te lo faccio
vedere, rispose, scostando una capra con un calcio.
Spian con la mano il fango davanti a s e stacc una canna dalla riva, poi tracci una sequenza
di quattordici punti creando una sagoma simile a un serpente: come tutti i beduini, il pastore si
orientava con le stelle. Il deserto era in perenne mutamento e non cerano riferimenti, ma le stelle
rimanevano sempre uguali. Anche lo Spirito era abituato a orientarsi cos, e riconobbe subito la
costellazione disegnata: era il Dragone, il vigile drago, cos definito perch nellemisfero
settentrionale non tramontava mai, ma tra i beduini veniva chiamato serpente. Ahmar indic il
quadrato di quattro puntini che rappresentava la testa, e con il dito tracci una linea immaginaria finch
arriv a puntare lorizzonte. Segui il serpente, disse. Tieniti a sinistra del caprone. Tre giorni al
passo con il bestiame, uno a cavallo: l ho trovato la pietra.
Caprone era il nome che i beduini davano alla stella polare che indicava il nord, e tenersi alla
sua sinistra significava andare a ovest seguendo il segno del serpente e inoltrandosi nel deserto siriano.
Nella bisaccia lo Spirito aveva provviste sufficienti per almeno un giorno, forse tre se le razionava e
risparmiava il cavallo nelle ore pi calde.
Ahmar si chin per lavarsi la mano infangata, poi se lasciug sulla tunica e la tese verso di lui.
Lo Spirito gli diede la maglietta del Manchester United e lo osserv mentre se la infilava e correva
allaccampamento principale, chiamando gli altri pastori e tenendo le braccia in alto come se avesse
appena segnato un gol.
Lo Spirito rimont a cavallo e si volt verso lorizzonte. Il cielo cominciava a farsi scuro a est e
le stelle pi luminose gi iniziavano a brillare. Non ci sarebbe voluto molto perch diventasse buio
anche a occidente, dove abitava il Dragone che gli avrebbe indicato la via nel deserto, come faceva da
sempre.
Un giorno a cavallo, aveva detto Ahmar.
Lo Spirito spron lanimale e si avviarono, allontanandosi dal puzzo delle capre e dallombra
delloasi.
Con laiuto della luna, forse ce lavrebbe fatta prima dellalba.
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CAPITOLO 27.
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GAZIANTEP  il pi grande dei due aeroporti che servono Ruin. Situato a nord, si trova pi
vicino ai monti Taurus e alla citt, ed  quindi la destinazione preferita di gran parte del traffico
turistico. O almeno questa era la sostanza di ci che il tassista aveva detto a Liv durante il tragitto, e per
quanto la riguardava molti turisti significavano molti voli, lunica cosa che le interessasse.
Era riuscita a comprare un biglietto last minute di sola andata per Newark, spendendo gran parte
del denaro trovato nella busta. Limpiegato al bancone aveva effettuato la prenotazione e preso i soldi
senza dare segno di averla riconosciuta, e fin l era andata bene. Ma adesso doveva superare il controllo
passaporti.
La sala delle partenze era parecchio trafficata, piena di turisti che tornavano a casa dopo essersi
purificati lanima. Liv valut le varie file e scelse la pi lunga, semplicemente perch lagente di
dogana era esageratamente corpulento e pareva sul punto di addormentarsi nel caldo umido
dellambiente chiuso. Si mise in coda, e mentre la gente avanzava osserv lagente e la sequenza di
gesti con cui controllava che i volti dei passeggeri corrispondessero alle foto nei passaporti, la faccia
grassa allungata dalla forza di gravit in unespressione di noia senza fine. A malapena guardava le
persone per pi di un secondo, e quindi Liv era molto pi calma quando venne il suo turno.
Lufficiale apr il passaporto e diede unocchiata al nome controllando che fosse lo stesso del
biglietto, poi alz gli occhi opachi confrontando il visto di Liv con la foto. Lei si tolse il berretto da
baseball e ricambi lo sguardo, facendo il possibile per mantenere unespressione neutra. Le pareva di
sentire il suo esaminatore percorrerle lentamente il viso, come le antenne di un insetto gigante: stava
prendendo tempo, la studiava, non ci aveva messo cos tanto con nessun altro della fila. Liv sentiva
rimbombare le orecchie e sudava sia per lo stress sia per limpianto daria condizionata inefficiente. Lui
continuava a fissarla in viso, poi abbass lo sguardo per osservare anche il corpo. In condizioni normali
Liv ne sarebbe stata indignata, ma adesso prov sollievo: allora non si trattava di un bravissimo agente
di dogana con mansioni segrete e un forte istinto per riconoscere potenziali fuggiaschi: era solo un
uomo brutto e obeso a cui piacevano le donne. E lei lo lasci guardare, rassicurata al pensiero che se in
seguito gli avessero chiesto di lei non si sarebbe di certo ricordato il suo viso.
Dopo uneternit, finalmente lagente richiuse di colpo il passaporto e lo mise sul bancone. Liv
lo afferr e se ne and rapida, giocherellando inconsciamente con il bottone pi in alto della camicetta.
Raggiunse unaltra fila di gente che avanzava piano verso lultimo controllo di sicurezza e cominci a
respirare un po meglio. Era quasi a casa, e in salvo. La coda procedeva, sentiva un gran vociare
intorno e cominciava a rilassarsi. Poi un frastuono in testa alla fila le fece di nuovo battere forte il
cuore.
Liv alz gli occhi, temendo di vedere il grasso agente di dogana che la indicava, circondato da
uomini della sicurezza. Invece scorse una donna vestita con il velo tradizionale, lenorme ventre
gravido che premeva contro il tessuto. Le era caduto il vassoio di plastica degli effetti personali, e ora a
tentoni cercava freneticamente di recuperarli mentre un uomo in piedi accanto a lei strillava furibondo
in arabo.
Poi luomo la colp con il dorso della mano, come se stesse scacciando una mosca, ma in modo
intenzionale e violento. La testa della donna si pieg di lato per il colpo, poi lei riprese a cercare gli
oggetti caduti come se a quel trattamento ci fosse abituata.
Liv non sapeva se fosse per limprovvisa concentrazione o per lindignazione suscitata dalla
violenza delluomo, ma dentro di lei accadde qualcosa. Qualcosa di sepolto si faceva largo e
riemergeva allimprovviso: le pareva di sentirlo scorrere attraverso il corpo e salire, quasi sollevandola
in aria e portando con s un sussurro che le riempiva la testa con il suo rumore. Si faceva man mano pi
forte, rimbombandole dentro come il vapore attraverso le rocce. E poi ud qualcosa di diverso, qualcosa
di solido al centro.
Una parola.
KuShiKaam
Liv ne fu cos colpita che tutto il resto parve sbiadire in una scena al rallentatore. Guard con
distacco lagente della sicurezza che avanzava e appoggiava la mano sul braccio del marito violento,
sul viso unaria di disapprovazione ma non di rabbia. La donna, a terra, continuava a raccogliere gli
oggetti caduti e a rimetterli sul vassoio. Nel frattempo la rabbia di Liv cominci a scemare, la forza del
sussurro diminu e la parola si allontan lentamente. Liv si riscosse e infil la mano nella borsa,
frugando tra gli oggetti alla ricerca frenetica di qualcosa per scrivere: temeva che la parola si perdesse,
trascinata gi nel luogo oscuro della sua mente dove la coscienza, a quanto pareva, non riusciva a
seguirla. Trov la penna e tracci febbrilmente la parola sulla mano, non avendo carta. Ma nel farlo fu
come se la penna prendesse vita e, invece di unapprossimazione fonetica della parola che aveva udito,
tracci una serie di simboli irregolari, in una lingua che non aveva mai visto.
Osserv ci che aveva scritto, e la sua mente si spost dapprima sul suono udito:
KuShiKaam. Poi sul significato: La Chiave
Liv alz gli occhi. La donna aveva recuperato tutte le sue cose e ora passava attraverso il metal
detector per ricongiungersi al marito. Le guardie le fecero cenno di andare, riportando tutto alla
normalit nel pi breve tempo possibile. Probabilmente assistevano a fatti simili ogni giorno, gesti di
violenza domestica alimentata dallo stress e dalla stanchezza. Ma in ogni caso erano rimati l a
guardare un uomo che picchiava una donna incinta, e non avevano fatto nulla. A pensarci le veniva la
nausea, ma era impotente: non poteva mettersi a litigare con un gruppetto di maiali sessisti se non
voleva dare nellocchio. Tuttavia il fischio nella sua testa non se ne andava, e lei prov un impeto di
violenza sorprendente e intenso: avrebbe voluto fare del male a quelluomo e umiliarlo davanti a tutti,
avrebbe voluto persino ucciderlo, prendere la pistola di una di quelle inutili guardie e sparargli in
fronte. Lintensit del proprio odio la stup, e parve alimentare il sibilo, che arriv a ricordarle quello di
una teiera che bolle. Le pizzicava anche la pelle, dappertutto, come fosse punta da aghi e spilli. La
spaventava sentirsi cos, come se ci fosse un elemento pericoloso dentro di lei che non sapeva
comprendere n controllare. Alz lo sguardo e vide che la gente in fila la stava guardando, e una donna
diceva qualcosa, ma lei non riusciva a sentirla per il rumore che le risuonava in testa. Butt le sue cose
in un vassoio di plastica e guard fisso davanti a s, evitando di incrociare altri sguardi mentre la fila
procedeva. Che diavolo le stava succedendo? Le pareva di perdere la testa.
Attravers il metal detector e usc nella sala. Era gi abbastanza brutto non ricordare niente, e
ora sentiva anche delle voci. La infastidiva che una cosa cos folle accadesse proprio a lei, Liv
Adamsen, la sagace giornalista ultrarazionale e la cinica che dubitava di tutto quanto fosse anche solo
lontanamente esoterico. Non le piaceva e non lo voleva; era ancora convinta di essere stata drogata
allospedale, e che tutto ci fosse un fastidioso effetto collaterale, destinato a passare appena fosse
riuscita a dormire e a fare un bel pieno di caff.
Guard il pannello delle partenze: il suo volo stava gi imbarcando, ma lei esit. Distinto,
quando non riusciva a capire qualcosa, si buttava sul problema e lo analizzava da ogni punto di vista
finch non ne veniva a capo. In quel preciso istante la sua mente razionale le stava dicendo che la
parola che si era scritta sulla mano doveva essere un ricordo riemerso dalla sua mente confusa, in una
lingua che avrebbe potuto verificare e spiegare. Guard i negozi duty-free lungo le pareti del terminal,
vide ci di cui aveva bisogno, si mise la sacca in spalla e si avvi. Doveva fare in fretta.
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CAPITOLO 28.
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GABRIEL guard liPhone, lo schermo luminoso nella penombra del bar. Si trovava nel
mezzanino del Sahnesi, la vecchia sede del teatro dellopera costruita per laristocrazia europea che nel
diciottesimo secolo aveva iniziato ad arrivare a Ruin in massa, quando la citt era diventata una delle
tappe del Grand Tour. Adesso era un cinema popolare con bar annesso, e cera la connessione Wi-Fi
gratuita, motivo per cui Gabriel ci era andato.
Tocc licona del browser sullo schermo e digit OSPEDALE RUIN nella barra di ricerca.
Ajda aveva comprato il telefono nel Quartiere Perduto, in un negozio di articoli di elettronica di
seconda mano specializzato in oggetti rubati ai turisti. Era costato parecchio, ma era compresa una SIM
che non poteva essere rintracciata e gli garantiva tutta la potenza di un computer portatile. La ricerca
restitu il numero di telefono del centralino, che Gabriel chiam.
Ospedale Davlat Hastenesi.
S, devo mandare dei fiori a un paio di pazienti, avrei bisogno del numero di stanza.
I nomi?
La prima  la signora Kathryn Mann, la seconda Liv Adamsen.
Ud il rumore delle dita sulla tastiera. La signora Mann  ricoverata nella stanza 410 del
reparto psichiatrico di sicurezza. La signorina Adamsen nella stanza 406, stesso reparto... no, aspetti
un attimo. In realt la signorina Adamsen  stata dimessa oggi.
Quando?
Non compare. Il computer dice solo che adesso la stanza  libera.
Ha ricevuto visite?
Ci fu un momento di silenzio. Che cosa centra questo con la consegna dei fiori?
Sono gi stati spediti. Volevo solo capire se li ha ricevuti prima di uscire.
Ancora dita sui tasti.
Lunica cosa che trovo nel sistema  una visita della polizia questo pomeriggio.
Grazie.
Gabriel chiuse la chiamata, e mentalmente pass in rassegna le implicazioni di quella notizia.
Torn al browser e digit POLIZIA RUIN nella barra di ricerca. Cera un numero di telefono per le
urgenze nella prima ricorrenza: lo compose e fece una seconda chiamata.
Polizia di Ruin.
Salve, pu passarmi lispettore Arkadian della Omicidi, per favore?
Al momento lispettore Arkadian  in permesso.
Allora potrebbe inoltrare la chiamata al suo cellulare?
No, signore, mi dispiace. C qualcun altro alla Omicidi che potrebbe aiutarla?
No. Devo parlare con lispettore Arkadian personalmente.  molto urgente. Cerc di pensare
a qualcosa che potesse spianargli la strada. Gli dica che Gabriel Mann vuole parlargli. Sono evaso di
prigione e voglio consegnarmi, ma lo far solo con lui, e soltanto se mi richiama entro cinque minuti.
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CAPITOLO 29.
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LA libreria dellaeroporto era piena delle solite cose gradite allannoiato passeggero medio di
un volo aereo. Liv si diresse allo scaffale dei frasari, accanto alla cassa, e scorse i titoli scegliendo tutti
quelli che avevano un alfabeto insolito. Voleva dimostrare a se stessa che la parola che sentiva nella
testa era solamente leco di qualcosa che doveva aver colto nel cicaleccio generale. Se fosse riuscita a
scoprire a che lingua apparteneva, avrebbe potuto imbarcarsi con lanimo pi sollevato. Arrivata in
fondo allo scaffale, aveva in mano otto libri: apr il primo, un frasario arabo, e cerc la parola chiave.
La trov e confront la traduzione con i simboli sulla sua mano, ma non ci assomigliava nemmeno.
Fece lo stesso con gli altri sette libri, dal cirillico al greco fino al cinese, ma nessuno corrispondeva.
Maledizione.
Rimise i libri a posto e fece per andare, ma si blocc notando qualcosa sullo scaffale successivo.
Era un libro con in copertina limmagine di una tavoletta coperta di simboli sbiaditi: non gli stessi
scritti sulla sua mano, ma simili. Lo prese e lo apr, scoprendo cos che non si trattava di un frasario ma
di un libro di storia. Il risvolto di copertina le procur una seconda sconvolgente sorpresa: la fotografia
era quella di unantica tavoletta sumera, risalente a cinquemila anni prima, con uniscrizione in una
lingua morta da molto tempo. Quindi non poteva averla sentita nella sala dattesa delle partenze.
Sfogli il libro in cerca di immagini di altri testi antichi, e stava per rinunciare e affrettarsi allimbarco
quando trov qualcosa. La fotografia di un cilindro di pietra inciso, con un buco al centro; sotto cera
una larga striscia di argilla bagnata su cui era stato fatto rotolare il cilindro, e vi era impresso un
riquadro di testo tutto fatto di linee e triangoli.
Sembravano identici ai simboli sulla sua mano.
La didascalia lo descriveva come un sigillo cilindrico, un antico metodo di riprodurre messaggi.
Inserendo una canna o un bastoncino nel foro centrale, era possibile farlo rotolare sulla terra o largilla
umida per riprodurre le iscrizioni incise sulla sua superficie. Spesso si trattava di formule magiche,
poste ai margini dei campi per invocare abbondanza, ma il messaggio di quel particolare sigillo era
sconosciuto. In archeologia quella scrittura veniva definita protocuneiforme, o pi poeticamente la
lingua perduta degli di, perch molto antica e perch nel tempo il suo significato era andato perduto.
Fantastico, pens Liv, adesso sento le voci in una lingua che non si parla pi da quasi seimila
anni; e per fortuna che volevo mettermi il cuore in pace.
Un annuncio degli altoparlanti interruppe la musichetta di sottofondo per chiamare gli ultimi
passeggeri del volo per Newark TK 7121 della Cyprus Turkish Airlines.
Non aveva pi tempo. Corse alla cassa e prese di tasca le sue ultime lire turche per pagare il
libro. Lo avrebbe letto in aereo, sempre se ce lavesse fatta a salirci.
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CAPITOLO 30.
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FRATELLO Giardiniere gett nel fuoco un altro ramo spezzato e poi prese lultimo, sperando
che potesse rivelare qualcosa, a differenza degli altri.
Dopo il sopralluogo con i capi delle congreghe aveva organizzato una squadra di giardinieri per
perlustrare i campi e raccogliere tutti i rami e le foglie caduti, finch cera ancora abbastanza luce per
vedere. Sapeva per dolorosa esperienza che lunico modo di impedire la diffusione della piaga era agire
in fretta e soffocarla nel fuoco.
Aveva accuratamente sezionato ogni ramo malato che gli avevano portato come un patologo
che esamina un cadavere, in cerca di indizi che potessero svelare la causa del contagio, ma non aveva
trovato niente. Non cerano tracce di funghi, n tane di insetti, n tonchi o altri parassiti che potessero
infestare un campo e diffondere una malattia come quella. Non aveva mai visto niente del genere,
sembrava pi una specie di marciume secco, ma non avrebbe mai immaginato che potesse prendere
piede cos in fretta nel legno vivo: era come se la vita lo avesse abbandonato, trasformando la linfa in
veleno, la fibra in polpa secca.
Pest il piede sullultimo ramo, studi i frammenti rinsecchiti e poi li aggiunse alla pira e
rimase a fissare le fiamme. Se qualcuno glielo avesse domandato, avrebbe giustificato le lacrime come
conseguenza del fumo, ma la verit era che lui amava il giardino pi di qualunque persona. Lo aveva
accudito, curato e nutrito per oltre quarantanni, finch persino il suo stesso nome era stato dimenticato
e lui era diventato semplicemente fratello Giardiniere.
E adesso il giardino stava morendo, e lui non aveva idea di come impedirlo.
Allalba gli uomini sarebbero ritornati per dare inizio allintervento chirurgico: avrebbero
dovuto amputare radicalmente per assicurarsi che la malattia non si diffondesse. Era necessario, ma non
per questo meno doloroso. Si immaginava come un padre alla vigilia di unoperazione in cui un arto del
figlio sarebbe stato sacrificato per salvargli la vita. Ma lui di figli ne aveva tanti, e non cera nessuna
garanzia che qualcuno sarebbe sopravvissuto.
Cos se ne stava l al buio, con il fumo negli occhi, cogliendo a tratti un aroma di arance,
tormentoso ricordo di quando il frutteto scoppiava di salute. Contempl il fuoco finch nella Montagna
si ud suonare una campana che chiamava tutti per il Vespro. Era il momento in cui la Cittadella si
ritirava per la notte, una notte che lui avrebbe voluto non finisse mai, perch temeva gi quel che il
nuovo giorno avrebbe portato con s.
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CAPITOLO 31.
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ARKADIAN era appena entrato in casa quando il cellulare squill nella tasca della giacca.
Non rispondere, gli grid la moglie dalla cucina.
Che buon profumo, rispose lui. Che cos, stufato?
Lho cucinato apposta per il mio povero marito invalido, perch riprenda le forze, quindi se
vuoi mangiarlo ti consiglio di spegnere quel telefono e cominciare a fingerti malato.
Lui prese il telefono dalla tasca e guard il nome sul display.  lavoro.
 sempre lavoro.
Arkadian, disse lui rispondendo alla chiamata, con il telefono incastrato sotto il mento mentre
cercava di togliersi la giacca con gesti rigidi e goffi, sperando di sbrigarsela in fretta.
Ho Gabriel Mann in linea, disse loperatore. Insiste per parlare con lei. Dice di volersi
consegnare.
Arkadian torn improvvisamente attento, afferr il telefono in mano e lasci cadere la giacca a terra.
Bene, fa rintracciare la chiamata e preparare unauto, nel caso riuscissimo a individuarlo.
Gi fatto, signore. Adesso devo passarglielo?
S. Si ud uno scatto e poi i rumori di sottofondo di un luogo affollato. Un luogo pubblico,
probabilmente un bar. Arkadian, disse. Come posso aiutarla?
Mi dispiace rovinarle la serata.
Lispettore guard la porta di cucina, e sent confusi gesti rabbiosi provenire da dentro. Non si
preoccupi. Dove si trova?
Molto pi al sicuro che in prigione. Senta, devo domandarle una cosa:  andato a trovare Liv o mia madre?
S.
Quando?
Oggi pomeriggio.
E mentre era l ha parlato con Liv?
S.
Le ha detto che intendeva andare via?
Arkadian aggrott la fronte. No, non va da nessuna parte, la stanno tenendo sotto
osservazione.
Ud un flebile sospiro dallaltra parte. Se n andata, disse Gabriel.  uscita dallospedale
poco dopo la sua visita.
Non  possibile, lo avrei saputo.
Perch? Non era in arresto, e lei  in permesso.
Arkadian ripass mentalmente la sua visita. Ricordava quanto lei sembrasse piccola e
vulnerabile in quel letto quando si era alzato per andarsene. Poi gli venne in mente una cosa. Le ho
restituito la sacca, disse. La Scientifica aveva finito di esaminarla e lho usata come scusa per andare
a vedere come stava. Cera il passaporto, dentro.
Quanto ci mette per avere una lista di passeggeri dallaeroporto?
Mi occorre un mandato.
Oh, andiamo, ci servono informazioni, non una serie di prove inconfutabili. Non pu ottenerla
come un favore?
Se vuole lasciare il Paese sono fatti...
Vuole lasciare il Paese perch  in pericolo. Io sono evaso di prigione per lo stesso motivo.
Sono stato incastrato, e cera qualcuno che mi aspettava in cella. Glielo potrei descrivere, ma
scommetto che adesso non ci sar pi e dubito che sia iscritto nel ruolino dei turni. La guardia mi ha
portato dritto in quella cella: ci sono degli infiltrati nella polizia. La Cittadella si  risvegliata, sta
muovendosi per metterci a tacere, il che significa che Liv  in pericolo e anche mia madre, esattamente
come prima.
Arkadian sent una fitta al braccio ricordando lultima volta che Gabriel gli aveva detto quelle
stesse parole. Allora aveva avuto ragione, e cera la ferita da proiettile nel suo braccio a provarlo.
Dipende tutto da lei, disse Gabriel. Faccia come crede meglio. La richiamo tra dieci minuti.
Il rumore del bar si spense e Arkadian rimase ad ascoltare il nulla per qualche secondo. Dalla
cucina ud lo sfrigolio di qualcosa di succoso che toccava una padella calda, poi nel telefono si ud uno
scatto e lui venne automaticamente reindirizzato ai ragazzi del laboratorio. Scoperto qualcosa?
Impossibile. Usava una linea internet, molto difficile da rintracciare e impossibile da individuare in fretta.
Richiamer tra dieci minuti, pu essere utile?
Non tanto. Potrebbe usare un altro telefono, un altro server, un altro IP. E anche se usasse
esattamente la stessa combinazione, dovrebbe parlargli per un paio dore per darci la minima possibilit
di riuscirci. Le chiamate via internet possono seguire percorsi sparsi in tutto il mondo.
Va bene, provateci lo stesso. Riagganci e guard la giacca gualcita abbandonata sul
pavimento, un simbolo della bella serata che aveva progettato. Pens a Liv e al modo in cui aveva
guardato il prete durante il loro incontro: aveva percepito la sua paura, e adesso sapeva perch.
Apr la rubrica del cellulare e la scorse in cerca del nome Yun Haldin. Era un suo ex collega di
tanto tempo prima, che aveva lasciato la polizia per aprire unagenzia sua. Adesso aveva alle sue
dipendenze un gran numero di ex poliziotti, ed era incaricato di sorvegliare il perimetro di entrambi gli aeroporti locali.
Hai finito o hai intenzione di morire di fame? gli domand la moglie dalla cucina, da dove
veniva laroma dolce e aspro dello stufato aromatizzato allaglio.
Lo stomaco di Arkadian brontol sonoramente in risposta.
Trov il numero di Yun e premette il pulsante di chiamata.
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CAPITOLO 32.
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GABRIEL usc da Skype e cerc su Google un sito di ricerca di voli aerei. Selezion come
criteri la partenza da Ruin-Gaziantep e larrivo a New York, poi mentre aspettava che le informazioni
venissero caricate si mise a osservare la folla serale. Era seduto a un tavolo grande, accanto a un gruppo
di turisti, e si era sistemato in modo che sembrasse che stava con loro.
Pass in rassegna tutta la stanza con lo sguardo, in cerca di qualunque cosa o persona fuori
dallordinario. Cerano cos tante persone che digitavano sugli smartphone che non stupiva che la linea
fosse lenta. I suoi occhi si fermarono con interesse sullo schermo di un televisore, nellangolo del bar,
sintonizzato sulla CNN ma senza audio. Un reporter stava davanti alla stazione di polizia di Ruin; poi
ci fu uno stacco e Gabriel si ritrov a guardare la sua foto segnaletica.
Si alz in fretta dal tavolo, fissando il telefono come scusa per tenere la testa bassa, e and
verso luscita. Praticamente nessuno guardava la tv nel bar, ma potevano facilmente vedere la stessa
notizia e la stessa foto sugli smartphone. Di sicuro sarebbe finito sui giornali del mattino, forse persino
sulledizione serale delle testate locali. Aveva sperato di avere un po pi di tempo a disposizione.
Usc dalla porta principale sulla strada lucida di pioggia, prese un berretto da baseball dalla
tasca e se lo cal in testa abbassando la visiera fin sugli occhi, mentre lelenco di voli finiva di caricarsi.
Cerano molte partenze da entrambi gli aeroporti. Troppe. Non aveva senso cercare di
intercettare Liv nella remota speranza di scegliere laeroporto giusto. Aveva bisogno di Arkadian e dei
suoi contatti, ma era ancora troppo presto per richiamarlo.
Cominci ad avviarsi lungo la strada, e intanto apr unapplicazione che individuava i punti di
accesso Wi-Fi. La ricezione era ancora pi lenta adesso che era uscito dallarea di copertura internet del
locale, e ci volle un po perch comparisse la mappa sullo schermo. Un puntino azzurro lampeggiava al
centro per indicare la sua posizione attuale, poi tutto intorno cominciarono ad apparire altre icone.
Cera un punto coperto nella direzione in cui stava andando, un paio di strade pi avanti, vicino
allospedale. Gabriel si infil il telefono in tasca e allung il passo. Voleva essere in posizione quando
sarebbe stato il momento di richiamare Arkadian. E voleva anche essere pi vicino a sua madre. Sapeva
che era il primo posto dove le autorit lo avrebbero cercato, motivo per cui se nera stato alla larga, ma
finch non avesse trovato il modo di garantire la sua sicurezza si sentiva meglio standole vicino, nel caso succedesse qualcosa.
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CAPITOLO 33.
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ARKADIAN impieg sette dei dieci minuti che gli erano stati concessi per mettersi in contatto
con il suo vecchio collega e spiegargli di che cosa aveva bisogno. Il resto fu facile, fin troppo.
 sul volo TK 7121 della Cyprus Turkish Airlines diretto a Newark, lo inform Yun.
A che ora  la partenza?
Cinque minuti fa.
Arkadian si sent stranamente sollevato, forse era meglio cos. Dopotutto era stata Liv a
volersene andare. Grazie lo stesso, disse.
Nessun problema, linformazione era gi l nel sistema appena ho effettuato laccesso al
database.
Arkadian aggrott la fronte. E come mai?
Potrebbe essere una coincidenza. Pi probabilmente qualcuno ha inoltrato la stessa richiesta.
Tutte le implicazioni possibili si affacciarono alla mente di Arkadian. C modo di scoprire chi
 stato?
Certo, aspetta un attimo.
Arkadian ud il ticchettio dei tasti e in sottofondo il rumore degli aerei, e si domand se uno di
essi fosse quello di Liv.
Visualizzo solo lID di un utente ospite, spieg Yun. Per la richiesta  arrivata dal canale
blu.
Che sarebbe?
 laccount preautorizzato del dipartimento di polizia di Ruin. La richiesta devessere stata
inoltrata dal terminale di uno dei tuoi uffici di protocollo. L ci sar chi pu dirti chi ha domandato
linformazione.
Ci sono degli infiltrati nella polizia.
Il telefono cominci a mandare segnali acustici. Senti, Yun, ho una chiamata in arrivo. Ti devo
un favore.
Mi basta che tu venga a lavorare per me quando ne avrai abbastanza di faticare e soffrire.
Lo far. Chiuse la chiamata e poi si riavvicin il telefono allorecchio. Gabriel?
Ha risolto?
S e no.
Cio?
Aveva ragione, e abbiamo un grosso problema.
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CAPITOLO 34.
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Volo TK 7121
LACCELERAZIONE dei motori schiacci Liv contro il sedile e fece scivolare via dal
finestrino le gocce di pioggia mentre laereo prendeva velocit. Oltre le luci dellaeroporto, Liv vedeva
le cime irregolari dei monti Taurus che si levavano contro un cielo dinchiostro. Le osserv finch la
cabina si inclin allindietro e le ruote si staccarono dallasfalto con un colpo sordo. Nello stesso istante
sent una stretta allo stomaco, come se qualcosa dentro di lei fosse collegato al terreno e ora venisse
tirato in modo insopportabile dallaereo che si allontanava accelerando. Quella sensazione la lasci
senza fiato, e si pieg su se stessa cercando disperatamente di respirare. Si accorse che il passeggero
accanto a lei si allungava in avanti, un velo di preoccupazione sul viso. La stretta si fece ancora pi
forte, e a un certo punto Liv ebbe la sensazione che sarebbe stata risucchiata verso il basso attraverso il
pavimento della cabina, poi qualcosa parve spezzarsi, permettendole di inghiottire una boccata daria.
Segu unondata di nausea, accompagnata dallo stesso intenso formicolio che aveva provato nella sala
dattesa delle partenze. Si volt e si costrinse a sorridere alla persona seduta accanto a lei, borbottando
qualche scusa sulla tensione nervosa, poi chiuse gli occhi e respir lentamente e profondamente.
Cominciava davvero a essere stufa di tutta quella faccenda: era come se qualcuno avesse fatto una
bambolina vud a sua immagine e ci infilasse degli spilli a caso.
Laereo inizi a virare, e le sensazioni dentro di lei parvero rotolare seguendo linclinazione.
Continu a respirare finch lo spiacevole disagio svan e si sent abbastanza tranquilla da riaprire gli occhi.
Fuori le stelle cominciavano a punteggiare il cielo scuro, e pi sotto, Ruin, annidata ai piedi
della Montagna risplendeva come una chiazza luminosa. Liv immagin ogni luce come una persona, e una di loro era Gabriel.
Se ne avrai loccasione, le aveva detto, vattene il pi lontano possibile dalla Cittadella.
Rimani al sicuro, verr io a cercarti.
Una volta a Newark, dopo aver rimesso in sesto la testa e recuperato la memoria, lo avrebbe
chiamato, e allora avrebbero potuto parlare. Voleva domandargli tante cose, su ci che era successo
nella Cittadella, ma anche su di lui. Lo conosceva a malapena, eppure fra tutti gli eventi oscuri e strani
delle settimane passate era a lui che la sua mente tornava di continuo. Risplendeva su ogni cosa, come
le luci che ora lei vedeva sotto di s.
Laereo ebbe un leggero sussulto quando intercett i venti in alta quota, e gi in basso le luci
cominciarono a svanire, baluginando una dopo laltra prima di spegnersi, come se alla citt venisse
tolta la corrente isolato dopo isolato.
Liv accese la lampadina da lettura, mettendo in risalto i simboli scuri scritti sulla sua pelle
pallida, che la stuzzicavano ancora con il loro mistero. Prese il libro dalla tasca del sedile di fronte e
guard la copertina. Si intitolava Il mistero delle lingue perdute. Forse l avrebbe trovato delle risposte.
Otto file pi indietro, un uomo in giacca e cravatta sedeva strizzato in un sedile di classe
turistica progettato per persone grandi la met di lui. Teneva gli occhi fissi sulla capigliatura bionda di
Liv che riluceva nella penombra della cabina, china su qualcosa: leggeva. Chiss che cosa. Gli
piacevano i libri, erano pieni di parole, e le parole per lui erano una specie di magia. Da questo veniva
il suo soprannome, che gli era stato dato la prima volta che era finito in prigione: Dick, diminutivo di
dictionary, dizionario. A volte le persone provavano a prendersi gioco di lui per via di quel
nomignolo, che in inglese aveva tuttaltro significato - uccello, pisello, pene - ma non per molto: lui
sapeva distinguere chi lo pronunciava nel modo giusto da chi lo intendeva diversamente. Era questo il
problema del linguaggio, aveva un grande potere ma era infido: bisognava concentrarsi sulle parole e
usarle nel modo giusto per trasmettere il significato voluto. Perci gli piacevano le parole forti, le
parole pure, le parole che avevano un solo significato. Quella che ora stava assaporando era proprio
cos: se-ren-di-pi-t.
Quando la missione nella prigione era fallita, gli avevano detto che il suo compito era finito.
Non era colpa sua, ma era andata cos: lui era troppo riconoscibile e il testimone era scappato. Quindi
era stato trasferito.
Era tornato nella stanza dalbergo, aveva preso le sue cose e si era messo il completo largo e
cascante che copriva tutti i tatuaggi; era fatto su misura appositamente per mascherare la sua
corporatura imponente. Poi si era pettinato per bene ed era andato allaeroporto, con laria di un uomo
daffari qualunque, anonimo e un po fuori forma, diretto chiss dove. Ma Dio sapeva. Aveva fatto
accadere tutto quanto in modo che Dick si ritrovasse esattamente nel posto giusto al momento giusto.
La soluzione perfetta gli si era presentata davanti come per caso.
Se-ren-di-pi-t.
Se nella prigione tutto fosse andato secondo i piani, lui non sarebbe stato allaeroporto, e la
ragazza sarebbe fuggita. E lei era il pi importante dei tre obiettivi. Era la pi pericolosa per la Chiesa,
e doveva essere ridotta al silenzio. Imporre il silenzio, togliere la parola,  il potere pi grande che si
possa esercitare su una persona. Lo aveva imparato in prigione: ogni volta che avevano voluto punirlo
gli avevano tolto i libri. Ma non potevano togliere le parole dalla sua testa, a meno di ucciderlo, e lui
aveva quelle parole dentro di s, le migliori. Gli erano state date da Isaia, il profeta e anche il vecchio
che spingeva il carrello dei libri per i corridoi dellala E.
Ti piacciono le parole, gli aveva detto una volta mentre passava davanti alla sua cella. Bene,
allora da unocchiata a questo. Ci sono tutte le parole di cui potrai avere bisogno.
Dick non aveva mai letto la Bibbia prima di allora. Non gli era neanche mai venuto in mente.
Ma quella volta lo aveva fatto, e laveva poi letta centinaia di volte, finch le parole avevano
cominciato a scorrere dentro di lui come il sangue nelle vene. Se nera persino incise alcune delle pi
potenti sulla pelle, e cos era come se lui stesso fosse un libro, consacrato da quelle formule allo scopo
di tenere lontano il male anche quando dormiva e la sua lingua era inerte.
Deu-te-ro-no-mio
Ri-ve-la-zio-ne
Gi-gan-ti
E lui era questo: un gigante, uno dei leggendari menzionati nella Genesi. Una creatura di Dio, un guardiano.
E ora vegliava come un guardiano, nella penombra della cabina, con i braccioli premuti sulle
gambe e le ginocchia contro il sedile di fronte. Una volta arrivata a casa, la ragazza si sarebbe sentita al
sicuro; e in quel momento lui avrebbe colpito.
In quel momento le avrebbe portato via le parole e lavrebbe ridotta al silenzio per sempre.
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CAPITOLO 35.
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GABRIEL si lanci lungo la strada che portava allospedale. Nellistante stesso in cui Arkadian
gli aveva detto che la lista dei passeggeri era gi stata consultata, aveva capito: le forze oscure della
Chiesa stavano conducendo unazione congiunta per sistemare le cose rimaste in sospeso, prima lui, poi
Liv. La prossima sarebbe stata sua madre.
Si concentr sul ritmo dei propri piedi che picchiavano contro lasfalto, portandolo sempre pi
vicino passo dopo passo. Arriv a un incrocio e svolt in via Asklepios. Correre in quel modo per
strada non era certo la cosa pi prudente da fare, ora che la sua foto era apparsa nel notiziario, ma
doveva mediare tra la prudenza e lurgenza. Raggiunse una curva a un terzo del percorso e la imbocc,
tenendosi vicino alle case: davanti a lui la strada terminava a un incrocio dove sorgeva la nuova ala
dellospedale che, lucida di pioggia, rifletteva la luce. Esamin le finestre pi in alto, rallentando il
passo per timore di uscire allo scoperto in una via principale dove potevano esserci pattuglie della
polizia. Si ferm pochi metri prima e guard su, protetto dallombra.
Il corpo principale dellospedale si estendeva per tutta la lunghezza della strada. A una delle
estremit si collegava con i muri di pietra del fabbricato originale, e allaltra un camminamento coperto
lo metteva in comunicazione con un edificio pi piccolo che assomigliava a un castello. Quello era il
vecchio reparto psichiatrico, dove limpiegata allaccettazione gli aveva detto che era ricoverata sua madre.
Unauto gli sfrecci davanti, e lui sfrutt il sibilo delle gomme per mascherare il rumore dei
propri passi nelle pozzanghere, correndo dallaltro lato della strada. Le finestre del pianoterra erano
tutte sbarrate, come pure il portone che un tempo fungeva da entrata. Su in alto, sul fianco delledificio,
spuntava la piattaforma di un ponteggio. Gli operai lo usavano per caricare materiali edili, ma non
cerano corde che potessero aiutarlo ad arrivarci: erano tutte arrotolate e fissate ai pali. Le finestre sul
lato del ponteggio erano quasi tutte buie. Solo due erano illuminate, entrambe al quarto piano, una al
centro e una in fondo. Limpiegata dellaccettazione gli aveva detto che sua madre era nella stanza 410:
punt tutto sulla finestra centrale. Continu a inghiottire aria affannosamente, ora un po pi rilassato
avendo se non altro localizzato la madre.
Poi sent la vibrazione.
Dapprima pens che fosse un tuono che rombava tra le nuvole, ma quando la terra cominci a
tremare e un rumore simile a quello di un treno della metropolitana si lev da sotto i suoi piedi, cap di
che cosa si trattava.
Si allontan dagli edifici, le gambe malferme sul terreno che fremeva per il terremoto che stava
scuotendo la citt. Gabriel si piant a gambe divaricate al centro della strada, lontano da eventuali
calcinacci, e torn a guardare la finestra al quarto piano. Il tremore aumentava, e al rombo si un il
gemito stridulo di centinaia di allarmi antifurto, di auto e di appartamenti, azionati dal terremoto. Poi,
proprio quando il frastuono e le scosse raggiunsero il picco, tutte le luci della citt si spensero.
Dentro lospedale il buio improvviso fu seguito da grida di paura nelledificio principale, che
echeggiavano nel camminamento.
Ulvi era riuscito a infilarsi nel vano di una porta e stava aggrappato allestremit di un muro che
pareva volersi scrollare via la sua mano. Si ud uno schianto in fondo al corridoio, e qualcosa di pesante
cadde a terra in uno dei reparti parzialmente ristrutturati. Fuori gli antifurto delle auto strillavano come
bestie allo sbando. Per Ulvi quello era il suono di una buona occasione.
Una volta terminato il terremoto, tutti sarebbero stati indaffarati e disorientati, nessuno sarebbe
accorso se un allarme di emergenza si fosse messo a squillare. E durante i terremoti capitavano sempre
incidenti: pezzi di muratura che cadevano, vetri rotti, cavi elettrici tranciati. Era perfetto. Doveva solo
liberarsi del poliziotto. Rimase fermo finch, dopo unultima scossa, ledificio smise finalmente di
tremare; le grida lontane sembravano pi forti nellimprovvisa quiete, e ora vi si erano uniti gli allarmi
di vari macchinari in tutta la struttura.
Poco pi avanti Ulvi vide il poliziotto che si staccava dallo stipite di una porta e avanzava nel
corridoio pieno di polvere. Guardava verso un lieve bagliore gi in fondo, nel punto da cui proveniva
gran parte del frastuono. Evidentemente era in funzione il generatore di emergenza nelledificio
principale, ma quel corridoio era ancora al buio.
Pensa che dovremmo controllare le luci? domand Ulvi, percorrendo il corridoio. Qualcuno
dovr pur essere in grado di ridarci la corrente.
No, rispose il poliziotto passandogli davanti. Lei rimanga qui con i pazienti. Si assicuri che
nessuno sia ferito.
Ulvi si ferm e osserv il poliziotto che si allontanava scomparendo dietro langolo. Sorrise:
non lo aveva mai visto entrare nella stanza del monaco, e la cosa gli avrebbe dato loccasione di agire.
Se il poliziotto evitava la stanza in pieno giorno, non era possibile che ci entrasse proprio ora, con il
buio pesto. Suggerire di andare a controllare che cosa stava succedendo con le luci era stata una mossa
calcolata per indurre il poliziotto a offrirsi volontario al posto suo. E quello lo aveva fatto, cos adesso
Ulvi era solo. Prese dalla tasca le chiavi delle stanze e us la luce del cellulare per trovare quella con
scritto 410.
Prima le signore, pens, e si avvi nel buio verso la porta di Kathryn Mann.
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CAPITOLO 36.
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GABRIEL guard lospedale, ascoltando i suoni prodotti dai pazienti nel panico che si
mescolavano alle migliaia di altri rumori provenienti dalla citt sotto shock.
Lala principale era rischiarata dalle luci demergenza, basse e arancioni, ma gli edifici
secondari erano al buio. Fiss lo sguardo sul riquadro nero della finestra che credeva appartenesse alla
stanza di sua madre. Sperava lei si affacciasse per fargli vedere che stava bene. Alle sue spalle unauto
svolt nella via, con gli abbaglianti accesi, e Gabriel si ritir ancora di pi nellombra, senza smettere
di fissare la finestra scura al quarto piano. Lauto si avvicin e gir langolo, inondando di luce
ledificio scuro che aveva davanti: fu allora che Gabriel vide una persona alla finestra. Era troppo buio
per distinguere qualcosa, ma nella luce dei fari aveva notato la riga bianca di un colletto da prete, e fu
sufficiente per metterlo in allarme. Forse era l per controllare i pazienti, e forse la stanza non era quella
di sua madre, ma non intendeva comunque correre rischi. La Cittadella aveva gi cercato di uccidere
lui, e sapeva che stavano dando la caccia a Liv.
Balz in avanti e attravers di corsa la strada ingombra di macerie, diretto al posteggio
sotterraneo, ogni cautela per la propria sicurezza personale ormai svanita. Doveva raggiungere sua
madre in fretta.
Si lanci di corsa gi per la rampa alla luce del frenetico pulsare delle frecce di emergenza delle
auto posteggiate. Apr con violenza le porte che davano sulla scala e si precipit su per la prima rampa
facendo i gradini tre alla volta, afferrando il corrimano per proiettarsi oltre le curve. La corsa verso
lospedale aveva esaurito gran parte delle sue energie, e ora era spinto soprattutto dalla rabbia e dalla
paura. Immagin la scena che forse si stava svolgendo nella stanza di sua madre: il prete che si
allontanava dalla finestra e andava verso il letto. Lospedale era in preda al caos, sarebbe stato facile
avere la meglio su di lei, nessuno avrebbe sentito nulla. Il prete poteva anche prendersela comoda, se
voleva, e se era l per quello.
Gabriel raggiunse il pianoterra e si costrinse a proseguire trascinandosi lungo il corrimano a
forza di braccia. Gli bruciavano le gambe, gli mancava il respiro: ci aveva messo circa dieci secondi
per salire al primo piano, ma stava gi rallentando. Ancora tre piani, e poi una corsa lungo il
camminamento coperto e nel buio del vecchio reparto psichiatrico... Nella migliore delle ipotesi ci
sarebbe voluto ancora un minuto prima che potesse raggiungere la madre.
Un minuto, probabilmente qualcosa di pi.
Troppo tempo.
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CAPITOLO 37.
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DAL vulnerabile fortino del suo letto, Kathryn Mann osservava il prete come se si trattasse di
un orso che incombeva nella stanza. Le stava parlando, ma lei aveva ludito troppo compromesso, e il
gemito stridulo della paura che le risuonava nella testa le impediva di capire che cosa stesse dicendo. Il
volto delluomo era congelato in unespressione gentile, che per non riusciva a coinvolgere gli occhi:
forse stava pronunciando parole rassicuranti per calmarla dopo il terremoto e assicurarsi che stesse
bene, ma lei era terrorizzata.
Dubitava di avere la forza per combattere o per scappare, se si fosse arrivati a questo; il prete
sembrava robusto ed energico, e il terremoto laveva scossa molto, sgretolando il suo gi fragile
equilibrio. Si sentiva debole e aveva la nausea, la stanza pareva ondeggiare nellacqua, e lui entrava e
usciva dal suo campo visivo man mano che si avvicinava al letto. Kathryn sobbalz quando il prete
spinse di nuovo il letto contro la parete, dalla quale si era allontanato per le scosse. Poi le si mise
accanto, sempre parlando; si chin in avanti per prendere qualcosa da sopra la sua testa e lei riusc a
cogliere qualche brandello di ci che diceva.
Non ti preoccupare, presto sar tutto finito...
La stanza parve spostarsi quando le sfil via un cuscino.
La testa le si reclin di lato, e il suo sguardo si ferm sulla porta. Era troppo debole per lottare,
o per correre, o anche per gridare e chiedere aiuto. Pens a Gabriel, e al dolore di non poterlo pi
rivedere: sperava che arrivasse e trovasse il diario, anche se fosse stato troppo tardi per salvare lei. Il
suo bellissimo ragazzo, tanto simile al padre.
Poi, come mossa dal suo bisogno di vedere ancora una volta il figlio, la porta si apr.
Ulvi dapprima non se ne accorse, era concentrato sul collo della donna, intento a decidere se
stringerlo per soffocarla o semplicemente spezzarlo per fare pi in fretta.
Tutto a posto qui dentro?
Si volt e vide il poliziotto.
Prov una fitta di odio: era convinto che quellidiota sarebbe rimasto fuori dai piedi almeno
finch la luce non fosse tornata, ma quello scemo evidentemente non era in grado nemmeno di portare
a termine un compito cos semplice.
Tutto bene, rispose, sistemando il cuscino che per poco non era diventato larma di un omicidio.
Il poliziotto lo squadr dalla porta, esaminando prima lui poi la donna. Ha controllato il monaco?
Ulvi ribolliva di odio. No, non ancora.
Il poliziotto annu lentamente, come se la risposta gli avesse svelato qualcosa. Be, allora forse dovrebbe farlo.
Il desiderio di sgozzarlo era quasi insopportabile, ma in quella stanza il poliziotto poteva
vantare una giurisdizione: la donna era in arresto, e quindi tecnicamente sotto la sua custodia. Perci
Ulvi inghiott i sentimenti violenti che provava e usc dalla camera senza aggiungere una parola.
Nel corridoio era ancora buio, e dovette avanzare a tentoni lungo il muro fino alla stanza del
monaco. La raggiunse e si guard indietro: il poliziotto era ancora l, e lo osservava. Vedeva la sua
sagoma ritagliata nel lontano bagliore che proveniva dalledificio principale. Perch aveva scelto
proprio quella sera per trasformarsi in un poliziotto vero?
Non aveva importanza.
Doveva comunque occuparsi anche del monaco: lo avrebbe ucciso rapidamente e poi avrebbe
finito quello che aveva iniziato. E se il poliziotto fosse stato ancora l, allora sarebbe morto anche lui.
Dato che la ragazza era scappata, a Ulvi rimaneva un grano in pi dentro la tasca.
...
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CAPITOLO 38.
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LA paura che aveva assalito Kathryn quando il prete era nella sua stanza cominciava a coagularsi dentro di lei.
Sta bene? domand il poliziotto, entrando e chiudendosi la porta alle spalle.
Lei annu, e si costrinse a un sorriso che si perse nelloscurit.
Senza nemmeno la scarsa luce che filtrava dal corridoio, la stanza era quasi completamente
buia, ma da quando ludito le si era compromesso nellesplosione Kathryn aveva notato che gli altri
sensi si erano acuiti per compensarlo: riusciva a sentire lodore del poliziotto che, muovendosi,
spostava laria; sapeva di caff e ammorbidente da bucato, e di un qualche disinfettante che
probabilmente aveva intriso il tessuto delluniforme durante le molte ore trascorse seduto nel corridoio lavato e sterilizzato.
Una sagoma comparve davanti alla finestra, stagliata nel cielo notturno. Uno spicchio di luna
era sorto sopra i tetti, rammentandole il segreto di cui era custode: ne sentiva il peso, come doveva
averlo sentito suo padre, che lo aveva portato da solo per tutti quegli anni. Laria si mosse di nuovo
mentre il poliziotto si allontanava dalla finestra e andava verso di lei, con il suo odore di disinfettante.
Non mi convince quel prete, disse lui, quasi tra s e s. Per questo sono tornato indietro, per controllare.
Una mano spunt fuori rapida dalloscurit e chiuse la bocca e il naso di Kathryn, togliendole il respiro e impedendole di emettere qualunque suono. Indossava un guanto chirurgico, lorigine dellodore di antisettico.
Kathryn cerc di divincolarsi, ma lui le era gi sopra, a cavalcioni sul suo corpo, e con le
ginocchia la bloccava contro il materasso. Cerc di scuotere la testa a destra e a sinistra, sperando di
spostargli la mano per poter gridare, ma il guanto di lattice aderiva alla pelle e la tratteneva con forza.
Lui avvicin il volto al suo.
Sssh, disse. Zitta, ora.
Le gir la testa di lato per esporre il collo, e Kathryn sent che vi appoggiava qualcosa di
appuntito e freddo. In preda al panico, invest ogni grammo di energia che aveva per inarcare la schiena
e spingersi contro il duro materasso dellospedale, facendo cos sobbalzare allindietro luomo, che
perse la presa sulla sua bocca. Kathryn strill per mezzo secondo, poi la mano torn a bloccarla, ancora
pi forte, e laltro cambi posizione spostandosi con tutto il peso sulle sue braccia per impedirle
qualsiasi movimento.
Le rigir di nuovo la testa, stavolta con pi violenza, e lei sent ancora la pressione che le
mordeva la carne. A un tratto le venne in mente limmagine di un vampiro, che le succhiava il sangue
nel buio, ed ebbe la certezza che stava per morire.
Pens al segreto che custodiva nella mente e si domand che cosa ne sarebbe stato. Il poliziotto
- se era un poliziotto - sapeva che la stanza sarebbe diventata la scena del crimine, e qualunque cosa
contenesse sarebbe stata analizzata come possibile prova. I guanti di lattice dimostravano che era
prudente. Se avesse trovato il diario nascosto sotto il materasso, forse nessuno sarebbe mai riuscito a
scoprirne il contenuto. Tutto ci che avevano fatto, le migliaia di anni in attesa che la profezia si
avverasse: sarebbe stato tutto inutile.
Al pensiero di quellingiustizia le salirono le lacrime agli occhi. Si maledisse per la propria
debolezza, che le impediva di lottare, ma il destino era sempre stato contro di loro, fin dallinizio.
Rimpiangeva di dover lasciare Gabriel, ma suo padre sarebbe stato l dallaltra parte ad attenderla, e
cos pure John. Avrebbe rivisto suo marito. Cominci ad abbandonarsi al fato, e sent il freddo
diffondersi dal collo, come se la morte si stesse gi infiltrando in lei.
Poi la porta della sua stanza si spalanc, e dalloscurit emerse Gabriel.
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CAPITOLO 39.
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GABRIEL si gett sulla figura che stava sul letto, colpendola in pieno e sbattendola contro il
muro. Era un uomo grande e robusto, e sicuramente armato, ma lui gli era praticamente atterrato sopra,
togliendogli ogni vantaggio.
Gli afferr la mano destra - quella che con maggiore probabilit poteva impugnare unarma - e
gli picchi forte il gomito contro il polso, costringendolo a mollare la presa. Si ud un lamento e
qualcosa cadde a terra con un rumore metallico, troppo lieve per essere una pistola. Gabriel lev la
mano e riusc a intravedere luomo: non il prete, ma un poliziotto. Cerc di arrivare per primo alla
fondina, ma laltro fu pi veloce; aveva gi estratto per met la pistola, inclinandola verso lalto.
Gabriel lafferr e spinse la testa in avanti; sent uno scricchiolio quando con la fronte colp la
cartilagine del naso delluomo. Per reazione al dolore, la sua presa sulla pistola si fece pi forte, per
non ci fu alcuno sparo. Di qualunque tipo fosse, la pistola doveva avere una sicura, ed era ancora inserita.
Stavolta Gabriel la stratton con pi violenza, sapendo che non avrebbe sparato, e la torse verso
lalto con una serie di bruschi strappi per sottrarla alla presa del poliziotto. Slanci di nuovo la testa in
avanti, e di nuovo ud un gemito, quindi la fronte gli si bagn di sangue. Dopo un ultimo strattone
violento le dita del poliziotto cedettero e Gabriel lo disarm.
Luomo grid e si dimen in preda al panico. Spinse via Gabriel, che picchi la testa contro il
muro rimanendo leggermente stordito, mentre laltro continuava a divincolarsi nel tentativo di liberarsi.
Adesso era Gabriel ad avere la pistola, ma la impugnava per la canna, e lazione era troppo concitata
perch potesse spostarla in posizione di fuoco, perci la us come un martello. Assest il primo colpo
sul cranio del poliziotto, ma ricevette un pugno nel fianco che gli centr i reni togliendogli il fiato.
Gabriel sollev allora il braccio armato per prendere lo slancio e colpire ancora, ma laltro scalci ed
ebbe fortuna: gli raggiunse il braccio facendogli cadere la pistola, che rotol lontano, nel buio.
Adesso erano tutti e due disarmati.
Il poliziotto colse loccasione, si tir in piedi e scavalc con un balzo il letto, uscendo dalla
stanza. Gabriel gli si lanci dietro. Si ferm per un attimo sulla porta e osserv il corridoio, tenendosi
basso, nel caso luomo avesse una seconda arma. Ma non cera da preoccuparsi, la sua unica
preoccupazione era scappare: lo vide scomparire dietro langolo del corridoio che portava alledificio
principale. Per un attimo pens di inseguirlo, ma aveva le gambe troppo stanche dopo la corsa su per le
scale, e comunque cera una cosa che lo preoccupava di pi.
Prese dalla tasca il cellulare e lo us come torcia per individuare la pistola. Era una Beretta Px4,
non unarma abitualmente in dotazione alla polizia. La raccolse, controll la sicura e se la infil nella
cintola. Poi si volt verso la figura immobile sul letto. La cosa che lo impensieriva era il suo silenzio:
non si era mossa e non aveva detto niente da quando lui era piombato nella stanza allontanando il suo aggressore.
Ehi, disse chinandosi accanto a lei. Stai bene?
Con il cellulare le illumin il viso. Era mortalmente pallida, ma aveva gli occhi aperti.
Gabriel, gli rispose sorridendo. Sapevo che saresti venuto.
Le prese la mano e la tenne stretta nella sua. Gli occhi della madre sembravano guardargli attraverso.
Not qualcosa sul collo e spost la luce per vedere meglio. Da una piccola ferita irregolare
usciva del sangue, una ferita troppo piccola per essere dovuta a un coltello. I margini irregolari
suggerivano che larma, qualunque fosse, era stata strappata via quando Gabriel aveva buttato a terra il
poliziotto. Punt la luce sul pavimento e vide la siringa sotto il letto, il pistone quasi completamente
spinto dentro. Conteneva un liquido chiaro. Poteva trattarsi di qualunque cosa: qualunque cosa in grado
di immobilizzare allistante un essere umano adulto.
Con la siringa in mano, guard il viso della madre. Ti ha iniettato qualcosa. Devo chiamare un
medico, scoprire di che cosa si tratta. Tu tieni duro, daccordo?
Fece per andare, ma Kathryn gli strinse la mano. Resta qui, disse.  troppo tardi, non
riuscirai mai a trovare qualcuno in tempo. Sento gi che sta facendo effetto.
Una rabbia selvaggia gli riboll dentro: sapeva che lei aveva ragione. Anche se fosse riuscito a
trovare un medico, le possibilit di convincerlo a eseguire un test tossicologico di emergenza per poi
somministrarle un antidoto erano molto scarse. Ma si rifiutava di arrendersi, doveva pur esserci un
modo. Era in un ospedale, e da qualche parte in quella struttura doveva per forza esserci qualcosa o
qualcuno che poteva salvare la vita a sua madre. Poi gli venne unidea.
Infil la pistola nella mano di Kathryn. Se il poliziotto, o il prete, o chiunque altro torna qui
per farti del male, usala. Io torno subito, promesso.
La baci sulla fronte e schizz via.
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CAPITOLO 40.
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GABRIEL sapeva che qualunque missione si fondava su due elementi: obiettivo e soluzione.
Il primo laveva gi definito: doveva scoprire quale veleno stava scorrendo nelle vene di sua
madre, e lunica persona che poteva dirglielo era il poliziotto. La seconda parte del problema era trovarlo.
Giocando danticipo, Gabriel cerc di prevedere la mossa successiva delluomo, per poter
essere pi veloce di lui: di certo avrebbe evitato le zone pi affollate per non essere visto, ma avrebbe
anche cercato di uscire dalledificio il pi in fretta possibile prima che tornasse lelettricit. Gli
ascensori erano fuori uso, restavano solo le scale, e la prima che avrebbe trovato era quella da cui era
salito Gabriel, che portava al posteggio sotterraneo: il posto perfetto per un agguato, se fosse riuscito ad
arrivare per primo.
Avanz lungo il corridoio e sbirci da una porta che dava in una sala del personale deserta. Il
pavimento era ingombro di strumenti e materiali buttati alla rinfusa: Gabriel individu un paio di guanti
pesanti da lavoro in mezzo a quel caos, e mentre andava verso la finestra li raccolse. La finestra era
sbarrata con unasse di legno, e bast un calcio secco per spaccarla.
Laria fredda della notte lo invest, quando sal sulla piattaforma dellimpalcatura che aveva
visto dalla strada. La struttura vibr rumorosamente, come se il terremoto lavesse staccata
dalledificio, ma non era il momento di essere troppo prudenti.
Gabriel sganci una delle matasse di corda dallimpalcatura e la lasci cadere oltre il bordo
della piattaforma. Era troppo buio per vedere qualcosa, ma sent lestremit toccare terra, quattro piani
pi sotto. Laltro capo passava attraverso una carrucola ed era fissato alla piattaforma. Si appese per un
attimo alla corda per verificare se teneva, poi se larrotol intorno alla gamba destra, passandosela
dietro la schiena per poi fare un altro giro intorno al braccio sinistro.
Tra le altre cose, il suo corso di addestramento per le forze speciali dellesercito prevedeva
anche molte ore di allenamento con la corda, per scendere da edifici, elicotteri, ponti. Di solito lo si
faceva con unattrezzatura completa di imbragature e discensori, ma anche con la sola corda, usando il
peso del corpo come freno: non era comodo, ma funzionava, e in quel momento non aveva alternative.
Si infil i guanti, si pieg allindietro per tendere la fune, e si cal dalla piattaforma.
La corda scricchiol, quando Gabriel inizi a scendere; era sintetica e ruvida, perfetta per issare
secchi di cemento, ma non proprio lideale quando ti scavava nella carne. Con lattrezzatura giusta
avrebbe potuto scivolare gi per quattro piani in un secondo, ma se ci avesse provato ora ci avrebbe
lasciato la pelle delle mani, con o senza guanti.
Si concentr sul poliziotto, e cerc di immaginare dove potesse essere in quel momento.
Probabilmente ormai al pianoterra. Continu la sua cauta discesa, rilasciando la corda il pi veloce che
poteva; arrivato agli ultimi due metri moll la presa, atterrando con una caduta controllata. Lasci la
corda e valut quantera lunga.
Corse verso la rampa che conduceva al posteggio, e avvolse la corda intorno al montante
verticale della sbarra che regolava laccesso dei veicoli, poi ladagi a terra e and a nascondersi dietro
il muretto esterno, dove chi stava nel posteggio coperto non poteva vederlo. Il lavoro richiese solo
pochi secondi.
Adesso non restava che aspettare.
Tuttintorno si udivano i rumori di una citt in agitazione: grida lontane, voci alterate, sirene di
ogni genere. Gabriel cerc di escludere tutti quei suoni e concentrare ludito sullunica cosa che gli
interessava: i passi di un uomo che correva.
Si avvolse le due estremit della corda sugli avambracci per avere una presa migliore.
Il tempo pareva non passare mai, e intanto lui pensava alla madre, sdraiata da sola al buio, con
il veleno che le si diffondeva nel corpo secondo dopo secondo. Lasciarla l era lunico modo per
salvarla, ma pregava Dio che fosse stata la scelta giusta.
Si ud il rumore di una porta che si spalancava nel buio del posteggio coperto, e il suono sordo
di stivali che pestavano forte sul pavimento di cemento, venendo nella sua direzione.
Gabriel sirrigid. Ripercorse mentalmente il tragitto che aveva fatto lui per valutare il momento
migliore di agire: immagin il poliziotto che rallentava leggermente il passo una volta arrivato alla
salita della rampa, valut la lunghezza della falcata, stim il numero di passi che gli sarebbero serviti
per arrivare in cima.
Tre.
Due.
Uno.
Tir la corda verso lalto appena una figura entr nel suo campo visivo: il poliziotto inciamp e
cadde in avanti pesantemente, tendendo le braccia appena in tempo per evitare di schiantarsi di faccia.
Gabriel era gi sopra di lui.
Gli salt sulla schiena, le ginocchia in avanti, togliendogli il respiro, poi lo afferr per i capelli e
gli picchi la testa sul selciato, forse troppo forte, e dovette impedirsi di farlo di nuovo. Fumava di
rabbia per ci che quelluomo aveva fatto a sua madre, ma sapeva che non poteva ucciderlo: prima gli
servivano delle risposte.
Cambi posizione e spinse il ginocchio nelle reni delluomo, premendo contro la spina dorsale
finch lui non allung le mani allindietro per fermarlo. Gabriel gliele leg con la corda e tir forte, poi
si infil una mano in tasca e avvicin la bocca allorecchio del poliziotto.
Hai dimenticato qualcosa, disse, mettendogli la siringa davanti alla faccia perch la vedesse
bene. Vuoi vivere? Gli ficc lago nel collo, assicurandosi di fargli male, e spinse il pistone fino in
fondo. Dimmi che cos, e ti procurer lantidoto.
Il corpo del poliziotto divenne inerte. Aveva smesso di lottare, e Gabriel si rialz. Dimmi che cos.
Laltro alz gli occhi e lo guard, lespressione confusa e impaurita. Aconitina, disse. Un
biglietto di sola andata. Spero che tu abbia detto addio a tua madre.
Gabriel avrebbe voluto picchiargli la testa contro il pavimento fino a fargli uscire il cervello dal
cranio, ma sarebbe stata una perdita del poco tempo che gli rimaneva. Con gli occhi lucidi guard su
verso la finestra buia al quarto piano: voleva tornare l e sedersi accanto a sua madre, tenerle la mano
perch non si sentisse sola. Sapeva che sarebbe dovuto scappare subito, prima che la corrente tornasse e
qualcuno ritrovasse il poliziotto. Sarebbe stata la cosa pi intelligente da fare, questo gli diceva il
cervello. Invece si alz e corse gi per la rampa, nel posteggio sotterraneo, dirigendosi verso le scale.
Non ricordava esattamente come fosse riuscito a salire i cinque piani fino alla stanza di sua
madre, aveva le gambe distrutte dopo la corsa e le energie esaurite dalla lotta. Percepiva ladrenalina
che si condensava dentro il suo corpo, procurandogli tremore e nausea, ma continuava a pensare
allultima cosa che aveva detto alla madre.
Io torno subito, promesso.
Kathryn impugn la pistola appena lui entr nella stanza, tenendola appoggiata sul letto e
puntata in alto, il braccio troppo debole per sollevarla.
Sono io, disse Gabriel avvicinandosi.
Le tolse la pistola e le strinse la mano, cercando di trovare le parole per dirle che non cera
niente da fare, che aveva fallito. Alla fine non disse niente, lei aveva gi capito.
Sotto il materasso, sussurr Kathryn. C un diario. Gabriel ci infil la mano e lo trov.
Ti mostrer la via. Tuo nonno me lha dato in punto di morte, ora io in punto di morte lo do a te.
Capirai che cosa significa, ora  nelle tue mani.  tutto nelle tue mani. Fece un respiro profondo che le
raschi in gola, come se le stessero stringendo una corda al collo. Non farti trovare qui. Va, usa
questo sapere contro di loro. Fanne la tua vendetta.
Un altro respiro le attravers la gola come vento secco, poi torn indietro, lungo e profondo.
Fiss il viso di Gabriel.
John, disse, il volto illuminato dalla gioia, sei tornato. Sei tornato per me.
Gabriel trattenne la commozione nel sentir pronunciare il nome del padre. S, disse,
assecondandola nellallucinazione. Sono tornato per te.
Mi sei mancato, John, rispose Kathryn, mentre gli occhi non riuscivano pi a mettere a fuoco
e la voce perdeva tono. Mi sono sempre domandata perch non mi hai mai detto addio.
Gabriel cerc di pensare a qualcosa da dire, ma cap che era troppo tardi: Kathryn aveva gli
occhi aperti, ma non vedeva pi. Allung nervosamente la mano e la premette sulla carne ancora calda del collo.
Non cera battito. Se nera andata.
Sent di nuovo montare dentro di s una tempesta di rabbia. Laria baluginava convulsamente
intorno a lui, come se fosse la forza del suo livore a ridare luce alla notte. Le luci di emergenza si erano
riaccese. Nel bagliore dorato delle lampade, la madre appariva serena e bella, i capelli scuri a
incorniciarle il viso, la pelle liscia e distesa. Il dolore che portava con s da quando il marito era morto
adesso se nera andato. Gabriel si chin a baciarla, e le sue lacrime le colarono sulle guance. Le asciug
con il pollice.
Dal corridoio venivano dei rumori. Gabriel guard unultima volta la madre, poi si volt e usc
dalla stanza con il diario.
...usa questo sapere contro di loro, gli aveva detto.
Ci sarebbe stato tempo in abbondanza per piangerla, quando tutto fosse finito: adesso era il
tempo della vendetta.
Si accost al tavolo appoggiato alla parete, con le due sedie vuote ai lati, una per il poliziotto e
una per il prete. Il poliziotto adesso era gi in strada, morto o moribondo. Del prete non sapeva ancora niente.
Controll il registro delle presenze e not che tutte e tre le stanze avevano ricevuto visite quel
giorno: vide il nome di Arkadian accanto alla stanza 410 - quella di sua madre - e alla stanza 406, che
doveva essere stata quella di Liv. Lunica altra stanza segnata sul registro era la 400, dove era
ricoverato il solo Sanctus sopravvissuto.
Sfil la pistola dalla cintura e and in fondo al corridoio, contando i numeri delle stanze. La
porta della 400 era socchiusa, e lui lapr del tutto con la canna della pistola. Dentro era buio, ma riusc
a distinguere una figura sdraiata sul letto, illuminata dalla poca luce che filtrava attraverso la porta. A
giudicare dalle lenzuola aggrovigliate e dalla posizione del corpo, sembrava che il monaco avesse
lottato prima di morire, ma la pozza di sangue che si era raccolta sulla parte superiore del letto per poi
colare a terra indicava che era comunque morto.
Un improvviso brusio di voci nel corridoio riscosse lattenzione di Gabriel. Stava arrivando
qualcuno.
Non farti trovare qui, gli aveva detto la madre.
Si volt e corse verso le voci, nascondendosi nella stanza del personale, proprio mentre un
gruppo di inservienti spuntava dallangolo del corridoio, diretto alle stanze dove i defunti li
aspettavano.
Gabriel mont sulla piattaforma dellimpalcatura e si pass di nuovo la corda intorno alla
gamba, la schiena e il braccio. La citt stava gi tornando alla vita: le strade iniziavano a riemergere
dalloscurit nelle zone in cui la corrente era tornata. Presto si sarebbero illuminate tutte, e qualcuno
avrebbe trovato il poliziotto gi in strada. Doveva andarsene finch la confusione e il buio erano dalla
sua parte, e prima che il dolore lo sopraffacesse.
Lontano, la luna nascente delineava il profilo della Cittadella contro il cielo: quella notte la
Montagna aveva allungato i suoi oscuri tentacoli, ma era riuscita a trovare solo due delle quattro
persone che avrebbe voluto mettere a tacere per sempre. Lui era riuscito a fuggire, e anche Liv. E nel
guardare la Montagna Gabriel giur che non avrebbe dato loro una seconda occasione. Sentiva il bordo
rigido del diario premergli contro il corpo.
Avrebbe trovato Liv e poi avrebbe messo in atto la sua vendetta. Ma per adesso doveva
scappare e rimanere al sicuro.
Un grido nel corridoio gli disse che avevano trovato i resti insanguinati del monaco. Si stacc
dalla piattaforma e si lasci scivolare gi nelloscurit.
...
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...
CAPITOLO 41.
...
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...
Volo TK 7121.
...
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...
LE luci soffuse della cabina e la temperatura strategicamente alta cospiravano con il brontolio
dei motori nellindurre al sonno i passeggeri del volo TK 7121. Tutte le linee aeree usavano la stessa
tattica: dare subito da mangiare a tutti, poi abbassare le luci e alzare la temperatura. Ma Liv non si
fidava a dormire: aveva paura che quellincubo sarebbe tornato, e non le piaceva lidea di svegliarsi
urlante e in preda al panico a diecimila metri di altitudine; quindi beveva caff e leggeva.
Inizi a sfogliare il libro in cerca di altre illustrazioni con simboli corrispondenti a quelli che si
era scritta sulla mano: quelli presenti sul sigillo cilindrico sumero, che lavevano convinta a comprare il
libro, erano simili ma non identici. Sperava che ci fossero altri esempi, pi vicini alla parola che aveva
udito. Non sapeva bene che cosavrebbe fatto se ne avesse individuato qualcuno, ma era abituata a
lavorare sui fatti, e quindi erano i fatti che stava cercando.
Li trov a met di un capitolo intitolato Lingue perdute.
Era una pagina che mostrava frammenti di pietre rinvenute tra le rovine di varie biblioteche
antiche: a met pagina, proprio nella piega centrale, cera limmagine di una tavoletta spezzata. Solo la
parte superiore era visibile, tre righe di simboli solamente. Proprio i primi le balzarono allocchio, e Liv
abbass la mano sulla pagina per confrontare la scritta con quella sulla tavoletta.
Erano identiche.
Prese la penna e sottoline con cura i simboli nella fotografia, poi scrisse a margine: La
Chiave?
La didascalia spiegava che la scrittura sulla tavoletta era quella protocuneiforme, la stessa che
aveva attratto Liv verso il libro. Loggetto era stato rinvenuto nel sito dove sorgevano le rovine della
Biblioteca di Assurbanipal, in un luogo dellodierno Iraq chiamato Al-Hillah. Sottoline anche questo,
poi torn allinizio del capitolo e inizi a scorrere il testo finch non trov altre spiegazioni su quella
lingua.
La scrittura protocuneiforme  la pi antica che si conosca, e precorre tutte le forme moderne di
scrittura. Definita a volte malan, dal nome della trib in cui ebbe origine, i Mala, o lingua perduta
degli di perch gli antichi credevano fosse stata un dono divino allumanit, era usata solo dai
sacerdoti di rango pi alto della societ sumera per registrare gli eventi sacri. Questo ne limit la
diffusione e luso, e decret la sua rovina. Durante linvasione elamita avvenuta intorno al 2000 a.C., i
templi sumeri furono distrutti, e i sacerdoti uccisi: con loro scomparve la conoscenza della lingua, e i
pochi testi rimasti si sono rivelati insufficienti per tentare una ricostruzione comparativa del significato.
I progressi in questo senso sono stati inoltre ostacolati dallobsoleto sistema di acquisizione e
archiviazione della Biblioteca di Ruin, sita nella Cittadella della storica citt, che custodisce molti
esempi, forse utili, della scrittura protocuneiforme.
Liv ebbe un brivido, nonostante la cabina troppo riscaldata. Anche adesso che stava volando via
da quel posto, a pi di seicento miglia allora, pareva che non potesse sottrarsi alla sua influenza. And
alla pagina dellindice analitico e cerc Biblioteca di Ruin. Vi era dedicato un intero capitolo. Lo
lesse velocemente, avida di sapere.
La Biblioteca di Ruin  stata fondata dai monaci e la sua origine  di poco posteriore alla nascita
dei primi sistemi di scrittura nelle antiche zone della Mesopotamia, la terra tra due fiumi.
Unillustrazione sulla pagina a fronte riproduceva una mappa moderna su cui erano stati
tracciati i confini della Mesopotamia, estesa tra i fiumi Tigri ed Eufrate, che comprendeva lIraq, la
Siria settentrionale e la Turchia sudorientale fino alle pendici dei monti Taurus, dove gi allora sorgeva
la Cittadella.
In origine, il mandato consisteva nel raccogliere e collazionare tutto il sapere scritto, in modo
che potesse essere studiato e conservato, nella convinzione che tale sapere, tramandato per tradizione
orale, fosse stato raccolto da coloro che erano stati pi vicini alla Creazione, e quindi pi vicini a Dio, e
pertanto preservarlo fosse un sacro dovere.
Con il passare del tempo, tuttavia, si svilupparono e prosperarono anche altre antiche civilt che
desideravano preservare il sapere, cos come studiare e copiare le opere gi conservate da altri. Ma la
Cittadella, da sempre nota per la sua segretezza e riservatezza, neg loro laccesso.
Di conseguenza, le grandi civilt emergenti costruirono le proprie biblioteche, a partire dalla
Biblioteca di Assurbanipal fino alla Biblioteca reale di Alessandria e a quella di Pergamo (vedi relativi
capitoli). Per un certo periodo queste biblioteche crebbero e prosperarono, ma con la distruzione e la
caduta delle civilt che le sostenevano anchesse vennero distrutte e saccheggiate dagli eserciti invasori
oppure, per ironia della sorte, il loro contenuto venne acquisito e trasferito nellunica rimasta intatta: la
grande Biblioteca di Ruin.
Liv volt pagina e trov unincisione del diciottesimo secolo raffigurante la grande biblioteca
della Cittadella. Cerano caverne buie e gallerie dalle pareti interamente coperte di libri e tavolette a
perdita docchio, e monaci con le candele in mano che si aggiravano tra le stalagmiti per studiare ci
che nessun altro al mondo poteva anche soltanto vedere. Sotto lincisione cera una citazione di un
certo dottor Parnesius, uno storico di Oxford dellepoca, il quale scherzava sul fatto che mentre tutte
le strade portavano a Roma, tutti i libri venivano letti a Ruin.
In epoca moderna i musei si sono arricchiti e la competizione per accaparrarsi pezzi rari si 
fatta pi accesa, pertanto i vari Guggenheim e Getty hanno creato ciascuno un proprio dipartimento di
archivi archeologici. Ne  nato un fiorente mercato nero di testi antichi, che ha permesso a tesori quali i
Rotoli del Mar Morto di venire alla luce e rimanerci, invece di restare nascosti e rinchiusi nella fortezza
della Montagna di Ruin. Se tali ritrovamenti hanno contribuito ad approfondire la nostra conoscenza
del passato, le lingue pi antiche, come quella protocuneiforme, sono per rimaste un mistero, e con
esse il sapere che contengono. Lunica speranza di decodificarle sarebbe trovarne la chiave.
Liv fiss quellultima parola: una coincidenza o un presagio? Normalmente lei non credeva
molto n alle une n agli altri, ma nessuna delle attuali circostanze poteva essere ritenuta normale.
Archivi mentalmente linformazione e fece ci che faceva sempre: seguire gli indizi.
Torn allindice analitico e scorse la sezione C. Cerano molti rimandi di pagina per
Chiave. Scelse il principale.
La pi famosa chiave nella storia delle lingue antiche  la stele di Rosetta. Prima del suo
ritrovamento nel 1799 a opera della Commission des Sciences et des Arts di Napoleone, la
comprensione dei geroglifici dellantico Egitto si era persa nei meandri del tempo. Originariamente
esposta allinterno di un tempio, la stele riportava un decreto, evidentemente perch chiunque passasse
potesse leggerlo. Inciso intorno al 196 a.C., in unepoca in cui le lingue cominciavano a moltiplicarsi, il
decreto era scritto in tre grafie: greco antico, demotico e geroglifico, due varianti dellegizio. Grazie
alla comparazione con il greco, gi noto,  stato quindi possibile comprendere il significato dei
geroglifici.
La scoperta di queste pietre chiave, incise nel momento culminante di un mutamento storico
globale,  considerata una pietra miliare nella storia dellarcheologia. Il reperto pi ambito  la
cosiddetta Pietra-stella, o Imago Astrum, menzionata nella storia dinastica dellantica Babilonia in
quanto chiave per accedere a tutto lantico sapere, e alla cui scomparsa pare faccia riferimento la storia
della Torre di Babele. Insieme con la pietra  andata perduta anche la nostra possibilit di decifrare la
pi antica delle lingue. Molti ritengono che lImago Astrum sia finita nella vasta collezione della
Biblioteca di Ruin. Alcuni credono persino che possa corrispondere al leggendario Sacramento.
Cera un riferimento fotografico in fondo alla pagina: la tavoletta spezzata che conteneva i
simboli scarabocchiati sulla sua mano. Li osserv di nuovo, e il loro significato misterioso assunse una
sfumatura inquietante dopo ci che aveva appena scoperto. Prov limpulso di cancellare i segni sulla
mano, come se questo potesse liberarla da qualunque follia lavesse contagiata.
Slacci la cintura di sicurezza, appoggi il libro sul sedile e si diresse rapida al bagno nella
parte anteriore dellaereo, gi sfregandosi la mano mentre camminava, quasi che i simboli fossero in
qualche modo infetti.
Dick spinse le gambe verso lalto e le liber dalla morsa dei braccioli. Sent il corpo
scricchiolare mentre usciva dalla tormentosa prigione del sedile in classe turistica, e avvert gli scrocchi
e i cigolii delle giunture che tornavano a distendersi nella loro posizione naturale. Quando si fu
raddrizzato completamente, i suoi capelli sfioravano il soffitto della cabina. Davanti a lui, la ragazza
arriv in fondo al corridoio e scomparve dietro la porta del minuscolo bagno. Dick si stava gi
muovendo quando il segnale di OCCUPATO si illumin.
Per tutto il tempo passato su quel volo, aveva rimuginato su due cose: la prima era che genere di
libro stesse leggendo la ragazza, e la seconda escogitare un modo per ucciderla sullaereo senza farsi
beccare.
Il messaggio ricevuto allaeroporto diceva che la giovane rappresentava una evidente e
immediata minaccia, e che doveva essere sistemata definitivamente. Dick adorava quel gergo: la
qualit lirica delle parole e lassenza di possibili equivoci. Ma, per ironia della sorte, questo significava
che per portare a termine il compito nel modo pi rapido ed efficiente possibile avrebbe dovuto
aspettare. Perci, nel frattempo, si sarebbe accontentato di dare una risposta alla prima domanda che lo
tormentava.
Raggiunse il posto vuoto di lei e osserv il libro: era aperto su una pagina di fotografie. La
ragazza aveva sottolineato qualcosa e scritto un appunto a margine. Dick indugi sulle curve della sua
grafia, elegante e ordinata proprio come lei. Prese il telefono dalla tasca, verific che gli altri
passeggeri della fila dormissero, poi scatt una foto alla pagina. Memorizz anche il titolo del libro, e
rimase piacevolmente sorpreso nello scoprire di che cosa si trattava. Si stiracchi di nuovo, a beneficio
di chiunque lo guardasse, poi torn a sedere per far credere di essersi alzato solo per sgranchire le
gambe. Magari, una volta giunto il momento, avrebbe portato la ragazza in un posto tranquillo, in modo
da poter parlare un po, prima. In un posto i-so-la-to.
Non era facile trovare una bella ragazza che amava il linguaggio quanto lui.
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CAPITOLO 42.
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ARKADIAN si diresse a piedi allospedale Davlat Hastenesi, mentre frammenti della
conversazione con Gabriel gli risuonavano nella testa.
Sono stato incastrato.
Liv  in pericolo.
Anche mia madre.
Aveva saputo dei decessi allospedale da una radiolina portatile sintonizzata sul notiziario, e gli
era tornata in mente lespressione di Kathryn quando le aveva lasciato il diario, solo poche ore prima.
Lei lo incolpava dellarresto di Gabriel, lo aveva letto nei suoi occhi e capito dal suo silenzio. Pensava
che si sarebbe ammorbidita quando il figlio fosse stato rilasciato, ma Kathryn non credeva che il
sistema lo avrebbe protetto. E aveva ragione. Motivo per cui Arkadian stava percorrendo strade piene
di polvere e di gente disorientata, come un peccatore penitente: voleva essere presente in ospedale,
doveva esserci. Lunico modo per assicurarsi che nessuna prova venisse trascurata o contaminata, o
accidentalmente perduta, era partecipare alle indagini.
Quando arriv, le barriere della polizia erano gi state allestite, impedendo laccesso a una parte
della strada che fiancheggiava lospedale. Un poliziotto solitario stava di guardia e cercava di tenere a
bada la sorprendente folla di giornalisti e troupe televisive che si era gi radunata l. Evidentemente non
bastava nemmeno un terremoto per distogliere il loro interesse dalla storia che aveva dominato i
notiziari nelle ultime settimane. Arkadian fiss al taschino della giacca il tesserino identificativo e con
un cenno salut il poliziotto, che lo riconobbe e si fece da parte per lasciarlo passare.
Al centro dellarea transennata, sul lastricato, era stata allestita una grande tenda quadrata,
intensamente illuminata allinterno grazie a un piccolo generatore. Mentre Arkadian si avvicinava, uno
dei teli laterali si scost, e ne usc un tecnico della Scientifica bardato con una tuta di carta. Era Bulut
Gl, un veterano della squadra forense e anche una delle persone di cui Arkadian si fidava di pi nel
dipartimento.
Credevo fossi in permesso, disse Bulut, accennando al braccio infortunato.
Lo credevo anchio. Ma ho pensato che magari ti poteva far comodo una mano, e ne ho ancora
una che funziona. Indic con un cenno la tenda. Chi c dentro?
Stando al ruolino dei turni di guardia, si chiama Nesim Senturk. Bulut si avvicin alla tenda e
scost il telo quanto bastava per permettergli di guardare.  uno degli esterni richiamati per
lemergenza, ma non si trova il tesserino identificativo, quindi non sappiamo ancora da quale distretto
proviene. Alla centrale di polizia i database sono fuori uso, inaccessibili o distrutti dal terremoto:
stanno cercando di recuperarli, ma in questo momento non  tra le priorit: tutti gli uomini abili sono
per le strade a cercare di rimediare al disastro.
Arkadian inclin la testa per vedere meglio il viso delluomo. Era la stessa guardia che lo aveva
fatto entrare quel giorno, quando era andato a trovare Liv e Kathryn. Dopo lesplosione alla Cittadella,
la presenza della polizia nelle strade di Ruin era stata significativamente incrementata per calmare la
gente e rassicurare le orde di turisti preoccupati per la propria incolumit. Avevano richiamato diversi
agenti dai distretti vicini, e la centrale si era riempita di volti sconosciuti. La guardia morta era tra
quelli.
Dov la sua pistola?
Non labbiamo ancora trovata.
Causa del decesso?
Non  certa. Non credo sia caduto, per. Petersen  di sopra che verifica. La mia ipotesi  che
sia stato legato e poi gli sia stato iniettato qualcosa. Guarda l, sul lato del collo: il foro di un ago.
Faremo un test tossicologico quando potremo mandare i corpi in laboratorio, ma Dio sa quando
succeder. La citt  nel caos e tutti i servizi di emergenza sono gi impegnati. Ci sono condotte del gas
rotte e problemi di ogni genere. Se non altro siamo comodi per lospedale, dovessimo aver bisogno di
conservare i corpi al freddo.
Dove sono gli altri cadaveri?
Ce ne sono due al quarto piano, entrambi sopravvissuti della Cittadella, anche se immagino
che ormai non dovremmo pi chiamarli cos.
Arkadian si sent gelare. Stessa storia della guardia?
Uno dei due s, laltro...  pi un pasticcio.
Qual  luno e qual  laltro?
Bulut lo guard. Conoscevi la donna, vero? Ho visto il tuo nome sul registro delle visite. Se ti
pu consolare, non  lei che  messa male.
Qualche sospettato?
Solo uno. Gabriel Mann.
Arkadian alz gli occhi stupito. Gabriel! Perch?
 evaso.
Questo non fa di lui un assassino.
No, ma  legato a una delle vittime, e abbiamo trovato le sue impronte nella stanza. Una stanza
in cui lui non avrebbe dovuto trovarsi.
Arkadian ramment come Gabriel avesse chiuso la comunicazione nellistante in cui lui gli
aveva detto che qualcuno aveva gi chiesto informazioni sul volo di Liv. Gli pareva di vederlo
precipitarsi allospedale per proteggere la madre... arrivando troppo tardi.
Come sapete che sono le impronte di Gabriel se tutti i database sono inaccessibili?
Petersen le ha riconosciute. Se lui dice che sono di Gabriel Mann, per me  sufficiente, almeno
per ora.
Henrik Petersen era il miglior agente della polizia di Ruin nel rilevamento delle impronte: con i
pennelli e la polvere di grafite possedeva un talento con cui pochi potevano competere. Era capace di
rilevare unimpronta praticamente da qualunque cosa, e aveva una memoria fotografica. Meno di due
settimane prima aveva dato prova delle proprie capacit in obitorio, dopo che era stato trafugato il
corpo del fratello di Liv Adamsen, ed  giusto allora che aveva trovato le impronte di Gabriel Mann;
quindi se ora sosteneva di aver individuato unaltra impronta che corrispondeva a quelle, non cera
alcun dubbio: Gabriel era stato l.
Ti dispiace se vado a dare unocchiata?
Accomodati. Bulut torn verso la tenda illuminata. Di cose da fare qui ne ho in
abbondanza.
Mentre si dirigeva allentrata del posteggio, Arkadian guard la ressa di giornalisti che premeva
dietro le transenne della polizia. La telecamera di un notiziario punt su di lui, che si gir dallaltra
parte finch non fu nella quiete del posteggio sotterraneo.
In fondo alla rampa si ferm e prese di tasca il telefono. Ancora niente segnale. Doveva parlare
con Gabriel. Cerano delle mele marce nel dipartimento di polizia, qualcosa di talmente radicato che gli
assassini riuscivano a materializzarsi nelle celle di una prigione e nelle stanze di un ospedale. Pensarci
lo faceva stare male. Voleva avvisare Gabriel che su di lui adesso pendeva unaccusa di omicidio, ma
non aveva modo di contattarlo. Poteva solo sperare che fosse lui a chiamarlo quando i telefoni fossero
tornati a funzionare. Fino ad allora doveva fare ci per cui era venuto: assicurarsi che la scena del
delitto venisse esaminata a dovere, e che non sfuggisse nulla. Rimise il telefono in tasca e si avvi
verso le scale che lo avrebbero portato al quarto piano per rendere il suo personale omaggio funebre
alla donna che non aveva saputo proteggere.
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CAPITOLO 43.
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GABRIEL attraversava faticosamente la citt semidistrutta, il viso impolverato e spettrale rigato
di lacrime, il diario della madre ancora stretto a s.
Sentiva gi il dolore montargli dentro, dilaniando la parte di lui gi provata dalla morte del
padre. Quando John Mann era stato ucciso, Gabriel era stato sopraffatto dalla rabbia, inizialmente nei
riguardi degli assassini e poi di se stesso: si sentiva in colpa per non essersi trovato l, ed era convinto
che se ci fosse stato avrebbe potuto fare la differenza. Questo pensiero aveva aperto profonde crepe
nella sua anima, e il dolore e la rabbia vi si erano insinuati, cambiandogli la vita. Tutto a un tratto gli
studi che stava intraprendendo gli erano parsi insensati, cos li aveva abbandonati ed era entrato
nellesercito, sperando di canalizzare la propria rabbia e acquisire nuove capacit. Voleva procurarsi gli
strumenti pratici che gli avrebbero consentito di catturare gli assassini di suo padre e difendere la
propria famiglia, se il pericolo si fosse ripresentato.
E il pericolo si era ripresentato.
E questa volta lui era l.
Eppure non era stato capace di fermarlo.
Tutto laddestramento al combattimento si era rivelato insufficiente per difendere e proteggere
coloro che amava. Perch il suo nemico era immenso e intangibile: non gli si parava davanti spianando
unarma, ma era ovunque, insito nella fede di milioni di persone e intessuto nella materia di cui era
fatta quella citt che ora faticosamente attraversava. Era la citt stessa.
Accecato dal dolore, procedeva senza meta, concentrato solo sul mettere un piede davanti
allaltro e allontanarsi dallospedale, evitando al contempo le squadre dei pompieri e chiunque
indossasse ununiforme.
Alla fine il suo istinto di sopravvivenza lo port in Melek Avenue, una via ampia e alberata ai
margini del Quartiere dei Giardini. Era un posto che non aveva alcun legame con Gabriel, e quindi
difficilmente sarebbe stato battuto da chiunque lo stesse cercando. Era anche il luogo dove abitava la
persona che sapeva della Cittadella e dei suoi segreti pi di chiunque altro fuori dalla Montagna. Se il
diario che sua madre gli aveva consegnato poteva essere utilizzato contro la Cittadella, allora quella
persona avrebbe saputo come farlo.
Gabriel cont le case finch raggiunse quella che stava cercando. Sal i gradini dellentrata e
controll che la via fosse deserta, poi buss forte.
In fondo alla strada suonava una sirena, uno dei tanti allarmi antifurto fatti scattare dal
terremoto, ma nessuno se ne curava. Ud dei passi dentro la casa e il rumore di un cassetto che si apriva
nel corridoio. I passi si avvicinarono, una chiave gir nella serratura, poi la porta si apr bruscamente e
lui si trov a fissare, nel raggio di luce di una torcia elettrica, locchio vuoto della canna di una pistola.
Si scost dalla luce violenta e fece per alzare le mani quando una voce stridula risuon da dietro la
luce.
Gabriel! La pistola spar e la torcia fu spostata indietro, mostrando il volto di chi aveva
parlato. Persino nella confusione del terremoto, la dottoressa Miriam Anata era vestita impeccabilmente
con il suo solito completo gessato e una semplice T-shirt. Il caschetto asimmetrico di capelli lisci e
argentei le dava unaria severa, ma i suoi occhi erano colmi di preoccupazione. Guardandoli in quel
momento avvert che qualcosa gli si scioglieva dentro, e si volt per nascondere il viso contratto dal
dolore.
Che cosa c? domand lei, prendendolo per il braccio e portandolo dentro. Che cos
successo?
Kathryn, riusc a dire Gabriel. Mia madre.
Sent le braccia della donna che lo circondavano, la mano che gli batteva sulla spalla e un
sussurro tranquillizzante nelle orecchie, come se fosse tornato bambino. Fu commosso da quel gesto di
compassione, poich veniva da una persona molto tradizionalista e riservata. Cerc di ringraziarla e di
darle una spiegazione, ma non gli uscirono parole. Il dolore gli aveva portato via la voce.
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CAPITOLO 44.
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LA Cittadella risuonava di voci incalzanti nel subbuglio dopo il terremoto. La maggior parte dei
monaci dormiva quando le scosse erano iniziate, buttandoli gi dal letto e spingendoli nei corridoi,
dove erano riusciti a sopravvivere al peggio. Athanasius era tra loro, e da quel momento aveva passato
quasi tutto il tempo a rassicurare i suoi confratelli che non si era trattato di unaltra bomba, ma di
scosse di terremoto. Lodore di fumo che arrivava dal giardino, per, li lasciava perplessi.
La corrente elettrica, se non altro, era rimasta parzialmente attiva, e quindi cerano abbastanza
luci accese per valutare rapidamente i danni. Lesito era stato sorprendentemente positivo: era come se
lesplosione di dieci giorni prima avesse gi fatto piazza pulita delle parti pi deboli della Montagna, e
il terremoto aveva semplicemente scosso ci che restava per sperimentarne la resistenza. Si era
scoperta qualche frana qua e l, e la biblioteca era stata ricontrollata per assicurarsi che nessun libro
fosse rimasto danneggiato, ma a parte questo la Cittadella sembrava sana e salva e stava tornando alla
normalit. I mucchi di pietre venivano gi portati via e molti monaci stavano rientrando nei dormitori e
nelle cappelle per tornare a dormire o a pregare.
Athanasius era diretto alla sua cella quando incontr fratello Axel che veniva verso di lui
scendendo dalla galleria, fremente come un fusibile sotto tensione.  tutta colpa tua, disse
puntandogli contro il dito. Prima il giardino, e adesso questo. Non sarebbe successo nulla di tutto ci
se i Sancti si trovassero ancora qui e il Sacramento fosse al sicuro.
Athanasius si guard alle spalle per controllare che la galleria fosse deserta, poi abbass la voce
per non farsi sentire. Ci che dici  superstizione, e ti scredita come guida degli uomini. Tu pi di
chiunque altro dovresti trasmettere calma in un momento come questo, non paura. Abbiamo bisogno di
ordine, non di caos.
Lo avevamo, lordine. Lo abbiamo avuto per migliaia di anni. E adesso se n andato nel giro
di poche settimane.
Ne torner un altro, disse Athanasius. Lordine sta gi ritornando.
Ma certo. Tu pensi che tutti vedano le cose a modo tuo, per io credo che rimarrai sorpreso. In
tempi di incertezza la gente si aggrappa alla tradizione, ed  questo che io intendo offrire. Le elezioni
sveleranno presto da che parte propende lopinione generale.
Athanasius stava per rispondere quando un suono li interruppe.
Era la campana dellAngelus, la cui eco saliva dalla caverna dei tributi, nelle profondit della
Montagna.
Fuori cera qualcuno che stava richiamando la piattaforma dellAscensione per poter entrare.
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CAPITOLO 45.
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GABRIEL si costrinse a raccontare tutto, poco per volta, superando il dolore, finch i
particolari cominciarono a fluire nel discorso e la sofferenza torn a trasformarsi in rabbia. Dopo che si
fu confidato con la dottoressa Anata, le porse il diario e sprofond nel divano di pelle, sentendosi
completamente svuotato.
Erano seduti in quello che un tempo era stato un grande atrio e adesso era una biblioteca
fornitissima, con le pareti completamente ricoperte di volumi, come pure ogni altra superficie
orizzontale. La corrente elettrica non era ancora tornata, e lo spazio era illuminato solo da candele,
dando la sensazione che la stanza appartenesse al passato e non alla citt moderna, che gemeva oltre le
tende pesanti drappeggiate sulle altissime finestre.
La dottoressa Anata osserv il diario, il viso pallido e scosso: conosceva Kathryn Mann da
molti anni, aveva lavorato con lei come consulente non ufficiale, condividendo le sue conoscenze e le
nuove scoperte su tutto ci che aveva a che fare con la Cittadella. Anche lei apparteneva ai Mala, come
la famiglia di Gabriel, discendente di una delle due trib pi antiche; laltra era quella degli Yahweh,
gli abitanti della Cittadella che avevano rubato il Sacramento e ne usavano il potere per i loro scopi.
Gabriel vedeva bene le lacrime che le brillavano negli occhi mentre si rigirava in mano il
piccolo volume, e gli anelli dargento che portava alle dita riflettevano la luce delle candele
muovendosi sopra il cuoio scuro. Le labbra della dottoressa Anata articolarono parole mute cercando di
formulare una domanda, e quando finalmente ci riuscirono la sua voce era spezzata dallemozione.
Pensi che labbiano uccisa per... pensi che fosse questo ci che cercavano?
Gabriel scosse la testa. Se avessero voluto il diario, il poliziotto lo avrebbe preso. A me ha
dato limpressione di unoperazione di pulizia, una mossa coordinata per mettere a tacere chiunque
fosse stato dentro la Cittadella. Qualunque cosa ci sia scritta l dentro, dubito che loro ne siano a
conoscenza.
Lhai letto?
Lui scosse di nuovo la testa. Sono venuto direttamente qui. Non sapevo dove altro andare, mi
scuso se sono stato... inopportuno. Non voglio crearle fastidi, se preferisce che io me ne vada non ha
che da dirlo.
La donna lo guard indignata, attraverso gli occhiali da lettura a mezzaluna. La familiarit e
lonest di quello sguardo lo fecero in qualche modo sentire meglio. Lei sciolse la fettuccia di pelle e
apr la copertina del diario, inclinandolo verso la candela perch entrambi potessero vedere che cosa
cera scritto.
La dottoressa Anata aveva passato la vita a svelare e analizzare i miti della Cittadella: aveva
pubblicato sullargomento pi libri di chiunque altro, e conosceva tutte le leggende e le tradizioni che
vi erano connesse; perci, quando arriv alle pagine centrali e vide i simboli che formavano un Tau
rovesciato rimase senza fiato. Gabriel riconobbe la scrittura annerita dal calore, ricordando i giochi che
faceva da bambino con la madre, che scriveva messaggi segreti perch lui li scoprisse. Scacci quel
pensiero e si concentr sul testo, traducendo mentalmente la lingua dei Mala, che lei gli aveva
insegnato.
Che cosa significa? domand Gabriel.
 un mito... o cos ho sempre creduto.  chiamato la Profezia dello Specchio, fa parte della
perduta sapienza dei Mala, la parola di Dio memorizzata e tramandata in segreto da coloro che
cercavano di preservare la verit. Allung la mano e con il dito percorse i simboli, seguendo la
sagoma rovesciata della T.  compagna della profezia che ha condotto te e Liv dentro la Cittadella,
ma se quella era lequivalente del primo Libro della Genesi, e riportava la verit sul principio di tutte le
cose, la Profezia dello Specchio  la nostra versione del Libro della Rivelazione, e parla della loro fine.
Gli antichi credevano che fosse stata dettata dagli di stessi, e registrata nella prima forma di
linguaggio umano come monito per il futuro. Questo simbolo, girato sottosopra, descrive il percorso
che dobbiamo fare e la scelta davanti a cui ci troveremo quando arriveremo alla fine. Pass il dito
lungo lasse centrale della T. Vedi, le parole descrivono la serie di eventi che  gi iniziata:
La Chiave rivela il Sacramento
Il Sacramento diventa la Chiave
E la Terra intera tremer
Si volt e lo fiss con quei suoi occhi ingigantiti dalle lenti. Il terremoto lo dimostra: Liv deve
aver liberato il Sacramento.
Gabriel scosse la testa, ricordando ci che aveva visto in cima alla Montagna. Non saprei, la
cappella sembrava vuota.
La dottoressa Anata esit a quelle parole. Per tutta la vita aveva inseguito la leggenda del
Sacramento, conosceva tutte le ipotesi su che cosa potesse essere e lei stessa aveva formulato molte
teorie. Non aveva neanche mai sperato di poter un giorno parlare con qualcuno che era stato davvero
nella Cittadella, e solo il lutto di Gabriel la trattenne dal bombardarlo di domande che bramava dalla
voglia di fare.
Dimmi che coshai visto, gli chiese, cedendo infine alla curiosit.
Gabriel aggrott la fronte. La Cittadella  pi piccola di quanto immaginassi. Un sacco di
gallerie strette, come dentro una miniera. La cappella del Sacramento  su in cima, in fondo a una lunga
rampa di scale di pietra, chiusa a chiave. Alle pareti ci sono tantissime armi da taglio, il Tau  in fondo,
dove c laltare.
La dottoressa si chin verso di lui. E che cos il Tau?
...  una bara a forma di croce, alta forse un metro e mezzo. Quando sono arrivato, Liv era
gi in difficolt, ho creduto che fosse morta. La parte frontale del Tau era aperta, e linterno era cavo e
pieno di aculei come una Vergine di Norimberga.
E dentro non cera niente?
Niente.
Miriam Anata annu. Allora Liv ha liberato il Sacramento. Tu devi essere arrivato dopo.
Questo significa che la Profezia dello Specchio si sta avverando. Quando  stata lultima volta che qui
c stato un terremoto?
Non lo so. Ventanni fa, forse di pi. Potrebbe essere solo una coincidenza.
Non credo alle coincidenze, non dopo tutto quello che  successo. Credo nel fato e nel destino.
Pensa alla prima profezia: tutto ci che preannunciava si  avverato, riga per riga. Fece scorrere il dito
sulla nuova profezia fino al punto in cui la linea della T si suddivideva. E lo stesso sar per questa.
Siamo gi sulla via che conduce al bivio, alla scelta: una strada porta alla luce, laltra alle tenebre.
Gabriel lesse le ultime righe, colpito dal loro linguaggio apocalittico:
...la Terra si frantumer...
...una piaga si diffonder...
...la fine dei giorni...
Come possiamo fermarla?
Non possiamo. Tutto ci che potremo fare, quando verr il momento, sar scegliere la via
giusta. Indic la parte centrale.  spiegato proprio qui.
Gabriel lesse le parole, ignorando le parti pi esoteriche e isolando ci che riusciva a
comprendere.
La Chiave deve seguire la Mappa Celeste fino a Casa
E l spegnere il fuoco del drago entro un ciclo lunare
Che cos la Mappa Celeste?
Un altro mito. Nellantichit, quando il mondo era giovane e in continuo mutamento, si
riteneva che i primi santuomini avessero ricevuto il dono del linguaggio per tenere traccia di certe
verit sacre. Una delle cose che annotarono fu la collocazione del loro luogo pi sacro e proibito, ma
poich la terra era ancora mutevole e in assestamento, si servirono delle immutabili stelle come guida, e
crearono lImago Astrum, o Mappa Celeste. Il luogo che identificava era quello in cui era scoccata la
scintilla divina, la casa originaria di tutti noi, il giardino dellEden. Dato che la Mappa Celeste ne
rivelava la collocazione, divenne il manufatto pi ricercato del mondo antico. Possederlo era
considerato non soltanto il segno del mandato divino di un re a governare gli altri uomini, ma anche
fonte di grande fortuna. Alcuni dei governanti che hanno posseduto per certo la mappa erano re
Salomone, re Creso di Lidia e Alessandro Magno: tutti regnanti leggendari, famosi per limmenso
potere e le enormi ricchezze. A titolo di tributo per la divina fortuna che la mappa portava loro,
ciascuno destin una parte delle proprie ricchezze al sacro luogo, convinto di compiacere la potente
entit a cui era debitore e al contempo che un luogo tanto sacro e dannato avrebbe protetto i loro tesori
da chi avesse cercato di sottrarli. Certo  che di gran parte delle ricchezze di questi sovrani non si seppe
pi nulla dopo la loro morte; e se quel luogo esistesse, e se fosse ancora possibile trovarlo, sarebbe il
pi grande deposito di antichi tesori della storia. Oro, gioielli... Inestimabile.
Che ne  stato della mappa?
Questa  la domanda che si  posto ogni imperatore, studioso, o cacciatore di tesori, nel corso
degli ultimi duemilacinquecento anni. In realt non lo sa nessuno. Lultima volta che  stata avvistata
fu nel quarto secolo a.C., quando  morto Alessandro Magno. Il suo regno venne diviso e la Mappa
Celeste and perduta. Alcuni ritengono che sia stata trafugata e portata in Persia, altri che sia stata
nascosta e sia poi finita da qualche parte nella grande biblioteca di Alessandria, edificata in Egitto in
onore del re defunto. Gli antichi Romani certamente lo pensavano: Giulio Cesare diede fuoco alla
biblioteca mentre cercava la Mappa Celeste, ma non la trov mai. C anche unimportante scuola di
pensiero secondo la quale la Mappa Celeste sarebbe il Sacramento, ma questo testo afferma
chiaramente che sono due cose distinte, due cose separate che un giorno dovranno essere riunite,
secondo la profezia. Mi domando come Oscar ci sia arrivato.
Volt pagina e trov la risposta. Anche Gabriel la lesse, e la sua antica rabbia divamp.
Ecco che cosabbiamo trovato. Ecco perch siamo stati uccisi.
Si resero conto che doveva esserci dellaltro. Gabriel avvicin la candela e tenne la pagina
bianca sopra la fiammella, spostandola fin quando cominci ad apparire un disegno: un tentacolare
intrico di gallerie e di caverne che occupava due pagine del diario.
Voleva sapere com linterno della Cittadella, disse lui. Be, eccole la risposta.
Persino in quel disegno rozzo, le dimensioni e la complessit incutevano soggezione. La mappa
era stata tracciata in sezioni trasversali, che riproducevano i diversi livelli allinterno della Montagna,
via via pi piccoli salendo verso lalto. Nel pi piccolo, Gabriel vide la sagoma di una porta e la scritta
SCALA PROIBITA PER LA CAPPELLA DEL SACRAMENTO. Lui aveva varcato proprio quella
porta e salito quella scala. Se ne serv come punto di riferimento e cominci a ripercorrere a ritroso le
gallerie da cui era passato, la porta che dava nel giardino segreto, e le scale e i corridoi sconosciuti che
scendevano fino alla sezione pi bassa della mappa; dove, nascosta in una caverna lontana, era
disegnata una croce con delle ossa incrociate accanto, come nella versione fanciullesca di una mappa
del tesoro.
L, disse Gabriel, l  nascosta la Mappa Celeste.
E guardi questo. La dottoressa indic il simbolo disegnato accanto: XIV, in numeri romani.
Gabriel si rese conto con rassegnata stanchezza di ci che doveva fare. Poco meno di due
settimane dopo essere miracolosamente riuscito a fuggire, doveva introdursi di nuovo nella Cittadella
per cercare di recuperare ci che Oscar vi aveva nascosto.
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CAPITOLO 46.
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LA caverna dei tributi aveva gi attirato una discreta folla di gente quando vi giunsero
Athanasius e fratello Axel. I monaci erano radunati in capannelli nervosi, oppure occupati a sgombrare
cumuli di riso e scatolette di cibo caduti dagli scaffali a causa del terremoto e ad allontanarli dal centro
della stanza, dove cera il grande perno di legno che faceva funzionare largano.
Rimandala su! ordin Axel, avanzando tra la folla verso i monaci dellAscensione che, nelle
loro tonache marroni, spingevano faticosamente sugli aspi del perno. Che cosa pensavate di fare,
calare la piattaforma perch la campana ha suonato? Vi sembra il momento adatto per ricevere tributi?
Si rivolse ad Athanasius. Lo vedi che cosa succede quando si ignora la tradizione? Tutto comincia a
sgretolarsi.
Uno dei monaci in tonaca marrone inser il freno con un calcio e disse ad Axel: Pensavamo
che qualcuno ci volesse mandare notizie o aiuti dopo il terremoto.
E come sapete che si  trattato di un terremoto? Qualcuno lo ha forse confermato? E se il
tremore che abbiamo sentito fosse stato causato da una bomba, per indurci di nuovo a uscire fuori?
Axel and a grandi passi verso la parete e indic il piccolo schermo televisivo che di solito trasmetteva
limmagine di ci che accadeva pi sotto. Era ancora spento, per via della parziale mancanza di
corrente. Non potete vedere chi ha suonato la campana, eppure siete pronti a mandargli gi la
piattaforma. Potreste far salire qui qualunque cosa.
Athanasius si fece avanti. Io credo si possa tranquillamente ritenere che quanto tutti abbiamo
avvertito fosse un terremoto. Indic una delle feritoie ricavate nella parete rocciosa della Montagna.
Puoi vederlo da te: la citt  quasi completamente al buio, la corrente devessere mancata anche l. Se
fosse stata una bomba diretta esclusivamente a noi, dubito che avrebbe interessato tutta la citt. E le
scosse che abbiamo sentito erano prolungate, non brevi e secche come unesplosione. Sappiamo bene
che effetto fa unesplosione.
Axel guard nella notte scura, l dove di solito brillavano le luci della citt. Solo poche chiazze
illuminate mostravano che laggi esisteva qualcosa. Torn a voltarsi verso la folla, saettando lo
sguardo dalluno allaltro e prendendo mentalmente nota dei nomi. Molto bene, disse, allora fate
scendere la piattaforma, ma prima che risalga, questa stanza devessere vuota, a eccezione del
personale strettamente necessario. E non iniziate finch non avr messo delle guardie. Terremoto o no,
non voglio correre rischi.
I monaci si misero in posizione e rilasciarono il freno. Con lo scricchiolio di un veliero la
piattaforma di legno si assest sulle funi tese e lentamente prese a scendere sparendo alla vista.
La Cittadella aveva subito molte modifiche e migliorie nel corso del tempo, ma i meccanismi e
il funzionamento della piattaforma dellAscensione erano rimasti quasi inalterati. Decine di migliaia di
anni prima, quando gli uomini delle trib arrivavano da ogni dove per lasciare tributi ai santuomini
della Montagna, era cos che venivano ricevuti. Offerte di cibo e altri beni venivano appoggiati sulla
piattaforma di legno e issati a mano in quella che aveva preso il nome di caverna dei tributi.
Inoltre era cos che la Montagna si arricchiva di sangue fresco. I novizi venivano fatti salire uno
per volta con una cerimonia detta dellAscensione, che aveva luogo nei solstizi destate e dinverno.
Latto attraverso il quale un uomo veniva sollevato dagli sforzi dei monaci allinterno della Montagna
era deliberatamente simbolico, e per questa ragione il sistema non era mai stato modernizzato. In certe
giornate, quando le nuvole basse nascondevano la parte superiore della Montagna, il novizio che
ascendeva vi scompariva, letteralmente, come fosse andato dritto in Paradiso. Era una rappresentazione
spettacolare di teatro sacro, che ancora attirava grandi folle ogni volta che veniva messa in scena. Il
rituale era tanto famoso che la gente si radunava persino per assistere alla consegna settimanale di
provviste, scattando avidamente fotografie dei sacchi di farina e delle casse di polli vivi che venivano
inghiottiti dalla Montagna tramite la piattaforma di legno scricchiolante.
Pochi, tuttavia, avrebbero assistito allevento quel giorno. La citt vecchia era deserta, e la
caverna dei tributi si era svuotata rapidamente per ordine di fratello Axel. Le uniche persone rimaste
erano i capi delle congreghe, due monaci dellAscensione impegnati allargano, e cinque guardie in
tonaca rossa che erano emerse dal buio, e ora stavano sul bordo della piattaforma di carico, le mani
infilate nelle ampie maniche dellabito, dove tenevano le armi.
Un pezzo di stoffa bianca apparve sulla fune e si srotol con essa dal perno, segnalando che la
piattaforma stava per arrivare a terra.
Piano, ordin uno dei monaci, rallentando la rotazione perch la corda scendesse ancora pi
gradualmente fin quando il segno si fosse allineato con la tacca incisa nel soffitto.
Cento metri pi in basso, la piattaforma atterr sulla superficie liscia della pietra delle offerte.
Uno dei monaci in tonaca marrone tir la leva del nottolino per bloccare il meccanismo, poi si
appoggi al grosso perno e osserv la campana della chiamata fermarsi con un ultimo dondolio.
Il silenzio nella caverna era profondo, dopo tanto solenne clangore. Nessuno parlava, nessuno si
muoveva, tutti gli occhi erano fissi sulle funi che scomparivano nelloscurit e che ondeggiarono
leggermente quando qualcosa venne caricato. Poi si ud un unico, forte suono metallico, il segnale che
qualunque cosa ci fosse laggi era al suo posto e pronta a salire. I monaci in tonaca marrone si rimisero
al lavoro, sbloccarono il freno e iniziarono a sollevare la piattaforma su per il fianco della Montagna.
Non  molto pesante, disse uno di loro, manovrando largano con un ritmo regolare ed esperto. Sar
qui tra un paio di minuti.
Tiratela su e basta, lentamente e senza strattoni, replic Axel, gli occhi fissi sul rettangolo di
notte nel pavimento della caverna. Si avvicin di pi al bordo, e istintivamente infil le mani dentro le
maniche.
Athanasius osserv Axel, cogliendo loccasione per valutare luomo che di recente lo aveva
sfidato e sicuramente lo avrebbe fatto ancora nelle imminenti elezioni. Era una presenza autorevole, su
questo non cera dubbio. Otto anni da capitano delle guardie gli avevano insegnato a dare ordini con
estrema sicurezza e convinzione. Una qualit apprezzata dai molti che, nella Montagna, erano abituati a
un comando forte. Ma cera un punto debole nella sua corazza.
Storicamente, le elezioni nella Cittadella si erano sempre tenute per assegnare un posto vacante,
quello dellabate. Quando il Prelato moriva, labate diventava automaticamente reggente del monastero
finch veniva confermato. La conferma era sempre stata una formalit, ben di rado teatro di sfide e
certamente di nessuna sfida vinta. Questa volta, per, sarebbe stato diverso: non cera una successione
automatica, sia il Prelato sia labate erano morti e tutti i loro eredi naturali, i Sancti, non cerano pi.
Questa volta gli uomini della Montagna non avrebbero votato solo un nuovo abate, ma anche un nuovo
Prelato, e il futuro della Cittadella sarebbe stato deciso tra queste due figure. Per questo motivo
Athanasius si era reso conto che, come nella corsa alla presidenza americana, il successo dipendeva
dalle attrattive combinate di entrambi i candidati, non dallinfluenza e dalla reputazione di uno solo. E
Axel non aveva alleati naturali: era arrivato alla posizione attuale per ambizione e risolutezza, forse era
rispettato ma non amato. Perci se lui si fosse candidato come abate, chi sarebbe stato il suo Prelato? E
se si fosse candidato come Prelato, chi avrebbe avuto alle sue dirette dipendenze? Forse poteva riuscire
a convincere una delle guardie a fargli da spalla alle elezioni, ma tutti avrebbero capito che si trattava
solo di un candidato fantoccio, il cui unico scopo era assicurargli la posizione a cui ambiva da tanto. E
se Axel fosse stato eletto, Athanasius sapeva che avrebbe reinsediato i Sancti in nome della tradizione,
chiuso la porta a ogni riforma e riportato tutto esattamente comera prima. In fin dei conti era un
soldato: ordini rigorosi e routine erano ci in cui confidava e che comprendeva, e le vecchie abitudini
gli calzavano a pennello.
Naturalmente cerano altre persone nella Cittadella che si sarebbero candidate per farsi
eleggere. Padre Malachi, per esempio, che era molto rispettato ed era sicuramente un candidato
credibile, ma Athanasius era sicuro di riuscire a stabilire con lui una qualche sorta di alleanza. Come
segretario particolare del precedente abate, conosceva i meccanismi della Cittadella meglio della
maggior parte dei monaci, e sarebbe stato quindi un utile alleato.
Ma Axel era un caso diverso. Il modo migliore di affrontarlo era lasciarlo isolato, e sperare che
la sua fedelt alla vecchia gerarchia gli alienasse la vasta fazione dei moderati. I Sancti non cerano pi,
ed erano molti quelli che non piangevano la loro morte e avrebbero gradito ancora meno il loro ritorno.
Quelle erano le persone a cui Athanasius si sarebbe rivolto, erano la chiave del futuro della Cittadella.
Piano!
Athanasius alz gli occhi proprio quando il secondo indicatore emerse dalloscurit, segnalando
che la piattaforma dellAscensione era vicina allarrivo. Axel smise di passeggiare nervosamente e si
avvicin per sbirciare oltre il bordo del varco, tirando fuori la pistola. Poi ebbe un singulto strozzato, si
allontan e punt larma verso loscurit. Le guardie fecero altrettanto proprio mentre le funi salivano
per lultimo tratto portando la piattaforma a livello del pavimento.
In piedi al centro cera un uomo in abito da prete. Gli occhi rossi fissavano tutti loro da quel
viso dalla pelle annerita, le labbra piegate nella parodia di un sorriso, lespressione gelida. Che
accoglienza per un vecchio amico, disse, con una voce arrochita ma familiare. Sono cambiato cos
tanto?
Fu per la voce melensa e laccento slavo che Athanasius cap chi avevano davanti: fratello
Dragan, il pi giovane dei Sancti, tornato dal regno dei morti e nuovamente asceso alla Montagna, gli
occhi iniettati di sangue intenti a scrutare i volti degli uomini l riuniti come la Morte in cerca del pi
debole da colpire.
Portatemi i miei vestiti, ordin. Una guardia si affrett a ubbidire, inciampando per la fretta.
E andate a dire allabate che sono tornato.
Axel si schiar la voce. Temo non sar possibile. Purtroppo il fratello abate  mancato.
Dragan avanz rigido e scese dalla piattaforma sul solido pavimento di roccia della caverna dei
tributi. Allora andate a dirlo al Prelato.
Nemmeno questo sar possibile. Mi duole dire che anche lui non  pi tra noi.
Allora chi  il monaco pi alto in carica rimasto?
Axel si volt a guardare i capi delle congreghe, raccolti intorno al perno al centro della stanza.
Stiamo amministrando le cose in democrazia finch le elezioni ci daranno nuovi capi. Poi, tornando
a rivolgersi a Dragan: Ma ora che Dio ha ritenuto di farci la grazia del tuo ritorno, sei tu il monaco pi
alto in carica della Cittadella.
Dragan annu, e le sue labbra si piegarono in un altro orribile sorriso. In tal caso,
accompagnatemi alle stanze del Prelato e diffondete la notizia in tutta la Montagna che, per grazia di
Dio, un Sanctus  ritornato.
E con ci pass davanti a tutti, inoltrandosi nelloscurit della Montagna, e portando via con s i
sogni di riforma di Athanasius.
...
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...
Fine Parte 1.